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Personaggi

A fianco degli imprenditori per crescere insieme

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Intervista a Luigi Martino, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Milano che spiega l’evoluzione di una professione che accoglie in tutta Italia oltre 60mila operatori e che punta su formazione, competenza e snellimento burocratico per accrescere il proprio contributo al mondo economico

Solo a Milano sono oltre 4mila, in tutta Italia oltre 60mila. L’esercito dei dottori commercialisti cresce e, insieme ad esso, aumentano competenze e mansioni. Il commercialista infatti, nel corso degli ultimi anni, sta passando dall’essere esclusivamente esperto contabile e fiscale a figura specializzata in grado di guidare e consigliare imprenditori e aziende verso l’internazionalizzazione e scelte decisive. Alla base però, come afferma il presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Milano, è necessaria una formazione continua e un alleggerimento burocratico.

I commercialisti stanno sempre più diventando figure importanti nell’affiancamento dell’imprenditore nelle decisioni finanziarie, nella gestione dell’impresa e nella prevenzione della crisi. C’è bisogno quindi di competenze e formazione. Come si sta affrontando questa crescita? Quali sono le lacune da colmare?
I commercialisti ormai da più di 30 anni sono riconosciuti quali consiglieri dell’imprenditore sia per quanto attiene la fase fisiologica (nascita, crescita e sviluppo dell’impresa) sia per la fase patologica (cessazione, liquidazione, crisi). Il mondo economico però si evolve sempre più in fretta e le leggi, soprattutto in Italia, non danno tregua. È per questo motivo che i dottori commercialisti sono stati i primi che hanno previsto l’obbligo della formazione continua; il nostro esempio lo stanno solo oggi seguendo alcune altre professioni. Ogni commercialista deve certifi care di avere seguito corsi di formazione per almeno trenta ore in un anno. Non è evidentemente esaustivo dell’intero aggiornamento ma se si aggiunge il fatto che ogni giorno si leggono giornali e riviste e nell’attività quotidiana si studia molto per risolvere i problemi dei clienti, è un impegno complessivo davvero molto importante che si richiede al professionista. L’Ordine dei Commercialisti di Milano ormai da tre anni ha varato la Scuola di Alta Formazione al fi ne di rendere centrale la professione nello sviluppo della cultura della tecnica e dell’esperienza. Alla scuola partecipano sia le università milanesi di economia: Bicocca, Bocconi, Cattolica, sia gli esponenti del mondo del lavoro e di altre realtà di alta formazione quali la Magistratura, l’Agenzia delle Entrate, l’Assolombarda, la Guardia di Finanza. Questo percorso ci ha consentito di svolgere una formazione tripartita in cui i docenti sono non solo altri commercialisti che apportano le loro esperienze, ma anche gli accademici e i rappresentanti del mondo del lavoro e delle controparti con cui normalmente ci si relaziona nell’attività quotidiana. La Scuola ha attualmente tre corsi biennali di formazione all’accesso per i giovani, tenuti presso le tre università milanesi ed eroga circa 1.500 ore annue di formazione continua per gli iscritti.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontra un giovane che inizia la professione?
In primo luogo c’è una forbice ancora molto aperta fra formazione scolastica e universitaria ed effettive esigenze del mondo del lavoro che richiede conoscenze tecniche composite ed articolate. Tale problema peraltro non viene risolto dal triennio di tirocinio che, da una parte, è un periodo troppo lungo e dall’altra comporta che il giovane, impegnato per tanti anni nella preparazione dell’attività lavorativa, perda le conoscenze teoriche poi richieste in sede d’esame, dove sono presenti commissari estranei alla professione. Peraltro non sempre il giovane trova uno studio dove inserirsi. Il giovane professionista, una volta abilitato, non sempre ha la possibilità di organizzare uno studio proprio, considerati i costi elevati, per cui deve avere l’occasione di inserirsi in uno studio già organizzato. Tale scelta peraltro è vincente in quanto consente di far crescere gli studi esistenti portandoli il più possibile alle dimensioni richieste dalla sempre più forte esigenza di specializzazione.

Quali sono i maggiori problemi con cui si deve confrontare uno studio professionale?
Innanzitutto l’aumento dei costi di gestione degli studi non solo a causa di questo periodo congiunturale, ma soprattutto per effetto delle sempre maggiori richieste di adempimenti che lo Stato scarica sui commercialisti. Il caos legislativo aggrava la situazione perché comporta, oltre all’incertezza del diritto, continue modifiche ai software e all’organizzazione dello studio. Non sempre questi costi si possono traslare sul cliente. Altro problema non trascurabile: poter rispondere all’esigenza di internazionalizzazione delle imprese. È necessario creare collegamenti sempre più stretti con professionisti di altri paesi, cosa non sempre facile e comunque molto costosa.

A pochi mesi dall’avvio dell’Albo Unico, qual è la situazione oggi? Quali i punti deboli?
È la prima volta in Italia che due professioni con curricula formativi diversi si uniscono in un unico Albo. È quindi una storia tutta da scrivere, ma che al di là di alcune perplessità preliminari oggi si sta affrontando con grande consapevolezza da entrambe le parti. La scommessa da vincere è quella di omogeneizzare nel più breve tempo possibile le due componenti. Non è facile perché sono due modi di affrontare i problemi professionali e organizzativi diversi per abitudine e tradizione. L’esperienza di Milano però è molto positiva e fa ben sperare. I consiglieri dell’Ordine si confrontano con mente sgombra da pregiudizi e producono ”il meglio” di entrambe le professioni per crescere in modo univoco e per far sì che l’Ordine interpreti in maniera sempre più puntuale le esigenze sia del cittadino sia dei propri iscritti.

Gli studi di settore hanno segnato un primo recupero con le dichiarazioni del 2006, dovuto probabilmente alla prima stretta sui criteri di accertamenti disposta con il decreto legge Visco-Bersani: c’è stato un aumento dei ricavi medi dichiarati di circa 6.000 euro e dei redditi medi di circa 1.000 euro. Il vero banco di prova saranno le analisi delle dichiarazioni del 2007. Cosa ne pensa della lotta all’evasione vissuta l’anno scorso?
Francamente se c’è stata lotta all’evasione non ce ne siamo accorti. Eppure ce ne sarebbe tanto bisogno, ma forse fare la vera lotta all’evasione è da una parte faticoso e dall’altra impopolare. Ecco che si cercano le scorciatoie che possono essere anche un buon surrogato ma devono essere corrette. Non è così per numerosi studi di settore che sono basati su calcoli astratti e cervellotici. Tali errori se nel breve fanno emergere materia imponibile, nel medio termine possono comportare il rischio di un’ulteriore fuga verso il sommerso.

Uno dei grandi mali dell’Italia è in primis la troppa burocrazia; i commercialisti ne sanno qualcosa. Secondo lei, quali sono le procedure che andrebbero snellite agevolando così il vostro lavoro e quello degli imprenditori?
Tutti gli adempimenti imposti al cittadino in Italia sono troppo farraginosi e improntati più alla forma che alla sostanza. Le norme che li impongono vanno riscritte, ma a nulla serve se poi vengono interpretate malamente dall’impianto burocratico. È necessario che la pubblica amministrazione faccia un salto culturale che la porti sempre di più al servizio del cittadino, chiudendo quella forbice aperta fra pubblico e privato che ci ha fatto raggiungere le ultime posizioni nella classifica degli Stati più agili ed evoluti.

A suo avviso, quali caratteristiche deve avere un’impresa oggi per sopravvivere alla globalizzazione, all’aumento dei costi e alle difficoltà presenti sul mercato?
È assolutamente necessaria un’organizzazione molto efficiente ed efficace non disgiunta da una sensibilità spiccata ai problemi della corretta governance soprattutto per quanto attiene a sicurezza, ambiente e lealtà sociale.

L’Ordine
L’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano raccoglie più di 4200 iscritti e ha competenza nel territorio della giurisdizione del Tribunale di Milano e in quello della giurisdizione di Lodi. È retta da un Consiglio composto da 15 membri eletti dagli iscritti. Una delle missioni più importanti dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano è la formazione dei propri iscritti; è stato infatti il primo Ordine in Italia a varare un programma organico di formazione continua, gestito dalla Fondazione, secondo le norme approvate dal Consiglio Nazionale. L’Ordine di Milano ha istituito inoltre una “Scuola di Formazione” – di concerto con le Università milanesi – per i neolaureati che devono sostenere l’esame di abilitazione all’esercizio della professione di dottore commercialista. 

 

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