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Arte

Canova alla corte degli Zar

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Dall’Ermitage di Pietroburgo al Palazzo Reale di Milano: le tappe di un’avventura collezionistica che rende omaggio al più importante scultore neoclassico italiano  

Dall’Ermitage di Pietroburgo al Palazzo Reale di Milano per ricostruire le tappe di un’affascinante avventura collezionistica e rendere omaggio al più importante scultore neoclassico italiano, Antonio Canova. Il titolo dell’importante trasferta artistica, in mostra fi no al 2 giugno 2008, è “Canova alla corte degli zar. Capolavori dall’Ermitage di San Pietroburgo”, organizzata dal Comune di Milano e dal 24 Ore Motta Cultura.

La mostra raccoglie trentaquattro sculture, tra cui sette splendidi capolavori di Antonio Canova come “Le Tre Grazie”, la “Danzatrice”, “l’Amorino alato” e la “Maddalena penitente”. Altri inediti raccolti sono: “Le Ore Danzanti” di Finelli, la “Flora” e la “Psiche svenuta” di Tenerani, “l’Amore che abbevera le colombe” di Bienaimé, la “Ninfa dello scorpione” e “La Fiducia in Dio” di Bartolini, il “Bacchino malato” di Dupré – che viene per la prima volta confrontato con il famoso “Bacchino” di Bartolini. L’allestimento della mostra si svolge nelle sale monumentali di Palazzo Reale, alcune ricche di decorazioni neoclassiche (con arazzi, i famosi cartoni di Appiani, stucchi, grottesche, specchi) e altre ricostruite negli ultimi anni. L’esposizione, prodotta in collaborazione con Edison, si propone di evocare, attraverso una serie di grandi opere, molte delle quali ritornate per la prima volta nella loro terra d’origine, le vicende della scultura in Italia, in particolare a Roma, dopo la svolta determinata dall’affermazione di Canova che per decenni venne considerato il maggior artista del mondo occidentale. Curata da Sergej Androsov, direttore del dipartimento Rinascimentale dell’Ermitage, e dallo storico dell’arte Fernando Mazzocca, la mostra evoca l’atmosfera dell’Ermitage e delle grandi raccolte dell’epoca, anche grazie ai monumentali vasi in pietre rare eseguiti per gli zar nelle prestigiose manifatture di Petergof, Ekaterinburg e Kolyvan. L’esposizione rappresenta l’occasione per scoprire il gusto degli zar, in particolare quello di Nicola I, il più legato all’Italia come dimostra il viaggio intrapreso nel 1845 tra Roma, Firenze, Venezia e Bologna, dove acquistò e ordinò opere importanti, privilegiando appunto la scultura. In precedenza era stato il fratello Alessandro a portare a San Pietroburgo le prime importanti opere di Canova: riuscì nel settembre del 1815 ad acquistare, seguendo l’illustre tradizione di famiglia, trentotto dipinti, tra cui le sculture “Amore e Psiche stanti”, “Ebe”, la “Danzatrice con le mani sui fianchi” e il “Paride”. La scultura italiana occupa nella storia dell’Ermitage un posto importante. Pietro il Grande e i suoi sodali abbellirono con sculture di artisti italiani la nuova capitale – San Pietroburgo – da tutti loro definita un “Paradiso” e vissuta come tale. Si deve ad Alessandro I, il vincitore di Napoleone, l’arrivo in Russia di alcune statue del sommo Canova, provenienti dalla collezione dell’ex imperatrice di Francia Joséphine de Beauharnais. Successivamente altre opere dello scultore giunsero a Pietroburgo, ancora una volta per il tramite della famiglia Beauharnais; tra di esse l’étoile della mostra, Le Grazie. Sono presenti all’Ermitage anche opere di artisti italiani a noi più vicini nel tempo, come Giacomo Manzù, Emilio Greco, Francesco Messina, Venanzo Crocetti. La scultura italiana del periodo neoclassico presente all’Ermitage rappresenta una testimonianza dell’Italia ottocentesca e della Russia di quell’epoca, che, relativamente all’arte e alla politica, orientava i propri gusti sui canoni del classicismo e del neoclassicismo. Accompagna la mostra il catalogo di Federico Motta Editore curato da Sergej Androsov e Fernando Mazzocca con le splendide fotografi e di Aurelio Amendola.

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