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Intervista a Pasquale Pistorio, vicepresidente di Confindustria per l’Innovazione e la Ricerca che parla del programma “IxI”e racconta la sua filosofia per fare impresa pensando al futuro

È uno dei manager più noti al mondo, un imprenditore di successo che da circa quattro anni, nella sua veste di vicepresidente di Confindustria con delega per l’innovazione e la ricerca, sta tenacemente cercando di “traghettare” il mondo delle imprese italiane verso lidi migliori, puntando sulla loro innovazione e aumentando così le possibilità di competere sul mercato globale. Un progetto che, pur tra le mille difficoltà da affrontare e gli ostacoli da superare, sta raggiungendo risultati concreti. Eppure, nonostante tutte le “medaglie” di cui può fregiarsi e gli innumerevoli traguardi raggiunti, Pasquale Pistorio non pare essere un uomo appagato. Anzi, negli occhi di questo gentiluomo siciliano, classe 1936, brilla ancora la scintilla della curiosità, il guizzo di chi non può e non vuole fermarsi, se non per riprendere fiato e trovare nuove energie. Le energie necessarie a ripartire e vincere ulteriori sfide, magari quelle che tutti, prima di lui, avevano giudicato impossibili. Tra queste sfide, al primo posto c’è l’innovazione del sistema industriale, per fare dell’Italia un grande paese moderno.

Innovazione è un termine che va molto di moda: tutti ne parlano da anni, ma l’impressione è che, alla fine, la traduzione delle parole in atti concreti sia un’operazione assai difficile. Ingegner Pistorio secondo lei, fare innovazione nel nostro Paese è davvero un’impresa così impossibile?
No. Portare avanti nel Paese la sfida dell’innovazione è possibile, anche perché il nostro è un tessuto industriale dinamico e innovativo. In tal senso, quando nel 2004 sono stato chiamato dal presidente Montezemolo in Confindustria, abbiamo elaborato il programma “IxI” (Imprese per l’Innovazione). Un programma con due direttrici: una interna, verso le imprese, per diffondere in modo capillare la cultura dell’innovazione; una esterna, sul fronte politico, perché ci fosse finalmente la svolta, con adeguate scelte economiche e la disponibilità di risorse per favorire attività innovative. Da anni, infatti, l’Italia investe in ricerca e innovazione solo l’1,1% del Pil, contro una media europea del 2%, il 2,6% degli Usa e il 3% del Giappone. Una situazione insostenibile, che va al più presto cambiata. Ma per poterlo fare, la sola volontà delle imprese non basta: serve anche e soprattutto una politica economica adeguata; conta, insomma, che si muova l’intero “sistema paese”. Oggi, alla fine del mio mandato, posso guardare al futuro con ottimismo e posso affermare con soddisfazione che abbiamo raggiunto i nostri obiettivi: le imprese hanno reagito benissimo e si stanno impegnando a fondo nel processo di innovazione industriale. Inoltre, le nostre proposte sono state in parte accolte nella legge Finanziaria del 2007 e integrate con la legge Finanziaria del 2008. Naturalmente, c’è ancora molta strada da fare, ma sono fiducioso perché stiamo andando nella giusta direzione e la mia stima è che nel 2009, quando le misure adottate saranno a regime, la spesa italiana per la ricerca salirà all’1,4 per cento.

Ma basta avere maggiori risorse per raggiungere gli obiettivi desiderati?
Le risorse sono un elemento indispensabile per attuare i progetti e realizzare le idee innovative. Ma sono un elemento, che da solo non basta per raggiungere l’obiettivo. Come ho sottolineato, serve anche diffondere una cultura dell’innovazione nelle imprese e nel territorio, innescare meccanismi virtuosi. E anche su questo fronte i risultati ci sono. In questi anni siamo riusciti a contattare circa 10mila imprenditori o manager , per diffondere questa cultura . Il nostro sito “Imprese per l’Innovazione” è visitato da migliaia di contatti; abbiamo realizzato un “book” dell’innovazione utilizzato da centinaia di soggetti; abbiamo istituito un “Premio dell’Innovazione” cui hanno partecipato circa 550 aziende. E le missioni all’estero di Confindustria hanno visto la presenza di migliaia di imprenditori, che hanno avuto così l’opportunità di incontrare e confrontarsi con i colleghi stranieri. Da quando il nostro progetto è partito, ho registrato un crescente entusiasmo e una forte scossa nella cultura dell’innovazione, che darà certamente notevoli risultati.

Oltre al divario fra il nostro Paese e i paesi stranieri, esiste anche un divario tecnologico fra il Nord e il Sud dell’Italia. C’è una “questione meridionale” sul fronte dell’innovazione e della ricerca?
Il divario fra Nord e Sud esiste ed è enorme. Il Sud, rispetto al Nord, ha meno infrastrutture; una burocrazia disastrosa e una criminalità che rappresenta per le imprese una tassa impropria, alla quale Confindustria sta rispondendo oggi con coraggio eccezionale. Che fare, allora? Bisognerebbe sviluppare, per un periodo limitato, diciamo per dieci anni, dei fattori abilitanti per le imprese del Sud: una fiscalità di vantaggio e una riduzione del costo del lavoro, che colmino gli svantaggi esistenti. Con queste misure si potrebbero ottenere buoni risultati, anche perché il divario del Sud rispetto al Nord è strutturale, non è un divario di qualità, o di formazione. Anzi, la formazione al Sud è eccellente, i buoni cervelli ci sono e costano anche meno. Ma l’offerta supera la domanda.

Ingegner Pistorio, una volta vinta questa nuova sfida per l’innovazione, cosa le piacerebbe fare?
Voglio fare tre cose: rimanere associato all’industria hi-tech; mettere la mia esperienza al servizio del Paese, magari continuando a collaborare, se sarà possibile, con Confindustria e, infine, impegnarmi in una grossa impresa di tipo sociale.

In realtà lei è già impegnato nel sociale, grazie alla Pistorio Foundation, che ha creato nel 2005. Ce ne vuole parlare?
Esistono oggi nel mondo 9 milioni di persone che muoiono ogni anno di fame, di malnutrizione, o di malattie associate. Un autentico genocidio, di cui nessuno parla. È una cosa inaccettabile, soprattutto perché sono i più innocenti, cioè i bambini, coloro che muoiono, soffrono, subiscono abusi e schiavitù. Allora mi sono chiesto: sono anche io colpevole di questo pazzesco squilibrio? No, non ne sono colpevole, ma sono responsabile. Bisogna fare qualcosa e io ho deciso di aiutare i bambini, educandoli e nutrendoli. Questo è il compito della Fondazione Pistorio. Perché i bambini? Perché sono i più indifesi e perché sono i futuri cittadini del mondo. A loro direttamente viene indirizzata ogni risorsa disponibile della Fondazione, che, ci tengo a dirlo, non ha costi di struttura. Non una sola lira fra quelle disponibili va alla struttura. I viaggi sono a spese nostre e il presidente ha, per statuto, l’obbligo di versare 25mila franchi svizzeri all’anno per i costi di gestione. È una cosa di cui vado molto fiero! Abbiamo in atto progetti in tutto il mondo: Burkina Faso, Tibet, Cambogia. Per l’attuazione di questi progetti ci appoggiamo a organismi locali e internazionali e verifichiamo che le risorse siano effettivamente indirizzate allo scopo voluto. In questo modo attualmente riusciamo ad assistere 500 bambini nel mondo. È una goccia nel mare, me ne rendo conto, ma per loro, che possono avere un pasto e un’istruzione dignitosa, fa la differenza. Il mio sogno? Arrivare ad assistere 10mila bambini entro il 2016.

La carriera
Pasquale Pistorio, volto bonario e baffuto ma idee chiare e volontà d’acciaio, è nato ad Agira, in provincia di Enna, nel 1936. Laureato in Ingegneria Elettrotecnica nel 1963 al Politecnico di Torino, ha iniziato la sua carriera alla Motorola, dove viene assunto nel 1967 e nel 1970 diventa direttore marketing per l’Europa. Da quel momento la sua carriera è in rapida ascesa, sino a quando, nel 1977, è nominato direttore mondiale per il marketing e l’anno dopo direttore generale dell’International Semiconductor Division e responsabile per la progettazione, produzione ed il marketing per tutte le aree al di fuori degli Usa. La svolta nel 1980, quando Pistorio rientra in Italia e accetta la sfida di diventare president & chief executive officier del Gruppo SGS, l’unica società italiana di microelettrica , che il manager porta all’integrazione con il colosso francese dei semiconduttori Thomson, dando così origine alla SGS-Thomson Microelectronic (più nota come STMicroelectronics), azienda che sotto la sua presidenza scala la classifica mondiale delle società di semiconduttori. Nel 2005 Pistorio lascia la guida della società e viene nominato presidente onorario. Dal 17 aprile 2007 al 3 dicembre 2007 è presidente di Telecom Italia Attualmente è Vicepresidente di Confindustria, con delega all’Innovazione e alla Ricerca e Project Manager “efficienza energetica”. È Commendatore al Merito della Repubblica Italiana, Chevalier de l’Ordre National du Morite del Presidente della Repubblica Francese, Cavaliere del Lavoro della Repubblica Italiana, Chevalier de la Legion d’Honneur della Repubblica Francese. Fa parte del Conseil Strategique pour l’attractivitè du pays aupres du Premier Ministre francais; dell’Internal Advisory Council del Governo di Singapore; dell’International Business Council del World Economic Forum; del Conseil Stratègique des Technologies de l’Information francese. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui lauree honoris causa dalle Università di Genova, Malta, Pavia, Catania, Palermo e del Sannio. Nell’Aprile 2005 fonda la Pistorio Foundation. La Fondazione è un’organizzazione senza scopo di lucro basata in Ginevra, Svizzera, con lo scopo di fornire assistenza nel campo della salute, nella nutrizione, e nell’educazione, sia attraverso l’aiuto diretto, o attraverso le donazioni o il sostegno finanziario o carità umanitarie fornendo l’assistenza ai bambini, in particolare nelle regioni meno avvantaggiate sulla terra, colpite dalle guerre, dai disastri naturali, o da gravi eventi. 

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