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Personaggi

“Intuizione, umilta’ e formazione perenne”

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Il consiglio di Daniela Guadalupi, imprenditrice di successo e Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica, ai giovani che si affacciano al mondo dell’imprenditoria. Lo stile straordinario di una Lady Economy impegnata notevolmente anche nel sociale

Determinazione, ottimismo e tanta voglia di vivere, quel pizzico di sorriso in ogni occasione e un forte attaccamento ai valori familiari. Questi sono i principali ingredienti che continuano a costellare la vita di Daniela Guadalupi, comproprietaria, insieme al marito Riccardo, dell’azienda VinService di Zanica in provincia di Bergamo e appena nominata Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, accompagnandola verso successi e conquiste importanti, sia nella vita personale che nella sua attività di imprenditrice. Daniela Guadalupi, presidente del Cda e comproprietaria della VinService di Zanica e presidente dell’Associazione Malattie Rare. Quando e come è iniziato il suo percorso imprenditoriale?
È iniziato nel 1976. Mio marito Riccardo era direttore della Cantina Sociale di Bergamo, a San Paolo d’Argon. Gli arrivò un’importante richiesta da Autogrill per un quantitativo di vino distribuito da botti a caduta. Per non perdere il cliente, mio marito si mise a studiare un sistema che consentisse l’erogazione del vino dalla botte, senza perdere la freschezza del prodotto e nello stesso tempo, unendo una tecnologia che permettesse di mantenere profumi e aromi. Dalla volontà di non perdere un cliente come Autogrill è nata l’opportunità di creare un’azienda. In quegli anni si stava diffondendo anche in Italia, la distribuzione della birra in fusti, dopo la Germania naturalmente. Abbiamo così pensato di confezionare il vino in fusti e studiare un sistema di raffreddamento che non causasse shock termici. Ai tempi avevo 29 anni, mio marito 34; qualche anno prima mi ero laureata in farmacia, mi dividevo tra il lavoro di insegnante, la farmacia e un po’ di volontariato. La mia preparazione non era codificata a quel tipo di lavoro ma ho accettato comunque la proposta di mio marito e, insieme, abbiamo aperto questa nuova attività, cosciente che avrei dovuto studiare molto per prepararmi a quell’avventura.

Si può dire che la vostra attività imprenditoriale sia nata da un’idea quindi?
Assolutamente si. È nata da un’intuizione e come base di partenza non abbiamo voluto utilizzare risorse e capitali nostri o delle nostre famiglie. L’inizio non è stato semplice perché non sempre le banche sono disposte a finanziare un’idea. Sono del parere che debbano cambiare i criteri di valutazione: in Italia esiste una discrasia tra la valutazione di un’azienda fatta su certi capitali e il valore delle idee da dove possono partire progetti importanti, come la VinService stessa. Abbiamo iniziato con credito zero. Ho combattuto molto per dare concretezza al nostro progetto. Ciascun imprenditore, ai nastri di partenza, deve sapere dimostrare la validità e la consapevolezza di ciò che si appresta a far partire; deve essere in grado di fare un business plan.

Cosa si sente di consigliare a chi sta muovendo i primi passi verso il mondo imprenditoriale?
Innanzitutto bisogna trovare le nicchie di mercato giuste. Le idee che si vogliono lanciare devono colmare delle lacune, sarebbe sbagliato farsi attirare da falsi miti e dalle mode del momento. Tutto questo va suffragato da uno studio. Bisogna avere l’umiltà di riconoscere i propri limiti e continuare sulla strada di in una formazione perenne. Io sono laureata in farmacia, ho fatto molti corsi in Confindustria e in Bocconi perché dovevo imparare come funzionava la macchina aziendale. È necessario rimettersi in gioco, ogni giorno, anche dopo anni di attività. Nella nostra realtà abbiamo già fatto il passaggio generazionale ma il nostro apporto di prima generazione resta importante e fondamentale per il bagaglio di esperienza che possiamo portare.

Il fatto di essere un’imprenditrice donna ha portato qualche complicazione o qualche ostacolo in più?
A dire il vero l’essere donna non è stato uno svantaggio perché in quegli anni ero l’unica nel settore. Nonostante non fossi una tecnica, la mia mentalità scientifica, il rigore mentale acquisito negli anni del liceo classico e soprattutto l’umiltà, mi hanno aiutata nel corso dei miei viaggi nel mondo, dai vari clienti. Le uniche complicazioni forse erano legate al fatto di essere mamma; avevo il complesso della merenda data ai fi gli. Mi spiego meglio: mia mamma non lavorava e quando studiavo mi portava sempre la merenda. Fin dagli inizi del mio lavoro in azienda, ho cominciato dal mercato estero, nonostante avessi già due figli, Vittoria di 8 e Giulio di 5 anni. Stavo lontano da casa anche un mese e mezzo, era un sacrificio necessario finalizzato alla creazione di una rete commerciale solida. Avevo molta nostalgia dei miei ragazzi e avevo paura che sentissero questa mia lontananza finché un giorno decisi di parlare loro. Con la spontaneità tipica dei bambini, mi hanno manifestato tutto il loro amore, confessando la loro felicità nel vedermi tornare a casa con il sorriso sulle labbra e soddisfatta del lavoro fatto. Quando si vuole fondare un’azienda bisogna saper rinunciare a qualcosa, l’importante è avere accanto persone, mariti e figli che ci stimano e ci amano. Al mio fianco ho sempre avuto una persona, il mio amore, che mi ha sempre stimata ed è sempre stato felice per me. Oggi i nostri figli sono due figure fondamentali per l’azienda: Vittoria, 38 anni, segue l’aspetto commerciale e finanziario mentre Giulio, 35 anni, segue la produzione e la ricerca.

Quanto conta il fattore ricerca e innovazione nella vostra azienda?
VinService è nata per la ricerca e continua a vivere seguendo la strada dell’innovazione. Siamo i primi al mondo ad avere prodotto un impianto di spillatura utilizzando il gas CO2, nel pieno rispetto del protocollo di Kyoto. Inoltre il nostro team di lavoro è composto al 70% di giovani tra i 15 e i 28 anni; siamo un nucleo molto forte, una grande famiglia.

Come vede le prospettive future del mondo dell’imprenditoria?
 Il futuro lo vedo difficile per molte aziende. L’Italia si trova in un momento particolare, in un empasse da cui tutti speriamo di uscire il prima possibile; servono meno burocrazia, una viabilità migliore e soprattutto una maggiore attenzione alle politiche familiari. Se la famiglia fosse al centro della vita politica, civile e lavorativa, tutto il mondo girerebbe in maniera più armoniosa. Perché in Francia le famiglie hanno una media di tre figli e in Italia si fatica a farne uno? Bisogna mettere l’accento sulle vere priorità della vita, fare più asili nido, micronidi e avere il supporto della propria famiglia che resta la rete di salvataggio più sicura al mondo.

Da anni ricopre l’incarico di presidente dell’Associazione Malattie Rare. Come è nata questa seconda avventura importante, soprattutto dal punto di vista umano e della solidarietà?
Nel 1992 ero presidente del Soroptimist, Club International di Bergamo. In occasione di un service natalizio organizzammo un’asta i cui proventi sarebbero andati alla Casa del Giovane e a don Battaglia per comprare sacche per la dialisi da mandare in Bolivia. Quella stessa sera, a mezzanotte, ci raggiunsero anche i professori Silvio Garattini e Giuseppe Remuzzi per ringraziarci di quanto avevamo fatto e per parlarci di Villa Camozzi a Ranica in provincia di Bergamo, invitandoci a visitarla. Nel gennaio 1993 la visitammo; mi sono innamorata dell’idea del professor Garattini di creare un centro di ricerca per le malattie rare, con 382 camere. Così mi sono mossa per aiutarlo e ho organizzato una cena a casa mia invitando i presidenti dei 28 Club di Bergamo per parlare di una serata a Villa Camozzi. L’idea era quella che ciascuno Club devolvesse l’equivalente di una cena a favore di Villa Camozzi; così è stato e grazie a quei contributi siamo riusciti ad arredare tutte le stanze di degenza. Nel 1994 è nata l’associazione: complessivamente abbiamo dato 700 borse di studio, circa 15mila euro l’anno. Oggi preferiamo erogare borse di studio uniche da 15mila euro per avere persone che restano e sono motivate nella loro attività di ricerca.

Qual è la situazione della ricerca?
Siamo il fanalino di coda. La ricerca non è finanziata dal pubblico, se non in minima parte ma abbiamo dei ricercatori magnifici. L’italiano è poeta, sognatore e ricercatore. Siamo fatti per rimboccarci le maniche ma purtroppo fa sempre più notizia chi se ne va e non chi resta, nonostante le situazioni difficili.

Qual è il messaggio che vuole trasmettere alle donne imprenditrici?
Siate felici, siate ottimiste, amatevi, fate famiglia e soprattutto credete in voi. Valorizzate quello che avete, è una cosa importante. È necessario puntare sulle potenzialità di ciascuno, su quanto appassiona e piace. Ciascuna donna deve essere in grado di guadagnare la propria indipendenza economica e non per un senso di rivalsa verso gli uomini. Ciascuna ha degli sbocchi e delle possibilità, non bisogna stare a casa a piangersi addosso. Non tutti si è belle e intelligenti, ma c’è lavoro per tutte. Ognuno di noi ha un ruolo in questa società anche microscopico. 

La carriera
Daniela Guadalupi Gennaro, è presidente del Consiglio di Amministrazione e comproprietaria della VinService Srl di Zanica (BG) società metalmeccanica produttice di impianti di distribuzione delle bevande, fondata con il marito Riccardo nel 1976. È presidente e responsabile della sezione di Bergamo dell’Associazione Imprenditrici Donne Dirigenti d’Azienda e consigliere all’interno del Comitato Piccola Industria di Confindustria Bergamo. Ricopre diversi incarichi tra cui: presidenza dell’Associazione Rosa Camuna; è delegata a rappresentare l’Unione Industriali nel Comitato per l’Imprenditoria femminile alla Camera di Commercio di Bergamo; è presidente dell’Associazione Ricerche Malattie Rare. È stata nominata Leading Woman Entrepreneurs of the World 1998 da The Star Group di Los Angeles; nel 1999 ha vinto il premio Rosa Camuna, conferitole dalla Regione Lombardia. Ha ottenuto un premio speciale nel 2006, nell’ambito del Family Business Forum Lugano, conferitole dall’Associazione Family Business Partners come “imprenditrice di un’azienda familiare internazionale che si sia particolarmente distinta durante l’anno precedente”. Nel febbraio 2008 è stata nominata Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. 

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