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“Qualita, internazionalizzazione, differenziazione”: la sfida di Bocconi per l’universita’ di domani

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Intervista al rettore, Angelo Provasoli che spiega i cambiamenti nel panorama accademico e sottolinea l’importanza dei servizi a valore aggiunto per studenti e manager

Un’università sempre più internazionale, competitiva ed eccellente. Una triplice sfida su cui, a detta del Rettore dell’Università Bocconi di Milano, Angelo Provasoli, il mondo accademico italiano dovrebbe puntare per differenziarsi e offrire un valore aggiunto agli studenti, futuri lavoratori.


Angelo Provasoli, Rettore dell’Università Bocconi. In oltre trent’anni di carriera accademica come ha visto cambiare l’Università? Quali sono le nuove sfide da affrontare?
 In trent’anni si è assistito soprattutto a un processo di democratizzazione dell’università. Quella che, negli anni ’70, era ancora un’esperienza per pochi e relativamente privilegiati oggi è un fenomeno di massa. Quasi tutti studiano più a lungo e le università devono dimostrare di essere ancora in grado di creare differenziazione, di dare valore aggiunto a chi le frequenta. Il titolo di studio, in se stesso, non basta più e le soluzioni sono due: allungare il percorso o migliorare la qualità. Abbiamo assistito così, soprattutto all’indomani della riforma, al proliferare della formazione post-universitaria, con la nascita di master di ogni genere. Ma, se non c’è attenzione alla qualità, il rischio è quello di far semplicemente slittare di un altro anno il problema della differenziazione. Ritengo che la soluzione corretta sia quella dello sforzo qualitativo. Non per nulla anche in Italia, come già da tempo all’estero, la reputazione dell’università frequentata viene valutata almeno quanto il titolo di studio.

In cosa invece sono cambiati gli studenti?
Mi piace che abbia usato la parola “cambiati”, perché non sono d’accordo con chi li considera “peggiorati”. Sono diversi, perché provengono da esperienze diverse, che si riflettono sulle modalità di apprendimento: c’è meno concentrazione, tengono ferma l’attenzione sullo stesso oggetto per meno tempo, ma sono abituati a ragionare per analogia, a fare collegamenti inaspettati, quasi sul modello ipertestuale di Internet. E spesso sono anche più autonomi, hanno parecchia iniziativa personale.

 Il piano strategico 2005/2015 della Bocconi raccoglie il quadro di obiettivi dell’università; punta molto sull’internazionalizzazione, su off erte formative competitive, progetti eccellenti e ricerca. A che punto siamo di questo lungo percorso?
 Quando qualcuno ci chiede informazioni sull’internazionalizzazione siamo soliti portarlo nei corridoi o al bar dell’università. Ormai quasi uno studente su dieci è straniero e in università si parlano non solo l’inglese, ma anche mille altre lingue. È chiaro che questi studenti sono attratti da un’offerta formativa in inglese di qualità europea. Siamo ormai in grado di off rire 23 corsi (programmi, non singoli insegnamenti) in inglese, dal triennio al dottorato di ricerca.

La classifica accademica delle Università Mondiali, compilata dall’università di Shangai, non ci mette in buona luce. Il primo ateneo italiano compare solo alla centesima posizione. Qual è lo stato di salute del sistema universitario nazionale?
La classifica, pur con qualche correttivo, è basata su parametri che privilegiano le scienze. Parametri importanti sono, per esempio, il numero di pubblicazioni su Science e Nature o il numero di premi Nobel che insegnano nell’ateneo. È chiaro che le università italiane siano svantaggiate. Detto ciò, è chiaro che il sistema italiano non deve pretendere di dare di tutto a tutti in modo indifferenziato e in ogni capoluogo di provincia. La strada da battere (e non mancano gli esempi positivi) è quello della specializzazione. Si deve andare verso un sistema dove convivano alcune università radicate nel mercato del lavoro locale e altre impostate sulla qualità della ricerca e la proiezione internazionale. Si deve creare, e in parte si sta creando, un mercato in cui ad esigenze diverse corrispondano proposte differenziate.

Gli studenti sono chiamati a confrontarsi con “colleghi” di tutto il mondo. Quali sono gli strumenti da mettere in campo per non rimanere schiacciati da questa competitività internazionale?
 Si deve partecipare allo stesso mercato. Ci si deve confrontare con loro andando all’estero e accogliendoli in Italia. La password, in questo caso, è “circolazione”.

Ci sono anche notizie positive: una recente indagine premia il lavoro della Bocconi affermando che circa il 70 per cento dei laureati specialistici della prima sessione di laurea di quest’anno, risultavano già occupati il giorno in cui hanno discusso la tesi. Significa che state andando nella direzione giusta e che le occasioni non mancano? Significa che i servizi messi a disposizione degli studenti, e che sono una parte dell’off erta globale della Bocconi, sono all’altezza delle aspettative e della nostra reputazione. Non sta, poi, a me dire di più.

Alla luce dell’offerta formativa della Bocconi, che oggi sta formando circa 12mila studenti, si può delineare il profilo della futura classe dirigente, dei futuri imprenditori, di chi un domani dovrà trainare l’economia lombarda, la punta di diamante all’interno del contesto nazionale?
Mi auguro, intanto, che i nostri laureati trainino anche l’economia europea, e che lo facciano secondo le loro caratteristiche. È una generazione più imprenditoriale delle precedenti, se non altro per necessità, visto che è cresciuta in un mondo in cui l’idea del posto fisso e garantito è tramontata. Se saprà essere imprenditoriale senza dimenticare la vocazione solidaristica dell’Europa, senza cadere nell’eccesso opposto, questa potrà essere la generazione del riscatto europeo.

Si parla molto di “fuga dei cervelli”, studenti, neolaureati che preferiscono andare all’estero dove le prospettive sembrano essere migliori. Come mai?
Torno al mio concetto di circolazione, che è quella che si deve promuovere. Finché il sistema paese rimarrà chiuso, con regole troppo caratteristiche per essere comparate con quelle del resto d’Europa, la fuga da un mercato piccolo a uno più grande sarà inevitabile. Come Bocconi, però, abbiamo dimostrato, con la partecipazione ai job market internazionale, in cui abbiamo reclutato molti giovani docenti, che con un po’ di flessibilità gli italiani sono in grado di competere con chiunque, recuperando cervelli in fuga e strappandone di stranieri agli altri. Ma ci siamo dovuti dotare di regole omogenee a quelle del mercato con cui ci confrontavamo. 

 

La carriera
Angelo Provasoli, rettore della Bocconi da novembre 2004, è nato a Milano il 7 giugno 1942, si è laureato in Economia e Commercio presso l’Università Bocconi con voti 110/110 e lode. Assistente ordinario alla Cattedra di Economia Aziendale dell’Università Bocconi nel 1967, diventa Professore straordinario nell’Università degli Studi di Catania nel 1976 e, dal 1978, Professore ordinario nell’Università di Bergamo, dove ricopre anche la carica di pro-Rettore. Nel 1983 viene chiamato a ricoprire la Cattedra di Metodologie e Determinazioni Quantitative d’Azienda, in qualità di Professore ordinario, nell’Università Bocconi, posizione che ricopre tuttora, insieme alla carica di Direttore dell’Istituto di Amministrazione, Finanza e Controllo. È membro ordinario dell’Accademia Nazionale di Economia Aziendale. È stato pro- Rettore dell’Università L. Bocconi nel corso del Rettorato del Prof. Mario Monti (1990 – 1994). Dottore Commercialista, è Presidente del Comitato Esecutivo dell’Organismo Italiano di Contabilità (O.I.C.) ed è stato Direttore della “Rivista dei Dottori Commercialisti” (dal 1975 al 2003). È consulente di imprese e di gruppi italiani ed esteri in materia economico-finanziaria. È stato ed è componente di Organi Collegiali di istituzioni e società, quotate e non quotate, appartenenti a gruppi italiani ed esteri. Tra gli incarichi attuali si segnala che è componente del Collegio dei Revisori di Banca d’Italia, della Borsa Italiana S.p.A. e di Enel S.p.A. Nel passato è stato tra l’altro Presidente dell’Editoriale Corriere della Sera dal 1982 al 1984 gestendo il ritorno “bonis” della società nel corso dell’Amministrazione Controllata ed il risanamento fino alla cessione all’IFI. È autore di numerose pubblicazioni in materia di bilancio, valutazioni d’azienda ed analisi economico-finanziaria. 

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