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Economy

Il business assicurato

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La maggior parte delle aziende tutela il proprio operato, ma l’Europa è un passo avanti per investimenti e tipologia delle coperture. Un’analisi della situazione che riguarda strumenti sempre più necessari per far fronte ai rischi che possono incidere sull’attività d’impresa. Le case history di Arfin e Pramerica Life

Il mondo assicurativo rappresenta un contributo significativo e irrinunciabile alla creazione del valore per le imprese e, in generale, per il sistema Paese, ma resta una realtà ancora poco sviluppata in Italia. A dirlo è il rapporto di Ania (Associazione Nazionale Imprese Assicurative) dal titolo “Il contributo dell’assicurazione allo sviluppo dell’Italia e dell’Europa” e lo stesso presidente dell’associazione, Fabio Cerchiai, nella sua relazione annuale: nel 2007 sono stati risarciti oltre 10 milioni di sinistri: 10 milioni di problemi specifici di famiglie e imprese hanno trovato soluzione tramite l’intervento assicurativo. 25 miliardi di euro sono stati destinati agli assicurati o ai beneficiari a fronte dei danni subiti. Oltre 470 miliardi di euro sono stati investiti nei mercati finanziari e immobiliari. Oltre 10 miliardi di euro sono stati versati allo Stato come imposte dirette, tasse sui premi e contributi sociali. 300.000 persone, tra dipendenti e intermediari, operano nell’industria assicurativa. A detta dello stesso Cerchiai, dati alla mano però, resta tanto il divario in termini di sviluppo assicurativo, rispetto agli altri paesi europei: i premi danni, al netto di quelli relativi all’assicurazione obbligatoria r.c. Auto, sono infatti pari all’1% del PIL, ovvero tra la metà e un terzo degli altri principali Paesi europei. Le riserve vita sono fortemente cresciute dalla metà degli anni novanta, passando dal 5% al 23% del PIL, ma rimangono molto inferiori a quelle di altri Paesi. Dai dati della XXV Indagine congiunturale sulle PMI, condotta da Capitalia (in collaborazione con l’ANIA), risulta che oltre l’80% delle imprese possiede almeno una copertura nel settore danni. Tuttavia al decrescere della dimensione aziendale, diminuisce anche la quota percentuale di imprese assicurate. Nel settore property l’indagine evidenzia in media come, nel 2005, le PMI abbiano speso 24 mila euro per premi assicurativi, ovvero circa lo 0,27% del proprio fatturato. In particolare si nota che al decrescere della dimensione dell’impresa aumenta l’incidenza delle coperture assicurative sul fatturato: le aziende sotto i 50 addetti spendono circa lo 0,27% del proprio fatturato contro lo 0,20% delle imprese con più di 250 addetti. Di contro diminuisce il grado di copertura assicurativa, ossia il rapporto tra capitale assicurato e valore degli attivi. Da una recente indagine condotta da Assolombarda emerge inoltre come non solo la spesa assicurativa delle PMI sia relativamente bassa, ma anche come questa vari notevolmente tra i diversi rami. Nello specifico, sembrano molto poco diffuse le assicurazioni di business continuity e di responsabilità civile (e in particolare per la responsabilità degli amministratori). Inoltre l’indagine mostra come le imprese italiane sentano la necessità di strumenti più completi e adatti alle proprie esigenze. L’assicurazione si pone quindi come strumento necessario per far fronte a una variegata serie di rischi che possono incidere sull’attività d’impresa. In questo senso si stanno facendo strada una serie di soluzioni innovative che propongono pacchetti di qualità e mirati a problemi specifici delle aziende, tra cui il passaggio generazionale e relativamente nuovi sul fronte nazionale, tra cui le realtà di Arfin e Pramerica Life, entrambe nate nel cuore della Lombardia.

Il modello Arfin
Creare innovazione di processo e di prodotto in campo assicurativo. Con questo obiettivo nel 2005 è nata Arfin, società milanese leader in Italia nei settori delle polizze fideiussorie e dei rischi tecnologici. “L’assicurazione in Italia è molto sottodimensionata – racconta Corrado Faletti, direttore generale di Arfin -. Se in Europa infatti 80 persone su 100 hanno un’assicurazione professionale, in Italia sono solo 15 su 100. In America 90 su 100 hanno un insieme di assicurazioni che tutelano dai rischi, in Italia solo 8. E’ necessario un cambio di mentalità, soprattutto oggi che l’Italia sta entrando nella globalizzazione. Innovazione significa cercare una soluzione per tutelarsi di fronte a un futuro più incerto. L’assicurazione ha un ruolo primario perchè salvaguardia le incertezze che il cittadino corre: perdita di lavoro, infortunio, assistenza sanitaria”. Facendosi guidare da queste consapevolezze Arfin si propone come compagnia innovativa: “Nella sua mission – prosegue Faletti – c’è creare innovazione di processo e di prodotto, partendo da un’innovazione di pensiero. Abbiamo rifatto i processi informativi e oggi vediamo on line gli andamenti della compagnia. Codifichiamo le polizze con codice univoco e diciamo al cliente di andare sul sito e visualizzare lo stato delle polizze. È un sistema molto complesso ma di semplice utilizzo. La nostra rete di vendita va in giro con il proprio computer perchè le polizze vengono costruite in casa del cliente, il sistema centrale fornisce il via libera e si stampa la polizza”. Arfin si rivolge principalmente, oltre che ai privati, alle aziende operanti nei settori dell’engineering, real estate, edilizia, alimentare, chimico/farmaceutico, import/export, Pubblica Amministrazione e ai broker. L’offerta di Arfin comprende le polizze fideiussorie, le polizze per l’assicurazione del credito, le polizze per rischi tecnologici, le polizze a tutela dei promissari acquirenti di immobili. È inoltre specializzata sulle polizze a copertura degli impianti fotovoltaici e ultimamente ha realizzato una polizza innovativa per la tutela degli affitti. A queste si sono recentemente affiancate le polizze Rami Elementari dedicate alla Linea Persona e alla Linea Imprese. “Stiamo costruendo un servizio per tutelare tutti quanti utilizzando anche processi differenti oltre ai prodotti. Abbiamo cambiato anche il processo per creare un servizio di qualità: le assicurazioni infatti viaggiano soprattutto con le reti a provvisioni, per cui si rischia di guardare più alla quantità che alla qualità. Per invertire questa tendenza abbiammo assunto i venditori, eliminando le provvigioni, chidendo in cambio di portare clienti felici”. Alla Compagnia Arfin fanno capo 4 società operative: Arfin, Smartfin (società di intermediazione di prodotti finanziari del Gruppo per clientela retail e mid corporate), Arfinet (la struttura commerciale del Gruppo) e Arfin Solutions (braccio tecnoloigco a supporto delle attività non core del Gruppo). “Entro il 2010 – spiega Faletti – sarà costruito un gruppo multiservizi integrato, attivo su diversi segmenti di clientela e con vari canali di vendita. La società, punta su tre direttrici di sviluppo strategico: ampliare l’offerta attraverso l’apertura a tutti i prodotti del ramo danni e attraverso la distribuzione e l’intermediazione di prodotti finanziari multibrand nel campo dei mutui, dei prestiti personali e del leasing, fino alla possibile acquisizione di una compagnia vita; affiancare al tradizione segmento delle imprese nuove tecnologie di clientela che includano istituti di credito, associazioni di categoria, confidi e famiglie; rafforzare la rete commerciale sviluppando il canale broker, stipulando nuovi accordi di distribuzione e procedendo alla costituzione di una rete di proprietà. Stiamo lavorando molto con i giovani. Il futuro rischia di rimanere nel nostro passato, in realtà è necessario investire sui giovani e proprio per questo stiamo lanciando un corso per venditori aperto a 50 diplomati e neolaureti”. Entro la fine del 2008 Arfin dovrebbe realizzare un giro d’affari vicino a 65 milioni, con la prospettiva di arrivare a 98 milioni nel 2009 e 127 milioni nel 2010.

La polizza studiata per i passaggi generazionali
Solo un’azienda su tre sopravvive al suo fondatore. Il passaggio generazionale diventa quindi un tema importante, se non fondamentale, per la continuità dell’impresa. Se da una parte, grazie ai patti di famiglia, l’imprenditore è libero di scegliere il proprio erede tra i figli e familiari, dall’altra la legge lascia irrisolti alcuni nodi di tipo giuridico e operativo riguardanti i non eredi. Proprio su questo fronte si inserisce Pramerica Life, prima realtà assicurativa in Italia ad aver inserito una polizza che protegge gli eredi e la continuità aziendale, come spiega il Business Market Development Manager della Compagnia, Massimo Giuliana: “Il passaggio generazionale è una materia molto critica, soprattutto in Italia. L’imprenditore trascura spesso questa necessità, concentrandosi maggiormente sulla tutela del patrimonio piuttosto che sui soggetti andando contro la natura stessa della sua impresa. Se infatti in altri Paesi, vedi l’America, le aziende sono spesso espressione del capitale finanziario, in Italia sono quasi sempre l’espressione delle idee delle singole persone, ergo la fortuna dell’attività è direttamente collegata a chi la guida. Quindi, quando questa persona viene a mancare, per una qualsiasi causa, subentrano situazioni di criticità, litigiosità e l’impresa rischia di chiudere. Il tutto perchè non si è affrontato seriamente il tema della successione. Al contrario, in America, sono pochi gli atti costitutivi in cui non sia inserito e previsto come procedere nel caso in cui il fondatore sia costretto a lasciare l’azienda. In Italia invece è vero l’opposto”. I Patti di famiglia, varati poco più di due anni fa, non hanno però risolto il problema: “Il Patto concede una deroga al divieto dei patti successori e prevede che gli eredi non assegnatari, salvo che vi rinuncino espressamente, siano compensati con un controvalore adeguato delle quote di partecipazione rimesse all’erede assegnatario. Restano comunque irrisolti alcuni nodi sia giuridici che operativi, vedi il risarcimento dovuto agli eredi non assegnatari”. In questo campo Pramerica ha studiato una soluzione assicurativa, di radice statunitense e denominata Partnership Protection, che affronta la questione gestendo e risolvendo le problematiche operative e giuridiche collegate all’applicazione della legislazione sui Patti di famiglia. Per le imprese con più soci operativi, dove l’equilibrio tra fiducia reciproca e competenze professionali condiziona fortemente il successo dell’impresa, è stata studiata una garanzia che si basa su un patto preventivo tra i soci e riconosce un adeguato indennizzo assicurativo agli eredi in caso vogliano rinunciare al subentro in azienda oppure siano stati esclusi dalla partecipazione sociale; in questa maniera si evitano le crisi di successione, garantendo la continuità operativa dell’azienda. “Al contrario degli americani – prosegue Giuliana – in Italia manca ancora la cultura della tutela soprattutto sul fronte del passaggio generazionale. Il 50% degli imprenditori ha più di 60 anni e spesso le liti tra gli eredi sono tra le prime cause di fallimento dell’azienda. Negli Usa il 76% delle piccole company si affidano a questo sistema assicurativo”. La soluzione di Pramerica si rivolge a tutte le imprese, piccole, medie e grandi con un’impostazione familiare: “Ad oggi stiamo attraversando una fase interlocutoria. Le disposizioni legislative sono recenti, ora si stanno analizzando le criticità e si sta fotografando la situazione. Siamo ancora lontani dall’individuazione delle soluzioni vere e proprie. Ci sono risposte positive ma isolate, abbiamo la necessità di divulgare idee e soluzioni”. Assicuratori e consulenti ricoprono ruoli importanti soprattutto in questa direzione: aiutare e accompagnare l’imprenditore verso scelte ragionate e corrette: “I nostri Life Planner™” sono professionisti che operano sul mercato, in particolare esiste la figura del Business Market Specialist preparato sia in materie civilistiche, giuridiche e fiscali”. Oltre alle tutele in tema di successione, l’attività di Pramerica è incentrata, per l’80% sulla tutela della previdenza dell’imprenditore, affrontata in modo innovativo: “L’indennità di cessazione carica, il TFM, pensa al futuro dell’imprenditore ed è lo strumento ideale per gestire la sua previdenza complementare, perchè è pienamente deducibile dal reddito d’impresa e confortato da un regime fiscale particolarmente agevolato in fase di percepimento. Con questa formula, l’imprenditore può beneficiare della sua Indennità di Cessazione Carica (TFM) in modo duttile e personalizzabile, differenziato secondo le necessità”.

testo di Laura Di Teodoro

Citazione
Le prospettive della vita dipendono dalla diligenza; l'artigiano che vuole perfezionare la sua opera deve prima affilare i suoi utensili
Confucio
Link utili
www.ania.it
www.pramerica.it

 

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