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Personaggi

La mia vita dedicata alla scienza

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Silvio Garattini parla del grande panorama della ricerca e della nuova avventura che presto attende l’Istituto Mario Negri da lui diretto. Il prestigioso centro traslocherà nel Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso. L’operazione senza l’aiuto di soldi pubblici: un importante contributo per la costruzione della nuova sede è arrivato dalla Fondazione Banca Popolare di Bergamo

Nei suoi occhi leggi l’esperienza di una vita e, insieme, la voglia di continuare quel cammino intrapreso da oltre 50 anni all’insegna della curiosità, della ricerca e della conoscenza. Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri, realtà lombarda tra le più importanti per la ricerca sul fronte delle malattie rare, lotta quotidianamente per difendere e portare avanti studi, il mondo della ricerca, nonostante le difficoltà, soprattutto economiche. I ricercatori e i fondi sono pochi ma la tenacia e la volontà ha portato l’Istituto a crescere negli anni: oltre 10.000 pubblicazioni in riviste scientifiche internazionali e più di 3000 giovani ricercatori formati tra i laboratori di Bergamo, Milano e Chieti. La sfida continua ed entro la fine del 2009 l’Istituto di Bergamo traslocherà al Kilometro Rosso, Parco Scientifico e Tecnologico.

In 50 anni di vita dell’Istituto Mario Negri, quali sono stati i momenti più importanti?
I momenti da ricordare sono tanti. Il più importante, quello che rimane nel cuore, è sicuramente il primo, l’apertura del testamento di Mario Negri in cui lasciava detto, nero su bianco, quanto in precedenza aveva promesso: fare qualcosa di nuovo in Italia attraverso la realizzazione di una fondazione che fosse in grado di utilizzare tutta l’agilità e flessibilità dell’attività privata per occuparsi dell’interesse pubblico. I primi tempi sono stati difficili, ma grazie agli aiuti che sono arrivati soprattutto dagli Stati Uniti, il sogno è diventato realtà. Con l’andare degli anni le difficoltà non sono diminuite. Ricordiamoci che viviamo in un Paese in cui la ricerca non è considerata. Non ci siamo scoraggiati e grazie alla determinazione e all’impegno siamo cresciuti: dai venti che eravamo, oggi siamo quasi mille suddivisi tra le sedi di Milano, Bergamo e Chieti. Un secondo momento da evidenziare è datato 1983, anno in cui, insieme al dottor Giuseppe Remuzzi, si è deciso di realizzare una struttura del Mario Negri anche a Bergamo, diventata la prima realtà di ricerca biomedica nella mia città. L’idea è nata dal bisogno di mettere insieme l’attività sperimentale con l’attività clinica; Bergamo ha offerto una grande possibilità grazie alla disponibilità dell’ospedale e delle banche bergamasche. Da allora sono trascorsi 25 anni. Dopo quello, è nato il Centro Aldo e Cele Daccò, a Ranica, nel Bergamasco: si tratta di un centro per le malattie rare che ci ha permesso di avere al nostro interno i pazienti, mantenendo un contatto sempre più diretto con loro. Il cammino è stato e continua ad essere lungo, a volte difficoltoso, ma ricco di soddisfazioni: dal centro di Milano ad esempio sono partiti tutti i grandi studi sull’infarto miocardico che hanno contribuito, a livello internazionale, alla riduzione della mortalità per infarto. Negli ultimi 30 anni infatti, la mortalità per infarto miocardico nelle donne e negli uomini è dimezzata nei soggetti che hanno da 70 a 79 anni e ridotta del 70% nei più giovani. È stato un grande risultato.

Adesso vi aspetta una nuova sfida: la nuova sede al Kilometro Rosso, a Bergamo, realtà importante dal punto di vista dell’innovazione e della modernità.
Abbiamo creduto nel Kilometro Rosso, dove stiamo costruendo la nuova sede che sarà ultimata per la fine del 2009 e che coprirà una superficie totale di 4400 mq; si svilupperà su 4 piani, di cui 3 fuori terra. Ci saranno 33 laboratori di ricerca, 6 laboratori di sicurezza BL3, 31 uffici, una sala conferenza dotata di sistemi di video-comunicazione e collegamento telematico con le altre sedi dell’Istituto, 3 sale riunioni e oltre 100 ricercatori impiegati. A Bergamo oggi ci sono 250 persone che lavorano essenzialmente sulle malattie renali, sui trapianti e sulle malattie rare legate ai problemi renali e vascolari.

L’Istituto Mario Negri, diceva, è cresciuto grazie alle fondazioni e ai privati. Il pubblico resta un grande assente?
È assolutamente assente come nella nuova sede di Bergamo, al Kilometro Rosso. Gran parte dell’aiuto e del sostegno ci arriva da strutture private, in minima parte pubbliche e dalla generosità della gente. L’investimento che stiamo facendo è importante e si aggira attorno ai 15 milioni di euro e abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Su questo fronte la Fondazione Banca Popolare di Bergamo è in prima linea. Il nostro è un atto di fiducia verso il futuro, è qualcosa che dobbiamo ai giovani perchè possano trovare un ambiente adatto nel loro lavoro di ricerca.

Come si riesce a rimanere a galla di fronte ad evidenti difficoltà, legate soprattutto al fronte economico e aiuti che diventano sempre più rari?
Cerchiamo di andare controcorrente. Oggi sarebbe facile farsi prendere dalla sfiducia e dire “se non ci vogliono ritiriamoci”. Ma la ricerca è il motore del progresso e quindi non vogliamo arrenderci, al contrario vogliamo continuare nella speranza che il clima possa cambiare e che i politici si rendano conto che la direzione da prendere è un’altra. Non si può pretendere lo sviluppo di un Paese solo attraverso i risparmi, è necessario investire in progetti a lungo termine che daranno risultati di prodotti ad alto valore aggiunto e possibilità di esportazioni in mercati internazionali. Sul fronte della ricerca, come si posiziona l’Italia rispetto ai Paesi esteri?
In Italia ci sono 2,7 ricercatori ogni mille lavoratori. La media europea è 5,1: Francia, Inghilterra e Germania sono tutti sopra quota 5 per non parlare dei Paesi scandinavi dove arriviamo a 7 e 8 ricercatori ogni mille occupati. Lo stesso discorso vale per gli Stati Uniti e i Paesi orientali quali Cina e Giappone. Al numero basso di ricercatori corrisponde un basso impegno economico: il bilancio per la ricerca in Italia è dell’1% del Pil, in Europa supera il 2%. In Italia i grandi assenti nella ricerca sono sia i privati che il pubblico che contrabbanda per ricerca ciò che ricerca non; ad esempio il pagamento dei professori universitari non può essere preso come elemento da attribuire alla ricerca. Sul fronte dei privati invece non abbiamo grandi industrie perchè la ricerca non è mai stata appoggiata. Insomma è un circolo vizioso da cui è necessario uscire.

Qual è il rapporto tra il mondo della ricerca e i giovani?
I giovani tendono a cercare lavoro in aree in cui la carriera è molto più facile, in cui gli stipendi sono più alti. Penso sia nostro dovere fare un richiamo alle idealità; la ricerca è un valore, la curiosità è nell’animo di molti insieme al desiderio di sapere, di fare passi avanti. Tutto questo deve essere assecondato, le conoscenze devono accompagnarsi al miglioramento delle condizioni in medicina, per offrire un valido aiuto agli ammalati. Continuo a sperare e credere nel fatto che ci siano ancora giovani volenterosi e desiderosi di dedicarsi a questo aspetto del sociale.

Come era il panorama e l’orizzonte 50 anni fa, quando lei ha iniziato?
Era certamente peggiore perchè oggi, nel bene o nel male, tutti hanno almeno una borsa di studio anche se misera. Nel 1952 e per gli anni a seguire, l’attività era volontaria. Ma questo non è sicuramente un progresso perché se noi abbiamo migliorato un po’, gli altri hanno migliorato di più quindi il divario aumenta.

Qual è stato il primo importante risultato raggiunto da Silvio Garattini?
L’aver messo a punto dei metodi per studiare le metastasi in animali da esperimento. Ai tempi il fatto aveva destato lo stupore generale perché la mentalità era ancora abbastanza chiusa. Inoltre, grazie agli studi fatti all’Esperia e al mio diploma di chimico, ho potuto agli inizi della Farmacocinetica, lo studio dedicato alla concentrazione dei farmaci nel sangue e nei tessuti e al riconoscimento dei metaboliti cioè prodotti chimici che si formano nell’organismo. Un campo che ha molta importanza perché permette di vedere la farmacologia in termini quantitativi. La ricerca non è il solo punto dolente del “sistema Italia”. L’università sta perdendo i pezzi e il confronto con l’Europa e il resto del Mondo. Purtroppo le scuole e le università in Italia sono sempre più esercizi teorici a cui mancano le controparti pratiche. Inoltre oggi sono poche le scuole che hanno dei laboratori. Come Istituto Mario Negri abbiamo provato a costruire dei dottorati di ricerca con università italiane ma il tentativo è stato vano. Al contrario, abbiamo ricevuto la risposta positiva della Open University in Inghilterra.

Da dove arrivano i vostri ricercatori?
Abbiamo moltissimi ricercatori che vengono da tutto il mondo. A Bergamo abbiamo avviato un progetto internazionale che riguarda la formazione di ricercatori nel campo delle malattie renali e grazie a questo, diversi stranieri vengono da noi e aiutano a internazionalizzare l’ambiente. Siamo convinti, come Istituto, che un’esperienza all’estero sia importante se seguita dal rientro in patria naturalmente. Oggi assistiamo a troppe “fughe di cervelli” che vanno a favorire l’economia di altri Paesi.

Cosa deve succedere per sbloccare questa situazione?
Devono succedere molte cose. Innanzitutto è indispensabile che ci siano più risorse, con la miseria non si fa nulla. Le risorse devono essere spartite seguendo criteri di meritocrazia, premiando chi ha lavorato e ha raggiunto risultati importanti. È necessario un cambio di mentalità che in Italia vede troppo spesso situazioni di clientelismo.

Quale potrebbe essere il profilo di un ricercatore?
Deve avere molta curiosità, spirito di sacrificio e tenacia perchè non sempre gli esperimenti riescono, bisogna insistere. A tutto questo devono accompagnarsi naturalmente doti di intelligenza.

Cosa sente di aver portato in questi anni all’Istituto Negri?
La voglia di fare che è una delle cose fondamentali per poter andare avanti. Nonostante la mia età continuo ad essere presente e attivo perchè credo in quello che sto facendo e perchè c’è ancora un grande entusiasmo nel lavoro.

Quali sono i progetti che state portando avanti?
A Milano stiamo lavorando molto sulle malattie che comportano demenza, sia a livello farmacologico che a livello clinico e terapeutico nella speranza che ci siano presto degli sviluppi. La nostra società, nei prossimi decenni, dovrà affrontare tutto l’aumento dell’età, quindi avremo una grande percentuale di anziani e circa un quarto di questi anziani saranno dementi. Trovare qualcosa sia di tipo preventivo che terapeutico è un imperativo necessario.

La carriera
Silvio Garattini è nato a Bergamo nel 1928. Perito Chimico. Dottore in Medicina. Libero Docente in Chemioterapia e Farmacologia. Assistente ed Aiuto all’Istituto di Farmacologia della Università di Milano fino all’anno 1962. Ha fondato nel 1963 l’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, di cui è direttore. Attualmente l’Istituto “Mario negri” ha quattro localizzazioni – Milano, Bergamo, Ranica (Bergamo), S. Maria Imbaro (Chieti) – con un personale di oltre 850 unità. È autore di centinaia di lavori scientifici pubblicati in riviste nazionali ed internazionali e di numerosi volumi nel campo della farmacologia e fondatore dell’European Organization for Research on Treatment of Cancer. Nell’ultimo decennio é stato membro di vari organismi: Comitato di Biologia e Medicina del Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.), Consiglio Sanitario Nazionale e Commissione della Presidenza del Consiglio dei Ministri per la politica della ricerca in Italia, membro della Commissione Unica del Farmaco (CUF) – Ministero della Sanità. Ha ricoperto le seguenti cariche: Presidente del Comitato di Chemioterapia Antitumorale dell’ Unione Internazionale contro il Cancro, Presidente della Organizzazione Europea di Ricerche sul Cancro (OERTC), Presidente della European Society of Biochemical Pharmacology, Consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. È attualmente membro del Committee for Proprietary Medicinal Products (CPMP) dell’European Agency for the Evaluation of Medicinal Products (EMEA). In oltre 35 anni di attività, l’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, sotto la direzione del professor Garattini, ha prodotto oltre 8500 pubblicazioni scientifiche e circa 180 volumi, in cancerologia, chemioterapia ed immunologia dei tumori, in neuropsicofarmacologia, in farmacologia cardiovascolare e renale. Oltre 2100 sono i giovani laureati e tecnici che si sono specializzati in questo periodo all’Istituto.

Al Kilometro Rosso dal 2009 Su una superficie di oltre 4mila metri quadrati sorgerà la nuova sede dell’Istituto Mario Negri al Kilometro Rosso. Cronoprogramma alla mano, i lavori dovrebbero terminare entro la fine del 2009. Nella sede di Kilometro Rosso, verranno trasferite tutte le attività di ricerca di tipo pre-clinico che attualmente hanno sede al Conventino di Bergamo. Sarà potenziata la linea di ricerca, con studi volti a rallentare e arrestare la progressione del danno renale per ridurre la necessità di dialisi attraverso l’impiego di nuovi farmaci e/o strategie terapeutiche, quali la terapia genica e l’utilizzo di cellule staminali; con studi di meccanismi cellulari alla base della progressione delle malattie renali tramite modelli matematici, indagini istologiche quantitative e ricostruzioni tridimensionali. La ricerca è focalizzata anche sulla prevenzione e la cura delle complicanze cardiovascolari del diabete. Parte dell’attività sarà indirizzata alla creazione in laboratorio di pancreas e vasi sanguigni artificiali. Lo studio della biologia dei tumori sarà volto ad acquisire nuove conoscenze scientifiche come base per sviluppare nuovi farmaci antitumorali e antimetastatici. I laboratori saranno dotati di strumentazione e servizi come la microscopia elettronica e confocale, stanze sterili per colture cellulari, laboratori per la produzione di vettori virali per terapia genica, laboratori per studi di biologia cellulare e molecolare. Queste attività saranno affiancate da un’infrastruttura basata su sistemi computerizzati per la raccolta, l’analisi e l’elaborazione integrata di dati e immagini. Per la realizzazione della sede del Kilometro Rosso, il Mario Negri non si sta avvalendo di nessun finanziamento pubblico e quindi dipende fondamentalmente dall’aiuto dei privati. Un importante contributo per la costruzione della nuova sede è arrivato dalla Fondazione Banca Popolare di Bergamo: “Questo intervento – spiega il presidente della Fondazione, Emilio Zanetti -, si inserisce perfettamente nelle finalità che la Fondazione persegue, tra cui l’importanza posta nella ricerca, quale valore assoluto imprescindibile per il progresso della società ed il valore aggiunto che scaturisce dalla interdisciplinarietà della stessa e la positiva ricaduta occupazionale che avrà l’intervento sia nel breve che nel lungo termine”.

Citazione
Chi desidera procurare il bene altrui ha già assicurato il proprio
Confucio

Link utili
www.marionegri.it

 

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