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Muovere l’economia: la sfida di “Infrastrutture Lombarde”

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Lombardia penalizzata dal gap infrastrutturale, per il rilancio servono opere attese da anni. Antonio Rognoni, direttore generale della Spa della Regione che gestisce i progetti più importanti, fa il punto della situazione e spiega quali sono le priorità per il prossimo futuro anche in vista dell’Expo 2015

Le infrastrutture giocano un ruolo centrale e strategico per il rilancio dell’economia. Gli imprenditori chiedono a gran voce un ammodernamento della rete lombarda e nazionale e proprio su questo fronte si sta muovendo Infrastrutture Lombarde Spa, società costituita nel 2003 da Regione Lombardia a cui si è aggiunta, nel 2007 la CAL (Concessione Autostrade Lombarde) partecipata al 50% da IL Spa e al 50% da Anas. Ad oggi le due società gestiscono un portfolio di interventi di circa 18 miliardi di euro e nel 2009 si potranno vedere i primi risultati con l’apertura dei nuovi Ospedali di Bergamo, Como, Legnano, Vimercate e la conclusione della prima fase dei lavori al Niguarda di Milano. Non solo, per il 2009 sono attese le aperture dei cantieri delle autostrade Brescia-Bergamo-Milano, Cremona-Mantova e passi in avanti importanti per Pedemontana e Tangenziale Esterna di Milano. I punti di forza delle due realtà, completamente pubbliche, a detta di Antonio Rognoni, amministratore delegato di CAL e direttore generale di Infrastrutture Lombarde SPA sono l’efficienza, l’applicazione dei principi di project management all’intera macchina e la presenza di un organico giovane in cui l’età media è di 37 anni, ma che può già vantare una solida professionalità acquisita nel settore privato.

Negli ultimi 20 anni la rete autostradale italiana è cresciuta del 9 per cento, il traffico quasi del 109. Nello stesso periodo la rete francese è aumentata del 76 per cento, quella spagnola del 69,1 e in Portogallo del 742,9 per cento. Cerchiamo di capire prima di tutto i motivi di un tale ritardo in Italia, sentito soprattutto dal mondo imprenditoriale?
 Il problema principale è la burocrazia che comporta una serie di regole troppo complesse per essere comprese e gestite, iter autorizzativi complicati e veti incrociati che non hanno nulla da spartire con la realizzazione delle opere ma fanno parte di una giungla politica che rallenta l’intero sistema. Di fronte a questi freni e per superare le criticità che rischiavano di soffocare la nostra economica, a fine 2006 è stata costituita una società mista Anas e Infrastrutture Lombarde, la CAL, società operativamente gestita da Regione Lombardia. Dall’inizio del 2007 ad oggi abbiamo fatto almeno 15 passi in più per la realizzazione di tutte le infrastrutture rispetto a quanto era stato fatto fino a quel momento, abbiamo recuperato tempo perso e oggi siamo in linea per mantenere la promessa di aprire al traffico, entro Expo 2015, le tre autostrade BreBeMi, Pedemontana e Tangenziale Est Milano.

CAL, secondo lei, può diventare un modello esportabile?

Spererei di sì. È necessario delocalizzare le responsabilità in periferia perché solo la sensibilità del territorio permette di intervenire nei tempi giusti, azionando così le leve correttive indispensabili per il mantenimento dei tempi di realizzazione. Da questo punto di vista CAL è in grado di poter intervenire in tempi rapidi rispetto a quanto faceva Anas da Roma.

Questo perché il ritardo infrastrutturale è prima di tutto una perdita economica?
Esattamente. Invece di valutare quanto costano le autostrade bisognerebbe prima di tutto calcolare i costi della non realiz zazione dell’opera perché il rapporto tra il costo per l’intervento e per la mancata costruzione è di uno a dieci. In termini industriali ogni anno perso in cantiere equivale a un valore pari a dieci volte quello dell’autostrada. Quindi è quanto mai necessario adeguare la rete infrastrutturale della Lombardia il prima possibile.

Cosa deve succedere per cambiare rotta e ridurre la criticità?
Arrivare entro il 2015 a costruire queste tre indispensabili autostrade e adesso come adesso ho la netta percezione che l’obiettivo sarà raggiunto con successo. Dovremo poi iniziare ad intervenire anche sugli altri sistemi di mobilità che devono essere connessi: reti metropolitane e viabilità su ferro nel trasporto pubblico locale.

In Lombardia transita il 22% delle merci trasportate in Italia: 22.900 tonnellate di materiale per km di rete, contro una media nazionale di 7.100 tonnellate. Come mai, ancora oggi, è così difficile investire sul ferro?
Il sistema del ferro, treni e metropolitane oggi è estremamente carente a causa di un iter procedurale eccessivamente lento, con veti incrociati di natura più politica che tecnica. Gli unici a pagarne le conseguenze sono, come sempre, i cittadini.

Il consenso di Comuni ed Enti vari è da sempre uno dei nodi critici nel progettare e realizzare un’infrastruttura. Come si riesce a superare questo ulteriore ostacolo?
La Regione Lombardia utilizza uno strumento estremamente utile che è l’accordo di programma, ergo un grande tavolo a cui siedono tutti gli enti locali che giudicano a maggioranza, esprimendo opinioni in modo chiaro. Siamo convinti che sia indispensabile costruire le infrastrutture e qualsiasi atteggiamento pregiudiziale nei confronti di queste opere ci trova assolutamente contrari; parallelamente riteniamo che la tecnologia di costruzione sia in grado di proporre infrastrutture che siano in grado di dare un valore aggiunto, anche sotto l’aspetto ambientale.

In cosa consiste questa tecnologia di costruzione?
Costruiamo senza pedaggio, non ci sono più i caselli ma un rilevamento remoto. Utilizziamo materiali ecocompatibili quali vernici fotocataliche che assorbono l’inquinamento, i pannelli solari, impianti di biomassa lungo il bordo autostradale in grado di generare energia elettrica che viene messa a disposizione gratuita di tutti i cittadini e aziende agricole; usiamo inoltre dei sistemi innovativi per la sicurezza stradale e il rilevamento del traffico e degli incidenti. Si tratta quindi di opere che non hanno nulla a che vedere con la Milano-Bergamo di oggi. 

Infrastrutture Lombarde non è solo strade e autostrade ma anche ospedali, nuove costruzioni e nuova sede della Regione Lombardia. Qual è l’elemento innovativo che unisce tutte queste opere?
 Ci sono molti elementi innovativi, materiali di grandissimo pregio e valore ecocompatibile. Siamo riusciti ad ottenere la realizzazione della nuova sede regionale, il palazzo più alto in Italia, ad emissione zero. Useremo pannelli solari di facciata e non verrà utilizzato alcun combustibile inquinante per il funzionamento del complesso; attraverso pompe di calore tutta l’energia termica necessaria al riscaldamento e al condizionamento degli edifici sarà ottenuta dall’acqua della falda. Stiamo usando delle tecniche che per la prima volta in Italia ci permetteranno di ottenere il bollino blu americano sugli edifici ecocompatibili. Nel complesso dell’edilizia sanitaria stiamo costruendo 5 ospedali per complessivi 2.400 posti letto subintensivi, un intervento mai fatto negli ultimi 400 anni. Stiamo realizzando degli ospedali che sono totalmente autonomi sotto il profilo dell’assorbimento elettrico e saranno realizzati in tre anni, invece dei soliti nove o dieci anni. Il valore maggiormente innovativo è il sistema di project management che permette di garantire tempi, qualità e costi che devono essere rispettati. Ci stiamo muovendo con un efficienza uguale a quella dei privati, dimostrando che il sistema pubblico funziona.

C’è un’opera a cui si sente più legato?
Direi di no. Sono nato ingegnere e morirò ingegnere. Vivere la realizzazione di un’opera significa vivere un’esperienza unica. Sono tutti interventi impegnativi: stiamo facendo investimenti di un miliardo di euro in opere di edilizia terziaria, stiamo lavorando su edifici storici e culturali di grande valore, siamo stazione appaltante per 12 miliardi di euro di autostrade. La realizzazione di queste opere vale come una finanziaria. Possiamo dire di aver vinto una sfida importante.

Cosa della sua esperienza di manager pensa di aver portato in Infrastrutture Lombarde e CAL?
Il Project management, il metodo che ti permette di realizzare ogni attività imprenditoriale, serve per costruire una fabbrica ma anche per ideare quella fabbrica. È indispensabile per prevenire i problemi, sensibilizzarsi sui punti di criticità, conoscere bene ogni materia che alla fine compone il puzzle dell’opera. Essere project manager significa essere in grado di fare qualsiasi cosa e al contempo avere la consapevolezza che nell’arco della tua giornata avrai dieci problemi da risolvere e riuscirai a risolverne solo tre. Non solo, cerco di mantenere una struttura costituita da persone giovani, con grandissimo senso della responsabilità, entusiasmo, consapevoli che realizzare un’opera significa portare a compimento un pezzo della loro vita. È quello che succede in Infrastrutture Lombarde dove la gente è continuamente motivata, lavora senza orario e sempre con entusiasmo. Mi affido a molti giovani, pensi che ho 48 anni e sono il più vecchio. Ci sono persone che hanno la responsabilità di cantieri di 120 milioni di euro, hanno 33 anni e il 70% sono donne.

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testi di Laura Di Teodoro

 

La citazione
Senza entusiasmo non si è mai compiuto niente di grande.
Ralph Waldo Emerson
 
Link utili
www.calspa.it
www.ilspa.it

 

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