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Economy

Una svolta per uscire dalla crisi

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Serve una svolta per reagire alla crisi: lo hanno ribadito più volte gli esponenti del mondo politico ed economico intervenuti al convegno annuale organizzato dalla Fondazione Italcementi.

L'America e la strada da intraprendere per uscire dalla crisi. Questi gli argomenti sui quali si è riflettutto nel corso del convegno annuale "Obama’s America: back to the future" della Fondazione Italcementi Cav. Lav. Carlo Pesenti, organizzato nei giorni scorsi al Teatro Donizetti di Bergamo. Al dibattito, introdotto da Roberto Formigoni, Presidente di Regione Lombardia, hanno partecipato Alberto Alesina, docente di Economia alla Harvard University, Domenico Siniscalco, Managing Director della Morgan Stanley International, Bill Emmott, scrittore e former Editor-in-Chief The Economist, e Lawrence E. Gray, professore della John Cabot University. Conclusioni affidate al Premio Nobel per l’Economia Michael Spence. Roberto Formigoni ha evidenziato come «la crisi finanziaria ed economica globale di fronte a cui ci troviamo è la prova provata dell'interdipendenza che caratterizza il mondo contemporaneo. Ma se l'interdipendenza è la strada che ha portato alla crisi, rappresenta anche la strada per l'uscita che però non può essere imboccata senza un'azione politica autorevole da parte degli Stati Uniti». Alberto Alesina ha illustrato le caratteristiche della recessione americana, mettendo in guardia dal rischio di  scegliere gli interventi pubblici come risposta alla crisi. «Per dare risposte nel breve periodo occorre agire su leve che diano effetti immediati – ha dichiarato Domenico Siniscalco -, anche se bisogna dare un indirizzo per trovare la via d’uscita dal tunnel anche con una visione comune». Bill Emmott si è soffermato sulla particolare situazione dell’Europa: «Il nostro Continente è caratterizzato da un’eccessiva suddivisione interna che va superata per raggiungere una vera e propria leadership politica». Del resto, ha sottolineato Lawrence Gray, «bisogna superare, soprattutto in Europa, l’idea che le cause della crisi siano da imputare tutte e solo all’America». Il Premio Nobel Michael Spence ha parlato di riduzione della povertà, tutela della salute e crescita dell’occupazione nei Paesi emergenti come pilastro dello sviluppo economico globale. «Gli aspetti politici e sociali di ogni singolo Paese, soprattutto di quelli in via di sviluppo come India e Cina, devono essere analizzati e ripensati, poiché esiste una forte interdipendenza del sistema finanziario globale», ha affermato l’economista. «La crisi che stiamo vivendo – ha sottolineato Giampiero Pesenti, Presidente di Italcementi Group – ha il sapore di una trasformazione epocale e all’insediamento del nuovo giovane Presidente degli Stati Uniti, tra 38 giorni, viene assegnato un fortissimo valore simbolico, soprattutto perché nel primo discorso dopo la sua elezione Obama ha con forza parlato di speranza. Speranza per l’America, ma io credo speranza anche per il resto del mondo». «Così come gli Stati Uniti si apprestano a imboccare una strada nuova – ha proseguito Pesenti -, l’Europa e il nostro Paese devono ritrovare, e lo faranno, la forza e la voglia di lottare per affrontare con determinazione la crisi, per mettersi alle spalle i giorni difficili e recuperare un nuovo slancio». Il convegno ha visto in apertura l’intervento del presidente di Fondazione Italcementi, Giovanni Giavazzi, «L’ambizione di questa iniziativa – ha detto – è quella di radicare la complessità nel territorio. Di abituarci a saper guardare lontano, perché si possa meglio comprendere quanto ci circonda».

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