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Economy

Abolire i brevetti per rilanciare l’innovazione

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Cala il numero dei brevetti in Italia. Ma mentre Milano resta in testa in fatto di inventiva, un paper pubblicato su Science e redatto da un team guidato da Debrah Meloso della Bocconi, lancia la proposta di un nuovo sistema di retribuzione per inventori e ricercatori,  più efficace nello stimolare la creatività intellettuale

Italia sempre meno paese di inventori. Nel 2008 le domande di registrazione di brevetti alle Camere di Commercio hanno subito un calo del 7,11%. Nel 2007 il numero delle nuove idee era diminuito del 3,2%.

La palma di provincia piu' brillante va a Bologna, con 81 brevetti ogni 100.000 abitanti. Seconda Macerata (74). Prima delle metropoli Milano, terza per numero di domande rapportate agli abitanti (60), anche se ovviamente leader per la cifra complessiva di brevetti depositati, pari a 2.362. Il Nord vanta l'84% delle domande di brevetto,il Centro l'11,62% e il Sud e le Isole il 4,38%. Ma secondo uno studio effettuato in collaborazione con l'università Bocconi il calo del numero dei brevetti non rappresenterebbe un problema.

 Anzi, il sistema ultra centenario dei brevetti frenerebbe l’innovazione e per stimolare nuove idee bisognerebbe abolirlo a favore di un nuovo metodo di retribuzione per gli inventori. Questa la conclusione a cui giunge lo studio ‘Promoting intellectual discovery: patents versus markets’ condotto da Debrah Meloso (Università Bocconi) con Jernej Copic (UCLA) e Peter Bossaerts (Caltech), pubblicato su Science. Secondo i ricercatori, un sistema dove gli inventori possono comprare e vendere sul mercato titoli dei componenti chiave delle loro scoperte supera infatti il sistema ‘il vincitore prende tutto’ dei brevetti nello stimolare curiosità e creatività intellettuale.

Secondo i ricercatori, un sistema dove gli inventori possono comprare e vendere sul mercato titoli dei componenti chiave delle loro scoperte supera infatti il sistema ‘il vincitore prende tutto’ dei brevetti nello stimolare curiosità e creatività intellettuale.

Partendo dal presupposto che il sistema dei brevetti ha dei limiti dal momento che premia solo il primo, i ricercatori hanno ideato una serie di esperimenti per mettere a confronto il sistema dei brevetti e le forze di mercato sul modo in cui influenzano la propulsione delle persone ad inventare.

I ricercatori hanno svolto l’esperimento noto come il “problema dello zaino” (“the knapsack problem”) in cui i partecipanti hanno un numero di oggetti superiore a quello che lo zaino può effettivamente contenere e la sfida è trovare la soluzione per massimizzare il valore degli oggetti che si riesce ad inserire.

Per vincere con il sistema basato sui brevetti era sufficiente indovinare la soluzione prima degli altri. I ricercatori hanno però notato che questo approccio disincentivava gli altri giocatori nella ricerca della soluzione. Nel sistema basato su un regime di libero mercato, invece, i partecipanti guadagnano quanto più sono in grado di individuare anche singole parti della soluzione del problema. Come in una borsa virtuale, infatti, i titoli dei singoli oggetti salgono o scendono di valore a seconda se! fanno p arte o meno della soluzione ovvero se entreranno o meno nello zaino. Chi avrà acquistato titoli di uno o più oggetti contenuti nello zaino realizzerà quindi un guadagno anche se non sarà stato il primo a individuare la soluzione.

I ricercatori hanno calcolato che con il sistema dei brevetti solo il 17 % dei partecipanti all’esperimento dello zaino raggiungeva la soluzione mentre con il sistema della borsa virtuale la percentuale saliva al 27% e i giocatori si impegnavano sempre di più nella ricerca di soluzioni diverse.

“Le persone sono consapevoli che le scoperte sono difficili e sono più motivate se sanno che i premi non sono esclusivamente per i primi,” spiega Meloso, docente presso il Dipartimento di scienze delle decisioni della Bocconi. “E la promozione di un numero più ampio di idee e di grande beneficio per la creatività intellettuale e può essere stimolata tramite dei mercati creati su misura.”

Secondo i ricercatori, infatti, per stimolare l’innovazione si potrebbe dunque pensare ad un sistema di retribuzione non più basato sui brevetti ma dove le persone detengono titoli dei componenti delle loro invenzioni. Per esempio, gli scienziati impegnati nello studio sulle celle a combustibile che pensano che il platino sia il migliore catalizzatore potrebbero acquistare dei future sul platino nella consapevolezza che una volta che la loro invenzione diventa di dominio pubblico il loro investimento crescerebbe di valore. Il presupposto per il funzionamento di questo sistema sarebbe l’introduzione di mercati per tutti gli oggetti potenzialmente componenti di scoperte future.

Tale sistema lascerebbe così intatta la motivazione di altri scienziati a continuare a lavorare ma premierebbe comunque i primi perché acquisterebbero i titoli al prezzo minore. Gli inventori sarebbero anche incentivati a divulgare al più presto le loro sco! perte pe r fare crescere il valore dei loro titoli, accelerando così lo sviluppo di applicazioni basate sulle nuove scoperte.

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