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Contro la crisi economica un rilancio della cultura del lavoro

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La Scuola di Alta Formazione per la Dirigenza del Cqia (Centro per la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento) dell’Università degli Studi di Bergamo e la Commissione Master interateneo in Dirigenza delle scuole delle università di Bergamo, Padova, Cosenza e Catania, promuovono per il 24 aprile il convegno di studi “Contro la crisi economica, sociale e culturale: un rilancio della cultura del lavoro. L’istruzione e la formazione tecnico-professionale tra passato e futuro”.

Veniamo da decenni in cui è stato inoculato un pregiudizio ben presto diventato luogo comune: bisogna studiare per non lavorare; chi studia non lavora; chi studia comanda ed è classe sociale dirigente e chi lavora obbedisce e costituisce la classe sociale comandata. Il risultato è stata la crisi economica più gigantesca che la storia ricordi. Forse sarebbe il caso di legittimare giudizi di segno esattamente opposto. Per esempio:  non è possibile studiare senza lavorare e lavorare senza studiare; solo chi si confronta con le dimensioni concrete ed operative può sviluppare riflessioni teoriche in grado di dominare il lavoro senza esserne a sua volta dominato; solo chi è in grado di obbedire può comandare e solo chi è davvero competente nel comandare può testimoniare di dover sempre obbedire a vincoli e persone.
Per questo, fra l’altro, e tanto più nella società complessa attuale, la direzione  e l’esecuzione non possono più essere funzioni polarizzate, ma si devono integrare, convivendo in maniera sistematica non solo nelle organizzazioni, ma anche in ogni azione personale.
Occorre quindi investire su una nuova cultura formativa per uscire dalle secche in cui ci troviamo. Il nostro paese, fra l’altro, ha la fortuna di poterla rilanciare, recuperando e aggiornando in modo opportuno il cuore epistemologico, culturale, metodologico, istituzionale di una tradizione che ha contribuito non poco farlo grande: quella dell’istruzione e della formazione tecnico-professionale. Bisogna solo aver la cura di non banalizzarla né sul piano formativo, né, tanto meno, su quello istituzionale e ordinamentale.

Il seminario, che si terrà nell’aula conferenze della sede di piazzale S. Agostino dell’Università degli Studi di Bergamo, intende proprio contribuire ad evitare questo rischio.

Sullo sfondo resta la sfida tracciata dallo scenario che scaturisce dalla riforma del Titolo V della Costituzione, dalla legge n. 53/2003 e dalla legge 40/2007.
Sfida che si può riassumere in questo interrogativo: si può immaginare un qualsiasi rilancio della cultura del lavoro e dell’istruzione tecnico-professionale senza tornare, come accadeva prima del Fascismo, ad un profondo, costante e diretto coinvolgimento dei territori e delle parti sociali in quest’impresa? Il recente accordo Gelmini-Formigoni in materia di istruzione e formazione professionale costituisce, del resto, un primo, significativo passo in questa direzione.          

Programma del convegno
Aula conferenze, sede di piazza Sant’Agostino, 2

9, 30 – Saluti del rettore dell’università degli studi di Bergamo, prof. Alberto Castoldi 
Saluti della Direttrice Scolastica Regionale dott.sa Anna Maria Dominici

Sessione I
Presiede e introduce il tema della sessione il prof. Giuseppe Spadafora, Università della Calabria

9,45 – Istruzione tecnica, istruzione professionale, formazione professionale e apprendistato tra Costituzione del 1948, revisione del Titolo V nel 2001 e prospettive future (prof. Giuseppe Bertagna, Università di Bergamo, condirettore di Nuova secondaria)
10,15 – Sviluppo dell'industrializzazione e sviluppo dell'istruzione tecnico-professionale: un rapporto esaurito o da rilanciare? (prof. Valerio Castronovo, Università di Torino, direttore di Prometeo) 
10,45 – Le condizioni sociali dello sviluppo dell’istruzione tecnica e professionale nell’Italia tra ottocento e novecento (sen. prof.  Sandro Fontana, Università di Brescia,  Presidente Fondazione Micheletti)
11,15 – Le condizioni culturali dello sviluppo dell'istruzione tecnica e professionale nell'Italia tra ottocento e novecento (prof. Adolfo Scotto di Luzio, Università di Bergamo)
11,45 – Pausa caffé
12,00 – L'istruzione tecnico-professionale e la modernizzazione italiana (prof. Carlo Lacaita, Università di Milano)
12,30 – L’istruzione tecnico-professionale tra terziarizzazione e delocalizzazione dell’economia (prof. Vera Zamagni, università di Bologna)
1313,30 – Dibattito

 

Buffet per i partecipanti

Sessione II
Presiede e introduce il tema della sessione il prof. Giuseppe Vecchio, preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Catania

14,30 – Geografia e genealogia dell'istruzione e formazione professionale in Lombardia (dott. Raffaella Gobbo, Università di Milano)
15 – Per un archivio storico dell’istruzione tecnico-professionale. Dal «caso» del Paleocapa di Bergamo ad un modello per la Lombardia (prof. Juanita Schiavini, Università di Bergamo, direttore del Centro studi sul territorio; dott. Ornella Gelmi, dottorato di scienze pedagogiche, Università di Bergamo)
15,30 – La sfida metodologica e didattica di un insegnamento per alternanza scuola lavoro e per apprendistato (prof. Giuliana Sandrone, Università di Bergamo, coordinatrice scientifica del Cqia)
16 – Tavola rotonda
C'è ancora bisogno di scuole secondarie e postsecondarie dell'istruzione e formazione professionale? Risposte tra economia, società, educazione e cultura.
Partecipano:
dott. Silvio Albini,  Amministratore Delegato Gruppo Albini
dott. Alberto Bombassei, Presidente Brembo spa e Vicepresidente Confindustria
dott. Tito Lombardini,  Presidente Lombardini Holding spa
Coordina e interroga:
dott. Ettore Ongis, direttore del quotidiano «L'Eco di Bergamo»
17,30 – Conclusioni e prospettive (prof. Giuseppe Bertagna, Direttore della Scuola di Alta Formazione del Cqia)

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