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Fiere

I nuovi orizzonti di Fiera Milano International

bicocchi

L’amministratore delegato, Sandro Bicocchi, parla delle strategie per affrontare questo difficile 2009 anche sul fronte delle manifestazioni fieristiche: nuove opportunità per le imprese, investimenti confermati, attenzione al cliente e visione prospettica per essere pronti alla futura ripresa .

Consapevolezza delle proprie responsabilità, attenzione al cliente e capacità di rischiare. Seguendo questa triplice direttrice Sandro Bicocchi, amministratore delegato di Fiera Milano International ha costruito una carriera densa di successi e cambi di rotta perché, come dice lo stesso imprenditore, “per avere successo bisogna mettersi sempre in gioco e porsi sempre degli obiettivi”.
Come si inserisce Fiera Milano International nel contesto economico lombardo e nazionale?
Fiera Milano International è l’organizzazione fieristica più importante del Gruppo Fiera Milano. Tra i nostri marchi abbiamo Macef, Tutto Food e Miart, alcune tra le fiere più importanti. Stiamo inoltre lavorando a un importante progetto per l’integrazione e la realizzazione di un unico operatore. Abbiamo un fatturato di 53 milioni di euro, un organico di circa un centinaio di dipendenti e operiamo in un contesto come quello di Fiera Milano che resta il più grande quartiere fieristico d’Italia con alle spalle una società da 300 milioni di euro. A livello regionale abbiamo calcolato che un euro ricavato da Fiera Milano corrisponde ad altri 10 ricavati dall’indotto del sistema lombardo tra alberghi, servizi ecc.

In un 2009 che si preannuncia essere critico e difficile per molte imprese, quali saranno le ripercussioni sul fronte Fiera?
La prima manifestazione dell’anno, il Macef, ha fatto registrare una flessione tra l’8 e il 14%, un dato non troppo sconvolgente visti i tempi. È sicuramente meno di quanto ci aspettavamo anche se le premesse non erano state sicuramente positive. Terminato il Macef di settembre infatti le adesioni per l’edizione di gennaio erano aumentate del 20 per cento rispetto al 2008, una percentuale arrivata al 50 per cento a fine settembre. Con il crollo delle borse, attorno al 10 ottobre molte aziende, circa il 70%, hanno fatto un passo indietro. Alla fine il fattore psicologico e il panico che iniziava a diffondersi ha annullato l’incremento portando a – 20% le adesioni. Nonostante questo per il 2009 abbiamo deciso di mantenere alta l’attenzione verso il cliente, offrendo alle imprese la possibilità di essere comunque presenti anche se con spazi ridotti. Per questo motivo abbiamo confermato tutti gli investimenti, prevedendo meno ricavi nell’ordine del 20%. La crisi prima o poi finirà e quando la bufera passerà noi saremo ancora in piedi insieme alle aziende che avremo mantenuto.

Quali sono i fronti su cui avete deciso di muovervi?
Su tre punti fondamentali: l’attenzione al cliente, la riduzione della marginalità e la sinergia con il pubblico. I margini sono diminuiti di circa un quinto e questo significa che sarà un 2009 di perdita ma per accelerare la ripresa le nostre attenzioni devono spostarsi dall’asse della marginalizzazione alla tutela e conservazione del cliente. Parallelamente tra settembre e dicembre 2008 abbiamo lavorato molto sull’attività con le Regioni e abbiamo creato una linea di piano che nel 2009 dovrà portare ricavi di circa 2 milioni di euro e per il 2010-2011 aumenti dal 3,5% fino 5,5%. Abbiamo già costruito importanti collaborazioni con la Campania e la Sardegna che ci permetteranno di realizzare road show territoriali. Se da una parte i margini sono diminuiti, grazie a queste duplici azioni il fatturato si è mantenuto più o meno stabile.

Guardare alla ripresa significa guardare all’estero o restare in Italia?
Diminuendo i metri quadrati destinati alle nostra aziende sono aumentate le aziende estere che si attestano oggi a circa il 23 per cento. Si tratta per lo più di realtà internazionali e quindi poco toccate dagli effetti della crisi. Sarà quindi indispensabile giocare sull’apertura al mondo.

Di quali strumenti necessita un’impresa per mettere in atto un’adeguata politica di internazionalizzazione?
Nessuno strumento. Prima di tutto l’imprenditore deve avere la testa e la giusta idea da rivolgere a un mercato globale. Deve essere in grado di trovare un partner a livello internazionale che gli possa garantire lo sviluppo. Senza un prodotto giusto è inutile spostarsi.

Quali sono i mercati migliori?
Oggi come oggi investirei sul Messico. Il motivo? La ripresa ripartirà dagli Stati Uniti ma le barriere di accesso, già alte ora, si alzeranno ulteriormente. Il Messico è la piattaforma produttiva degli Stati Uniti ed è parte del Nafta (North American Free Trade Agreement). La classe dirigente messicana inoltre è notevole, efficiente, capace di cogliere subito le occasioni. Hanno la giusta mentalità.

In tutto questo che fine fa la Cina invece?
La Cina è il mio primo amore. Ho fatto il mio primo viaggio in Oriente nel 2001 quando già il business lo avevano fatto tutti. Il fenomeno Cina sicuramente non può dirsi finito ma temo sia diventato un qualcosa di completamente autarchico con una domanda e un mercato prevalentemente interni.

Lei ha lavorato molto sia nelle istituzioni, che all’interno della realtà aziendale. Secondo la sua personale esperienza e quello che vede e vive quotidianamente, il rapporto tra questi due mondi come sta cambiando, soprattutto alla luce del rapporto incrinato con le banche?
I privati rappresentano la percentuale maggiore, il pubblico è quasi inesistente. Purtroppo nel settore pubblico manca quella meritocrazia che dovrebbe premiare chi produce e penalizzare chi lavora male. Io ho sempre lavorato nel privato perché lo ritengo un campo molto più compless e, competitivo dove conta soprattutto la capacità personale. Sono comunque d’accordo con quanto ha detto il Papa qualche settimana fa, sottolineando la necessità di una maggior collaborazione tra le istituzioni per uscire dalla crisi. Non solo, ha anche posto l’accento sull’emergenza educativa: i giovani infatti non sono più dediti a stili di vita sobri e non riescono ad approcciarsi alla realtà con valori veri. La crisi è figlia di questa emergenza. Manca l’attenzione ai valori veri e si predilige quasi sempre il potere.

Una delle tematiche a lei più care è il Capitale Umano. Alla luce di questa sua riflessione come l’impresa dovrebbe investire in quel tipo di  risorsa?
Prima di tutto dividendo l’uomo dai risultati economici dell’azienda. Non si può sviluppare un gruppo di lavoro partendo da valori sbagliati. L’azienda è fatta per fare business ma il lavoro è il momento in cui l’uomo scopre il senso della sua vita e questo deve essere un passaggio cruciale nelle imprese.

Qual è stato il primo passo che ha fatto per iniziare la sua carriera?
Ho iniziato a lavorare mentre frequentavo l’Università, quando alcuni amici mi coinvolsero nell’organizzazione di una manifestazione che si chiamava “happening dei giovani”, per raccogliere le sponsorizzazioni delle aziende. In quell’occasione ho conosciuto una famiglia romana che due o tre anni dopo mi prese a lavorare nella sua azienda di Milano.

Qual è stato il denominatore comune che le ha permesso di raggiungere traguardi importanti, nonostante la sua giovane età?
Da una parte bisogna sicuramente avere un po’ di fortuna, dall’altra è importante avere la capacità di cogliere le occasione che si presentano davanti. Il vero successo, per qualsiasi persona, non sta tanto nel fare carriera o meno ma nel capire che la realtà ti chiama a una responsabilità. Personalmente vivo il lavoro mettendomi sempre in gioco. Non voglio fermarmi perché sono diventato amministratore delegato di Fiera Milano International. Si cammina e si va avanti per obiettivi, rischiando a volte ma è sempre meglio agire.

Il suo prossimo obiettivo?
Fare uscire bene la mia azienda dalla crisi.

Sandro Bicocchi  Nato a Colle Val d’Elsa (SI) nel 1970, è sposato ed ha 4 figli. Si laurea a pieni voti nel 1995 in Scienze dell’Informazione con una tesi sulla riorganizzazione delle attività aziendali mediante supporti di workflow management e mobile computing. Dopo la laurea entra in una società di marketing e diventa direttore della sede milanese. Nel 1998 fonda EUROMEDIA SpA (9,5 mln € di fatturato), società che guida fino al 2001 e che nel 2002 viene ceduta al Gruppo COS- FINSIEL. Dal dicembre 2003 è consigliere di amministrazione di FINSIEL SpA (800 mln € di fatturato), leader italiano del settore ICT con delega per il supporto al Presidente per le strategie commerciali. Dal 2000 è direttore generale della Compagnia delle Opere. Nel luglio 2004 viene eletto vicepresidente con delega all’internazionalizzazione. Si dimette nel luglio 2006. Nel luglio 2002 entra nel Consiglio della Camera di Commercio di Milano, divenendo vicepresidente di Promos azienda per l’Internazionalizzazione. Da giugno 2005 è membro del comitato strategico di consultazione permanente per la competitività della Regione Lombardia. Dal gennaio 2005 ricopre la carica di vicepresidente nella Fondazione Italia-Cina, la struttura guidata da Cesare Romiti che svolge attività di promozione e di sviluppo tra l’Italia e la Repubblica Popolare Cinese. Da luglio 2005 è amministratore delegato ITALIANLINK SpA, società di consulenza per l’internazionalizzazione delle PMI. Da maggio 2006 è consigliere di amministrazione della SIMEST SpA, società italiana per le imprese all’estero partecipata dal ministero per il commercio internazionale e dalle principali banche italiane su designazione della conferenza Stato-Regioni. Dal marzo 2007 è Presidente e Amministratore Delegato di Fiera Milano International.  

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