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Economy

Rapporto banche e imprese: le azioni messe in campo dagli istituti di credito

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Continua l’inchiesta di B&G sul rapporto tra banche e imprese. In questa seconda parte a parlare è il fronte banche con Gianfranco Torriero, Direttore Centrale Responsabile dell’Area Centro Studi e Ricerche Abi

Speciale Banche e ImpreseParte seconda

Rafforzare il dialogo tra banche e imprese, favorire la ricapitalizzazione delle aziende e l’accesso al credito. Sono alcune delle azioni messe in campo dal sistema bancario per affrontare la crisi finanziaria, come spiega il Direttore centrale responsabile dell’Area Centro Studi e Ricerche Abi, Gianfranco Torriero.

Cerchiamo prima di tutto di capire se effettivamente si sta registrando questo credit crunch. In che misura?
I dati disponibili a livello di sistema non confermano la presenza del credit crunch in Italia. Nel corso degli ultimi mesi si sta registrando invece una decelerazione del tasso di crescita degli impieghi. In particolare, i finanziamenti alle imprese non finanziarie sono cresciuti a dicembre 2008 di circa il 6% su base annua. Questo valore è ancora superiore di oltre un punto percentuale se si considera l’effetto delle cartolarizzazioni dei crediti. Pertanto il mercato dei finanziamenti, più che da un fenomeno di contrazione dell’offerta del credito, nella fase attuale risente dagli effetti del rallentamento ciclico dell’economia italiana. I finanziamenti alle imprese registrano un tasso di crescita positivo mentre il pil, gli investimenti, i principali dati relativi alla dinamica del fatturato e della produzione delle imprese sono fortemente negativi. Quindi, pur in rallentamento, l’offerta del credito nel complesso resiste ai venti di recessione, in un contesto in cui inevitabilmente le politiche di affidamento delle banche sono diventate più attente data l’evoluzione dell’economia.

Qual è lo stato di salute della banche italiane?
In questa crisi che ha colpito tutte le economie, il settore bancario italiano si è dimostrato più solido, più forte rispetto agli altri settori bancari esteri. La maggiore capacità di resistenza delle banche italiane ha fatto perno su un più basso utilizzo dell’effetto leva, un diverso business mix (più tradizionale e meno esposto nelle attività finanziarie), una elevata qualità degli attivi bancari. Ma la crisi ora da finanziaria è diventata “reale”, impatta su tutti i settori dell’economia. Sicuramente l’attesa è di un peggioramento della qualità del credito, fenomeno che si accompagna normalmente a situazioni di recessione. Tuttavia, partiamo da una situazione di forza. Il livello della rischiosità dei prestiti alle imprese è su livelli storicamente bassi, possiamo quindi ritenere che la situazione sia pienamente gestibile. Da parte dei clienti-famiglie inoltre non sembrano esserci tracce di aumento delle sofferenze, che possano pesare ulteriormente sullo stato di salute delle nostre banche. Per continuare a garantire la stabilità del sistema, è necessario preservare la qualità degli impieghi. Un importante contributo alla stabilità del settore deriva altresì dalla dinamica della raccolta: a dicembre del 2008 è cresciuta del 13% rispetto allo stesso mese del 2007, più del doppio di quanto si registrava a fine 2007 (+6,3%).

Quali sono i settori, le aziende che oggi avanzano richieste di credito?
A partire dalla seconda metà del 2008, si registrano andamenti più convergenti per quanto riguarda la dinamica dei prestiti tra le diverse dimensioni di imprese. Strutturalmente i prestiti alle piccole e medie imprese presentano tassi di crescita maggiormente stabili mentre sono soprattutto i prestiti di maggiore dimensione che registrano andamenti più volatili. Questo è dovuto soprattutto alle diverse finalità dei prestiti che caratterizzano le due tipologie dimensionali di imprese. Per le Pmi è rilevante la quota di finanziamenti per stabilizzare il circuito degli incassi e dei pagamenti. Comunque nell’ultimo trimestre del 2008, i settori che presentano tassi di crescita più elevati sono quelli dei prodotti energetici, della metallurgia, dei mezzi di trasporto. Il tessile e la carta invece registrano variazioni negative.

Quali sono state le principali iniziative prese dal settore bancario a sostegno dei finanziamenti alle aziende?
Già nel biennio 2004-2005, periodo che ricordo aveva registrato un forte rallentamento ciclico dell’economia, il settore bancario aveva contribuito ad una efficace gestione della struttura finanziaria delle imprese, attraverso anche un ampio ricorso alla ristrutturazione dei debiti. Oggi, data la situazione recessiva, l’impegno deve essere ancora maggiore. Abi e Confindustria hanno attivato proprio a questo fine un tavolo di lavoro ad alto livello, che vede il coinvolgimento dei presidenti delle due Associazioni, e dei presidenti e degli amministratori delle principali banche italiane oltre ad alcuni importanti imprenditori. L’obiettivo è rafforzare il dialogo tra il mondo delle imprese bancarie e quello delle imprese degli altri settori produttivi. Inoltre sono stati individuati alcuni temi che possono essere sviluppati con una azione comune. In particolare, sosteniamo misure volte a favorire la ricapitalizzazione delle aziende ad esempio attraverso la detassazione degli utili reinvestiti e degli apporti di capitale nonché tramite la rivalutazione del patrimonio immobiliare delle Pmi. Nello stesso tempo, per favorire l’accesso al credito, abbiamo auspicato un rafforzamento dei Confidi e della dotazione patrimoniale del Fondo di Garanzia delle Pmi, che può essere utilizzato anche per operazioni di capitale di rischio. Un ulteriore intervento che stiamo realizzando è quello dell’individuazione di strumenti che rendano più facile lo smobilizzo dei crediti che le imprese hanno nei confronti della pubblica amministrazione. Per migliorare il rapporto tra le parti, in tema di rating è stato concordato un protocollo per individuare le modalità con cui le banche dovranno informare le aziende dei fattori rilevanti, suscettibili di influenzare la valutazione, e i principi del processo del rating che saranno applicati. Per rafforzare ulteriormente la collaborazione, il lavoro comune tra Abi e Confindustria sta proseguendo, tappa dopo tappa, su tutto il territorio nazionale, nelle singole province. La priorità attuale è mantenere la reciproca fiducia.

Chi subisce maggiormente il rallentamento del credito?
Le indagini congiunturali svolte periodicamente dalla Bce e dalla Banca d‘Italia per valutare i fattori alla base della dinamica dei prestiti, stanno rilevando come sia negativo il contributo fornito alla domanda di prestiti da parte delle componenti riconducibili agli investimenti e alle politiche di merger & acquisition. In realtà, quindi, la decelerazione dei finanziamenti è stata più sensibile per le medio/grandi imprese. Le Pmi in genere presentano variazioni dei finanziamenti più contenute. Per l’Italia, un nostro recente studio ha messo in evidenza l’importanza della vicinanza tra banca e impresa per ridurre il grado di rischio dei finanziamenti. Proprio la vicinanza, l’ampia articolazione territoriale dei punti di contatto tra banche e realtà produttive, assicurata sia dalle piccole banche sia dai grandi gruppi bancari, dovrebbe consentire il significativo sostegno nei confronti delle imprese, soprattutto di quelle piccole e medie, fondamentali per la tenuta dell’intero sistema economico, che potranno quindi fare affidamento su istituti che pure innovandosi hanno mantenuto una presenza capillare e un rapporto forte con il territorio.

Dal vostro punto di vista le imprese come dovranno affrontare questo 2009?
Piuttosto che dare consigli su come affrontare la crisi, sarebbe meglio riflettere sulle difficoltà comuni e considerare le op- portunità per rafforzare il confronto tra industria bancaria e settore produttivo. Il compito delle banche nel 2009 sarà particolarmente impegnativo: dovrà contemperarsi l’esigenza del sostegno dell’economia con i principi di sana e prudente gestione, per evitare spiacevoli sorprese a livello di qualità del credito. Per quanto riguarda le imprese, il rafforzamento patrimoniale si pone come obiettivo prioritario. Questo è un fattore cruciale per creare le condizioni di maggiore competitività in una fase ciclica che dai diversi previsori viene considerata particolarmente critica. Proprio nell’ottica di accrescere il dialogo come Abi, oltre all’attività con Confindustria, stiamo rafforzando la collaborazione anche con le altre rappresentanze del mondo imprenditoriale, ad esempio rafforzando il ruolo dell’“Osservatorio permanente sui rapporti banche e imprese” che ci permette di monitorare con tempestività le principali variabili creditizie e di confrontarci con i problemi che di volta in volta si possono presentare.

Quando potranno esserci degli spiragli di luce?
Come dimostrato dalle previsioni della Banca d’Italia e del Governo che stimano una contrazione del Pil del 2% per il 2009, la crisi finanziaria ora è accompagnata a livello internazionale da un ciclo recessivo dell’economia reale, che investe ovviamente anche l’Italia. Ciò è confermato anche dal calo degli investimenti e dal crollo della produzione industriale e degli ordinativi. L’economia italiana è fortemente penalizzata dalla dimensione del debito pubblico che rende più difficile l’attivazione di politiche anticicliche. Tuttavia, data l’eccezionalità della crisi, è ineludibile uno sforzo congiunto di tutti gli operatori economici per ricreare condizioni per una rapida ripresa dell’economia nazionale. Ognuno deve fare la sua parte. Inoltre non dobbiamo dimenticarci che nel corso degli ultimi dieci anni il Pil italiano era cresciuto a ritmi stabilmente inferiori a quelli degli altri paesi europei e quindi permane l’esigenza di attivare politiche volte non solo al rilancio congiunturale ma anche al rafforzamento strutturale della nostra economia. In questo quadro, un importante elemento di positività può essere svolto dal settore bancario che ha dimostrato un buon livello di solidità e stabilità. Grazie ad una gestione tradizionalmente oculata e attenta, le nostre banche continuano a svolgere con efficienza ed efficacia il proprio ruolo cruciale di sostegno dell’economia. Nell’anno in corso, speriamo quindi, con uno sforzo corale, di riuscire a gettare le basi per una ripresa economica, affinché nel 2010 si realizzi una significativa inversione di tendenza.

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