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Economy

Uniti nel segno del design

polidesign

Prosegue il viaggio di B&G nel mondo dei distretti. In questa seconda parte, grazie a Giuliano Simonelli, Presidente Consorzio POLI. design del Politecnico di Milano e referente per il Sistema Lombardo del design, andremo alla scoperta del Consorzio del design

Speciale Reti e Distretti – Parte seconda
ll design è senza dubbio uno dei caratteri distintivi del territorio e dell’economia milanese e lombarda. “Ragione per cui – spiega Giuliano Simonelli, Presidente Consorzio POLI. design del Politecnico di Milano e referente per il Sistema Lombardo del Design – affermate personalità del design internazionale, ma anche schiere di giovani talenti giungono quotidianamente qui per portare le proprie idee e scambiarle in quel fecondo processo di generazione collettiva dell’innovazione che è tipica del “fare design a Milano”.
Quali sono le opportunità e le caratteristiche principali e fondanti della rete del design?
La rete del design presenta forti analogie con la tipica forma distrettuale italiana, qui applicata alla produzione di un bene particolare che è il sapere progettuale, e di tale forma ha seguito i più recenti processi evolutivi dettati dalla internazionalizzazione e dalla globalizzazione. L’impresa di base che offre “servizi” di design è di piccole dimensioni, non riassume in sé in genere l’intero processo di ideazione, progettazione, comunicazione e vendita del progetto, ma si serve di una serie di fornitori di intermedi, a loro volta altamente specializzati in una fase, determinando nei fatti l’esistenza di vere e proprie filiere produttive del progetto.

Quali sono gli strumenti messi in campo per reggere la concorrenza nel settore design sul fronte internazionale?          L’obiettivo della Rete del Design milanese e lombardo resta quello di mantenere una posizione dominante nell’attuale competizione tra regioni e città del mondo, tese ad affermare la propria identità e le proprie vocazioni, per conquistare rinnovate posizioni di leadership produttiva, culturale e sociale. Milano vanta oggi un fitto sistema di relazioni a livello nazionale ed internazionale che organizzano nella città proprie antenne di ascolto, momenti di visibilità, eventi e manifestazioni, facendo frequentemente ricorso a risorse di progetto qui facilmente reperibili. Quello del design rappresenta certamente uno dei punti di più forte attrattività a livello internazionale.

Quali sono le aziende che appartengono a questa Rete?
Le origini del sistema stanno in quel ricco ed esteso tessuto di imprenditoria milanese e lombarda che si è distinta, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, nella produzione di beni durevoli capaci di esprimere singolari qualità. È principalmente nella produzione di beni estetici quali arredi, lampade, oggetti per la casa e per la persona che un acereta parte dell’imprenditoria milanese e lombarda si è specializzata, in singolare comunanza di intenti e di interessi con un nucleo di architetti, designer, grafici, comunicatori, manager del progetto che ha di fatto dato origine al sistema. Si trattava di forti personalità, attive nell’ambito del progetto di architettura e di design, dell’editoria come della comunicazione, della promozione di eventi artistico-culturali, nel management delle attività a supporto del sistema, protagonisti nei rispettivi campi di attività.

Come opera la Rete?
Si tratta nell’insieme di un organismo complesso che non ha mai avuto una guida dall’alto, una forma definita, una sua struttura codificata. Si può affermare che questo è stato in passato il suo elemento di forza; oggi costituisce uno dei suoi punti di maggiore criticità.

Il design rappresenta un valore fondante per l’identità nazionale. Che cosa differenzia, dunque, il design milanese e lombardo da altre realtà sul territorio italiano?
 Resta il fatto che Milano è, nell’insieme, un grande brand collettivo del progetto che deve mantenere un primato sforzandosi di elaborare continuamente nuove forme di conoscenza intorno al design, sperimentando idee, codici stilistici e formali, anticipazioni sui comportamenti d’uso e sui modelli di consumo. Realizza tale obiettivo attraverso un complesso sistema di attività legate al design di cui si fanno interpreti soggetti d’impresa, operanti nel campo dell’associazionismo e della rappresentanza, dell’editoria di settore, della formazione e della promozione culturale, della visibilità e della rappresentazione del prodotto.

Lei è Presidente del Consorzio POLI.design del Politecnico di Milano, una realtà che fa da cerniera tra formazione, innovazione e impresa. Come il mondo delle imprese percepisce oggi il design?
Molte delle relazioni con il design delle imprese sono esterne, talvolta formali, di collaborazione continuativa o periodica, oppure informali, di semplice assorbimento del design per processi di trasmissione osmotica dall’ambiente circostante o per imitazione. Non dimentichiamo inoltre che l’azione del design si proietta oggi non solo sul prodotto, ma anche sull’intero processo di creazione di valore intorno al prodotto, sulla comunicazione, sui punti vendita, sui servizi. Non tutte le imprese hanno il design nel loro dna. Occorre inoltre ricordarsi che il design non è una merce che si acquista, ma un processo che richiede un lungo apprendimento da parte dell’azienda, un processo di comprensione del suo valore e delle sue potenzialità, condizioni non sempre presenti delle imprese italiane.

Come sarà il 2009 di questo distretto?
La crisi epocale che stiamo vivendo induce le imprese più lungimiranti ad investire sul design come fattore distintivo al fine di mantenere – ed accrescere se possibile – il proprio potenziale competitivo. Il sistema delle professioni reagisce cercando di trovare dentro la crisi nuove forme di adattamento, inventandosi nuove professionalità in risposte a nuovi bisogni e guardando anche, con grande interesse ed attenzione, alle economie emergenti del mondo. I molti soggetti che, a vario titolo, partecipano alla governance di questo distretto dovrebbero sforzarsi di costruire politiche coerenti perché il delicato equilibrio dell’“eco-sistema del design” non si impoverisca e regredisca.

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