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Economy

Imprese e laureati: aspettative a confronto

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Gli ingegneri meccanici si confermano tra i più competitivi per tasso di impiego, preparazione e livello di inserimento nel mondo lavorativo. Lo conferma un’indagine di Fondazione Politecnico, Politecnico di Milano e Assolombarda.
 
Si è svolta oggi presso il Politecnico di Milano la presentazione dei risultati dell’Indagine sulle competenze dei laureati in Ingegneria Meccanica, realizzata dalla Fondazione Politecnico di Milano, dal Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano e da Assolombarda. L’analisi, svoltasi nel 2008, ha recuperato informazioni  circa l’efficacia dei corsi di studio universitari in rapporto al contesto lavorativo, interpellando direttamente i laureati degli ultimi 10 anni, già in possesso di significative esperienze lavorative.

L’esigenza di avvicinare sempre di più l’università e il tessuto produttivo si sta trasformando in un vero e proprio requisito a garanzia dell’eccellenza dei percorsi di studio e risulta ancor più significativa nell’attuale contesto di rinnovamento che vede le università italiane impegnate ad individuare competenze e professionalità utili alle imprese.

Gli 800 laureati meccanici intervistati svolgono la propria attività principalmente in Lombardia (76,7% del totale) e nell’area milanese (46,1%), in aziende di grandi dimensioni (57,8%), a forte vocazione internazionale e appartenenti a settori con spiccata tradizione tecnico/ingegneristica (macchine e apparecchi meccanici ed elettrici; mezzi di trasporto; oil&gas; chimica e petrolchimica).

Analizzando le aree aziendali in cui gli ingegneri intervistati sono chiamati ad operare, emerge come le aree “classiche”, per le quali i corsi di Ingegneria meccanica sono progettati, risultino quelle a maggior assorbimento di laureati, a conferma di un sistema che funziona: “progettazione”, “ricerca e sviluppo”, “tecnico-commerciale”, “gestione della produzione”, “qualità e sicurezza” assorbono da sole quasi il 70% dei dipendenti e l’80% dei liberi professionisti. D’altro canto, non sono rari i casi di ingegneri che prestano la loro opera contemporaneamente in due o più aree, fattore che dimostra il buon livello di spendibilità delle competenze maturate.

La possibilità di crescita professionale è la prima motivazione alla base della scelta dell’azienda in cui lavorare, sia in fase di ricerca di primo impiego che in occasione di ricerca di un nuovo lavoro. Un’alta remunerazione, non essenziale in fase di scelta del primo impiego, diventa per il 70% circa dei rispondenti un elemento imprescindibile nel caso di cambio di occupazione.

Concentrando l’attenzione sui giudizi espressi dai rispondenti in merito all’efficacia della formazione ricevuta, emerge innanzitutto come le competenze tecnico/scientifiche e caratterizzanti il corso di ingegneria meccanica (quali per esempio le competenze matematiche, fisiche, meccaniche di base e specialistico/applicative, ingegneristiche non meccaniche, informatiche avanzate, statistico-probabilistiche) vengano generalmente sviluppate all’università in misura adeguata alle esigenze del mondo del lavoro.

Diversa è invece la percezione riguardante la formazione ricevuta per competenze di più diretto interesse aziendale; alcune di esse, quali per esempio le competenze gestionali–organizzative, di negoziazione, di programmazione e gestione delle attività di lavoro, nonché la capacità di muoversi in contesti internazionali, di presentare efficacemente e di utilizzare le normative specifiche di settore, presentano invece gap tra il grado di utilità al lavoro e il livello di padronanza raggiunto durante i corsi universitari, triennali o quinquennali indifferentemente.

Due ulteriori spunti di riflessione si possono trarre con riferimento alla conoscenza delle lingue straniere e alla capacità di lavorare in team, tradizionalmente visti dalle aziende come aspetti critici nella preparazione di un ingegnere. Sebbene l’assoluta maggioranza dei rispondenti (94% del totale) dichiari di padroneggiare la lingua inglese, tuttavia è scarso il merito riconosciuto all’università come luogo ove la competenza è maturata. All’opposto, una considerazione a parte merita la capacità di lavorare in team, che sembra essere acquisita a livelli soddisfacenti (sebbene non ottimali) già durante i corsi universitari. A questo l’università risponde già da due anni con attività di orientamento professionale pensate per fornire le soft kills necessarie.

In estrema sintesi, infine, il 95% degli intervistati ritiene “Utile”o “Abbastanza utile” la formazione universitaria ricevuta, mentre il 90% circa si dichiara “Soddisfatto” o “Abbastanza soddisfatto” della propria posizione lavorativa.

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