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Tecnologie

L’impresa meglio se 2.0

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La ricerca della School of Management del Politecnico di Milano: la crisi costringe a ridurre gli investimenti nel Ict, eppure crescono gli strumenti web 2.0 legati alle aziende: dallo sviluppo dei contenuti alla gestione del patrimonio informativo

Calano gli investimenti nell’ICT (Information and Communication Technology) ma gli strumenti web 2.0 al servizio delle imprese guadagnano terreno. È quanto emerge dalla ricerca “L’Enterprise 2.0 al tempo della crisi: la concretezza di chi osa” realizzata dall’Osservatorio Enterprise 2.0 della School of Management del Politecnico di Milano. In un quadro generale di riduzione del budget per gli investimenti ICT nel prossimo triennio, quattro ambiti applicativi dell’Enterprise 2.0 risultano in controtendenza: Unifi ed Communication & Collaboration (UC&C), Enterprise Content Management (ECM), Social Network & Community (SN&C) e Adaptive Enterprise Architecture (AEA). Le entità medie di investimento in questi ambiti non sono elevate rispetto al totale della spesa ICT (si va dai 100mila euro per iniziativa nel SN&C ai 600mila euro nell’AEA), ma i tassi di crescita attesi nei prossimi tre anni sono decisamente superiori a quelli del budget ITC complessivo: per UC&C ed ECM i Chief Information Officer prevedono aumenti intorno al 50%, mentre del 35% e del 25% per SN&C e AEA. Tra i quattro ambiti, due risultano più maturi (Unified Communication & Collaboration ed Enterprise Content Management) sia nella percezione che nell’adozione all’interno delle imprese.

Unified Communication & Collaboration (UC&C): rappresenta le iniziative a supporto della gestione di ogni tipo di comunicazione, interna ed esterna all’impresa, in modo unitario e indipendente dai mezzi adottati per veicolare i contenuti attraverso infrastrutture e strumenti integrati. Appena il 9% dei CIO intervistati risulta “scettico”, il 45% è di “pionieri” ritenendo da sempre strategiche queste azioni, il 46% si è “convertito” sull’importanza di tali strategie. Enterprise Content Management (ECM): include le attività a supporto della gestione del patrimonio informativo, sia all’interno che all’esterno dell’organizzazione, attraverso strumenti che migliorano l’accuratezza, l’accessibilità e l’integrità nella gestione di documenti e, più in generale, di contenuti.

 Il 12% di CIO è scettico, il 51% è pioniere e il 37% è convertito. Social Network & Community (SN&C): comprende tutte quelle azioni che hanno come obiettivo la valorizzazione delle relazioni all’interno e all’esterno dell’impresa. Il 49% dei CIO sono ancora scettici, il 10% sono pionieri, ben il 41% si sono convertiti. Adaptive Enterprise Architecture (AEA): si intendono tutte quelle iniziative deputate a rispondere al bisogno di riconfigurare velocemente processi e ambienti di lavoro, rendendo il Sistema Informativo più fl essibile. Ben il 35% dei CIO risulta scettico, solo il 24% è pioniere mentre i convertiti ammontano al 41%. La ricerca ha permesso di mappare anche il livello di adozione reale nelle organizzazioni: per l’Enterprise Content Management il 40% delle imprese è attualmente impegnato in uno sviluppo unificato o strategico, il 26% per Unified Communication & Collaboration, il 21% per Adaptive Enterprise Architecture e solo l’8% nel Social Network & Community.

Nel complesso l’adozione nelle applicazioni dell’Enterprise 2.0 sono complete al 3%, composite (sviluppo elevato su almeno due ambiti) per il 21%, focalizzate (un solo ambito) nel 36% dei casi ed embrionali (per il 40%). Con questa seconda ricerca l’Osservatorio Enterprise 2.0 ha evidenziato come il fenomeno dell’Enterprise 2.0 stia profondamente mutando il modo di concepire i Sistemi Informativi: dall’essere fortemente incentrati sull’automazione e il supporto di processi strutturati, si stanno sempre più orientando a supportare processi che incorporano in misura crescente flussi di informazioni destrutturate. Nell’impossibilità di automatizzare o codificare queste attività, l’enfasi si è spostata progressivamente sull’individuo e sull’esigenza di migliorarne la capacità di utilizzare le risorse che l’azienda e l’ambiente esterno gli mettono a disposizione, creando così le migliori condizioni lavorative in ogni situazione e attraverso diversi mezzi e canali, anche in mobilità.

Ma per sviluppare questo nuovo approccio al Sistema Informativo sono fondamentali sia la presenza sia il ruolo di un vero CIO. E che, in una visione di collaborazione integrata, la Direzione Sistemi Informativi sia supportata – avendo la forza di farsi catalizzatore e perno del cambiamento – dalla Direzione Risorse Umane e dalla Direzione Marketing e Commerciale. “Nello scenario di crisi attuale il fenomeno dell’Enterprise 2.0 appare come di fronte a un bivio: se affrontato in modo superficiale o demagogico, verrà archiviato come una moda passeggera o al più accantonato come un ‘lusso’ posticipabile a tempi migliori – afferma Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio – se, viceversa, verrà compreso in modo profondo e poi affrontato con concretezza e pragmatismo, potrà portare da subito vantaggi concreti e, al tempo stesso, costruire le premesse per un processo di rinnovamento organizzativo che permetterà alle imprese più efficaci di differenziarsi ed essere protagoniste nel prossimo ciclo di crescita.

Di qui l’attenzione che quest’anno abbiamo posto ad analizzare le iniziative concrete in atto e a valutarne gli impatti sull’organizzazione, affiancando alla visione dei responsabili dei progetti e dei CIO quella di altri attori emersi come fondamentali, i responsabili delle Direzioni Risorse Umane e Marketing e Commerciale e gli utenti stessi.”. “Grazie all’Enterprise 2.0 – conclude Stefano Mainetti anche lui Responsabile Scientifico dell’Osservatorio – le aziende più lungimiranti riusciranno a cogliere nella crisi un’opportunità, coniugando le esigenze contingenti con un percorso di cambiamento interno che non può essere proprio ora trascurato o frenato, ma che va anzi accelerato perché, come sottolineato dall’attuale Capo di Gabinetto della Casa Bianca Rahm Emanuel, ‘…una grave crisi non va mai sprecata…".

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