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Economy

Gli effetti della crisi sull’economia russa

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Un’attenta analisi sul panorama produttivo e finanziario di una delle grandi economie mondiali che potrebbe affrontare un 2009 in crescita (ridotta) a dispetto della grave situazione internazionale

Tra le grandi economie mondiali emergenti, la Russia è da oltre sette anni al terzo posto come dinamica di sviluppo, dopo Cina e India. Nel 2006 il Pil russo è aumentato del 7,4%, nel 2007 dell’8,1 percento. E nella prima metà del 2008, rispetto alla prima metà del 2007, la crescita è stata del 7,5 percento. A partire dall’autunno 2008 la crisi mondiale ha incominciato a farsi sentire anche in Russia, facendo in primo luogo crollare la Borsa (anche se ha un’incidenza sull’economia reale molto minore che in Occidente), per poi riflettersi sulla produzione industriale. In seguito al calo di Borsa e alla fuga di capitali nel luglio-agosto 2008 per la crisi nel Caucaso, Standard & Poors il 19 settembre riduceva il rating sovrano della Russia da “positivo” a “stabile”, e poi a “negativo”, l’8 dicembre 2008. Anche Fitch Ratings, il 4 febbraio 2009, ha abbassato il rating russo a BBB. Dal 5,4% a metà anno, la produzione è scesa al 4,9% nei primi dieci mesi, al 3,7% a fine novembre, e al 2,1% a fine anno. La caduta produttiva è stata particolarmente vistosa a novembre, con un calo di oltre il 10% su ottobre e di quasi il 9% rispetto al novembre 2007. Grazie al buon andamento dei primi 7-9 mesi, il Pil russo è comunque riuscito a terminare il 2008 con un aumento del 5,6% comunque inferiore alle previsioni del 6-6,5% del tardo autunno.

La Russia, che mantiene il terzo posto del mondo in termini di riserve valutarie, (erano di 427 miliardi di dollari al 1 gennaio 2009, poi scesi a 382 miliardi fino al 20 febbraio), rimane in buona posizione per fronteggiare la crisi economica e finanziare i settori dell’economia maggiormente in difficoltà. Per un bilancio dell’impatto della crisi sull’industria russa si dovranno attendere i dati del primo trimestre 2009. Nel mese di gennaio varie tra le più grandi aziende russe hanno prolungato le vacanze dei dipendenti. L’industria automobilistica, in particolare il Vaz di Togliatti, ha in pratica fermato le linee di produzione per quasi tutto mese. In altri settori si è avuta una ripresa effettiva di produzione, come il 13% nella metallurgia (e ci si attende un’ulteriore crescita del 30-40% nei mesi di febbraio-marzo, rispetto ai livelli del 2008). Egualmente in ripresa si presentano i settori della chimica e dei fertilizzanti. Anche l’agricoltura registra un +2,6%. Il commercio al minuto, pur in un mese di pausa come gennaio, è comunque riuscito a crescere del 2,4% secondo il Rosstat, e del 5,8% secondo la Banca Centrale. L’industria russa sembra aver già scontato in buona parte nei mesi di novembre e dicembre, anche sul piano psicologico, gli effetti maggiormente negativi della crisi, ed ha continuato tale adattamento anche in febbraio, in termini di riduzione di personale, tagli delle spese non strettamente necessarie, rinvio di piani di investimento, diminuzione delle scorte a magazzino, etc.

A queste tendenze si stanno accompagnando i primi effetti positivi della svalutazione di fatto del rublo di circa il 30% sul paniere dollaro-euro da ottobre 2008 a oggi, e l’imminente revisione del bilancio statale, già anticipata nella sua versione finale il 26 febbraio dal ministro delle Finanze. Il progetto di bilancio prevede un calo del Pil del 2,2% nel 2009 e di oltre il 7% della produzione industriale, con un prezzo medio del petrolio di 41 dollari al barile (rispetto ai 50 dollari e 95 dollari delle prime due successive bozze di bilancio dell’ultimo trimestre 2008), un’ inflazione del 13-14%, un tasso di disoccupazione dell’8%, un tasso di cambio medio annuo rublo/ dollaro del 35,1 percento. Alcuni economisti ritengono però che se il governo riuscisse effettivamente ad attuare nei prossimi mesi le annunciate misure di stimolo anticrisi (investimenti nella logistica, infrastrutture, edilizia, agricoltura, difesa, sostegno sociale alla popolazione), il Pil russo potrebbe addirittura crescere del 2-3% entro fine 2009. Nel 2006 il valore del mercato dei beni di consumo in Russia era di 331,9 miliardi di dollari; nel 2007 ha raggiunto i 421,8 miliardi di dollari; nel 2008 ha superato i 558 miliardi di dollari (al cambio medio dell’anno). La crisi provocherà un rallentamento temporaneo dello sviluppo del potere di acquisto della popolazione russa, anche se sarà limitato alla fascia media e media-inferiore, e dovrebbe venir superato già nel 2010.
 
Trend principali settori nel 2008
Nel 2008 rispetto al 2007, la produzione industriale è aumentata del 2,1% a causa del brusco rallentamento nel quarto trimestre. Al suo interno l’industria manifatturiera ha avuto un aumento del 3,2 percento. Il maggiore aumento lo si è avuto nella produzione di materie plastiche (+12,5%), di mezzi di trasporto (+9,5%), in quella di macchinari e impianti (+4,0%), nella produzione del carbon coke e di prodotti petrolchimici (+2,7). Inferiore alla media, ma comunque in aumento è la produzione di pelletteria e calzature (+1,7%), il settore lavorazione del legno e prodotti del legno (+1,4%) e la produzione alimentare (+1,1%). In negativo l’industria metallurgica (-0,2%), quella chimica (-4,2%) e il tessile e abbigliamento (-4,5%). La produzione di elettrotecnica, elettronica e ottica ha segnato il maggior calo rispetto al 2008, -7,9 percento. L’estrazione e lavorazione di materie prime ha un andamento sempre più ridotto e nel 2008 è aumentata solo dello 0,2%, mentre la produzione e distribuzione di energia elettrica, gas e acqua è salita da -0,2% nel 2007 a +1,4 percento. La Russia, pur rimanendo il maggior produttore mondiale di gas naturale e ai primi posti come produttore di petrolio, tenendo conto dei suoi impegni all’esportazione, ma anche della domanda interna, rischia in futuro un deficit energetico, qualora non investa in tempi adeguati, sia nella prospezione, sia nello sviluppo dei suoi grandi nuovi giacimenti, che si trovano però in regioni climaticamente difficili e quasi prive delle infrastrutture necessarie.
Interscambio commerciale Nel 2008 l’interscambio complessivo è salito a 734,991 miliardi di dollari (+33,2%). Esportazioni: 468,073 miliardi di dollari (+33%)
• Importazioni: 266,918 miliardi di dollari (+33,6%)
• Saldo attivo: 201,155 miliardi di dollari. Specie dopo il 2005, il boom economico-industriale e dei consumi ha provocato una forte crescita delle importazioni di macchine e impianti per l’ammodernamento produttivo, nonché di beni di consumo di qualità per l’aumento del potere di acquisto della classe media, mentre le produzione interna russa non riusciva a soddisfare la domanda crescente.
Il commercio Italia – Russia Le relazioni commerciali tra Italia e Russia sono particolarmente intense.
• Nel 2005 le esportazioni italiane in Russia sono cresciute del 22,4% arrivando a 6.075 milioni di euro. L’import ha registrato un aumento del 20,5% arrivando a 11.704 milioni di euro.
• Nel 2006 l’export italiano è aumentato del 25,7% rispetto al 2005, raggiungendo i 7.639 milioni di euro. L’import è cresciuto del 16,1%, specie per la dipendenza energetica dell’Italia, fino a 13.591 milioni di euro.
• Nel 2007 l’export italiano è ancora aumentato rispetto al 2006 del 25,3%, raggiungendo 9.577 milioni di euro. L’import è salito a 14.354 milioni di euro (+5,6%).
• Nel 2008 le esportazioni italiane in Russia sono aumentate del 9,3% (contro il 25,3% del 2007) arrivando a 10.470 milioni di euro. Le importazioni italiane, soprattutto di energia russa, sono cresciute del 12%, arrivando a 16.085 milioni di euro. Per quanto riguarda la struttura delle nostre esportazioni, la prevalenza va sempre ai macchinari e impianti, seguiti dai mobili e poi dall’abbigliamento, mentre le esportazioni di prodotti alimentari, in primo luogo vini, occupano una quota ancora relativamente modesta, e suscettibile di notevoli miglioramenti, peraltro già parzialmente in corso. La maggiore incidenza sulle esportazioni italiane in Russia nel 2008 continuano ad averla i prodotti della industria manifatturiera (10.365 milioni di euro):
• 30,9% macchine e apparecchi meccanici
• 15,8% prodotti della industria tessile e abbigliamento
• 8,0% per i mobili
• 7,5% cuoio e prodotti in cuoio
• 7,0% metalli e prodotti in metallo.
Sesta è la voce apparecchi elettrici di precisione con 652,045 milioni di euro e una incidenza del 6,2 percento. La settima voce sono i mezzi di trasporto con 587,2 milioni di euro e una incidenza del 5,6%, vengono poi i prodotti chimici e fibre sintetiche e artificiali con 531,7 milioni di euro e una incidenza del 5,1 percento. I prodotti alimentari, compresi tabacco e bevande con 352,9 milioni di euro e una incidenza del 3,4% sono al nono posto. Gli alimentari sono seguiti dai prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi con 317,9 milioni di euro e il 3,0% del totale. Undicesima voce è quella di articoli in gomma e materie plastiche con 231,4 milioni di euro e un incidenza pari al 2,2 percento. Seguono carta e prodotti di carta, stampa ed editoria con 143,0 milioni di euro (1,4%), legno e prodotti in legno (esclusi i mobili) con 97,2 milioni di euro e una incidenza dello 0,9 percento. I prodotti agricoli con 94,3 milioni di euro hanno anche essi una incidenza dello 0,9% e sono la quattordicesima voce; quindicesima sono i prodotti petroliferi raffi nati con 24,4 milioni di euro e lo 0,2% del totale. Sulle importazioni italiane, pari nel 2008 a 16.085 milioni di euro, la maggiore incidenza, 71,2%, continuano ad averla i minerali energetici con 11.452 milioni di euro. Vengono poi i prodotti della industria manifatturiera con 4.449 milioni di euro (27,7%); all’interno di questa voce i metalli e prodotti in metallo con 2.123 milioni di euro hanno una incidenza sul totale pari al 13,2%, mentre i prodotti petroliferi raffi nati con 1.606 milioni di euro ne hanno una del 10,0 percento. Gli investimenti stranieri complessivi:
• nel 2006 crescono del 2,7%, fino a 55,1 miliardi di dollari
• nel 2007 sono più che raddoppiati rispetto al 2006 e hanno raggiunto i 120,9 miliardi di dollari
• nel 2008 arrivano a 103,7 miliardi, diminuendo del 14,2% rispetto al 2007. La tendenza alla crescita degli investimenti, malgrado il significativo calo nel 2008, è destinata comunque a riprendere in una prospettiva di fine 2009-2010, una volta superata la crisi. L’entità degli investimenti esteri è infatti ancora relativamente modesta in rapporto al vero potenziale e agli obiettivi di crescita dell’economia russa.

A cura dell’Ufficio Promos di Mosca in collaborazione con il Centro Studi DIRITTO & ECONOMIA IN RUSSIA E NELLA CSI

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