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Popolare di Bergamo: un libro e un incontro per i 140 anni

zanetti

La Banca Popolare di Bergamo soffia sulle 140 candeline e per festeggiare l'importante anniversario organizza un incontro rivolto a clienti, amici, autorità e dipendenti. Per l'occasione è stata anche realizzata una pubblicazione che ripercorre le principali tappe dell'istituto di credito

Per celebrare i 140 anni dalla propria fondazione, la Banca Popolare di Bergamo ha organizzato per sabato 6 giugno, alle ore 10, al teatro Donizetti di Bergamo, un incontro. Nel corso della mattinata è previsto l'intervento introduttivo del presidente Emilio Zanetti; il saluto da parte delle autorità e del presidente dell'Abi, l'avvocato Corrado Faissola; l' intervento del professor Marzio Achille Romani, docente di storia economica all'università Bocconi di Milano sulla ricerca storica realizzata per l'occasione. Seguirà la tavola rotonda, coordinata dal giornalista di Raitre Riccardo Venchiarutti, con la partecipazione dell'onorevole Filippo Maria Pandolfi, che farà una panoramica sul periodo socio-economico precedente all'attuale presidenza con particolare attenzione agli anni Settanta e all'esperienza come ministro del Tesoro e con il Fondo monetario internazionale, del professor Tancredi Bianchi, che svilupperà i temi legati al periodo storico immediatamente successivo, e del professor Domenico Siniscalco che si soffermerà invece su tematiche di attualità, come la banca oggi, con una panoramica sulle grandi trasformazioni e aggregazioni e l'attuale crisi.

Al termine della manifestazione sarà consegnata a tutti i partecipanti una copia della pubbicazione «Banca Popolare 1869-2009», appositamente edita, che, composta di oltre 400 pagine, di cui più di 70 a colori, narra in sei capitoli, con il supporto di documenti e fotografie anche inedite, l'intera vita della banca dalla fondazione a oggi.

L'invito a partecipare è esteso alle principali autorità civili, politiche, militari e religiose, ai massimi esponenti delle realtà del gruppo Ubi, alle banche presenti in provincia, a clienti, amici, dipendenti e pensionati della Banca Popolare di Bergamo.

Ma ecco, in sintesi, alcune delle tappe più importanti che hanno sancito la nascita dell'istituto di credito orobico:
È del 29 aprile 1869 l’atto del notaio Elia Zerbini che sancisce la costituzione, con un capitale di 91.300 lire, della «Banca Mutua Popolare della Città e provincia di Bergamo», la sesta per fondazione tra gli istituti di credito cooperativo italiani.
Si dice che una buona banca fa bene al territorio e un buon territorio fa bene alla banca. Quando è nata la Popolare , di istituti di credito a Bergamo ce ne erano proprio pochi, ma anche l’industrializzazione era agli inizi. Si stava muovendo il tessile, era nata cinque anni prima quella che diventerà poi l’Italcementi, ma tanti grandi nomi dell’industria, dalla Dalmine alla Magrini, sarebbero arrivati solo decenni dopo. Anche il panorama bergamasco del credito era ristretto. C’erano la Cassa di risparmio di Lombardia, aperta nel 1824, il monte di Pietà, attivo nel prestito al consumo, e la succursale della Banca Nazionale aperta nel 1862. E poi alcuni operatori che scontavano carta commerciale, come il Banco Ceresa. Ma di una banca locale si avvertiva l’esigenza. La prima banca popolare era stata promossa da Luigi Luzzati nel 1864 a Lodi. Nel 1865 analoghe esperienze nascono a Milano e Cremona e anche la Camera di Commercio di Bergamo si interessa della cosa. Tutto si ferma a fine 1866 per l’improvvisa liquidazione coatta nel 1866 della «Cassa di risparmio del Durino», che aveva aperto l’anno prima una filiale anche in Borgo San Leonardo «scottando» molti depositanti.
 
Verso la costituzione
Ci si riprova nel 1869 ed è la volta buona. Il 31 gennaio la Società di mutuo soccorso fra gli operai e gli artisti dà vita a una commissione promotrice. Il 21 febbraio viene iniziato il collocamento di azioni da 50 lire, anche con pagamento rateale, e viene pubblicato il programma per una banca che «si propone di spargere i benefizi del Credito fra le classi meno agiate della Società». In particolare «a mezzo della Banca Mutua l’operaio, il piccolo industriale, il piccolo possidente che da soli non offrono guarentigie bastevoli, stretti insieme in un Sodalizio, in cui il primo capitale si raccolga coi loro risparmi, presentano sul mercato una solidità sufficiente da rendere loro facile l’adito al credito. Ma tale credito deve essere frutto del risparmio e della previdenza, deve essere la ricompensa alla laboriosità e all’onestà». In pratica quell’attenzione a famiglie e Pmi, ma anche al merito creditizio, che dalla «Mutua popolare» continua tuttora, passando anche attraverso l’esperienza di Bpu e Ubi.
Finalmente il 18 aprile l’assemblea approva lo statuto all’unanimità dei 90 soci presenti (su 345 sottoscrittori): primo presidente viene eletto Cesare Ginoulhiac, in Consiglio molti altri esponenti del mondo camerale che aveva promosso l’iniziativa. E dopo l’atto costitutivo del 29 aprile, la «Mutua Popolare» apre al pubblico i suoi uffici il 19 luglio, nei locali della Società di Mutuo soccorso in piazza Cavour, nell’edificio della «Pretura Nuova» (futura sede della Biblioteca Caversazzi). L’organigramma prevede il direttore Leopoldo Gualdi, un cassiere, un contabile, un sottocontabile e un fattorino.
La crescita dei primi anni è favorita dall’offerta di tassi inferiori di un punto a quelli praticati dalla Banca nazionale e già nel 1873 vengono aperte le succursali di Lovere e di Treviglio, con molta prudenza dato che gli impiegati sono assunti sotto «forma di esperimento». Gran parte dei ricavi inizialmente derivano dai buoni di cassa («boni» secondo la dizione bergamasca), sorta di «miniassegni» per surrogare la scomparsa degli spiccioli in metallo pregiato: nel novembre 1873 ne circolano per 694.480 lire.

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