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Economy

Un salto in avanti con la fatturazione elettronica

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Passare al digitale e dematerializzare tutta la procedura potrebbe generare un risparmio di circa 60 miliardi e un incremento della produttività di 3 punti percentuali. Lo studio della School of Management del Politecnico di Milano

Un risparmio di circa 60 miliardi euro e un aumento di produttività, per l’Italia, dall’1 al 4% del Pil annuo. Sono i benefici della fatturazione elettronica stimati e messi nero su bianco nel terzo rapporto dell’Osservatorio Fatturazione elettronica e dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano. I risultati dell’Osservatorio ben evidenziano come la fatturazione elettronica – intesa in senso lato come integrazione e dematerializzazione del ciclo complessivo ordine/pagamento – possa realmente rappresentare un importante fattore di competitività per le singole imprese, per le filiere, per la Pubblica Amministrazione e quindi, in ultima istanza, per il Paese nel suo complesso. La fatturazione elettronica può rappresentare un’importante leva competitiva per la singola impresa, si riducono le attività non a valore aggiunto e si servono meglio i propri clienti, con investimenti tecnologici e organizzativi tutto sommato limitati rispetto ai benefici. I benefici risultano ampiamente superiori ai costi correnti e agli investimenti necessari per conseguirli. La prospettiva del valore è quella scelta da Alessandro Perego, responsabile scientifico dell’Osservatorio che ha preferito mettere l’accento sui soldi che la fattura digitale permette di risparmiare alle aziende.

“Secondo le nostre stime, sono circa 1,3 miliardi le fatture B2b scambiate ogni anno in Italia – in tutti i settori – e circa 1 miliardo le fatture B2c, prevalentemente nei settori energia, telefonia e prestazioni professionali – spiega Perego. A questo totale si possono applicare benefici potenziali per ciascuna fattura compresi tra i 2-3 euro e gli 80 euro, in funzione del settore e del grado di copertura della soluzione implementata. Il beneficio potenziale per l’Italia – in termini di aumento di produttività – derivante dall’adozione diffusa della fatturazione elettronica risulterebbe compreso tra i 10 miliardi di euro l’anno – se le logiche della dematerializzazione fossero applicate alla sola fase di fatturazione – e i 60 miliardi di euro l’anno – nel caso in cui l’adozione fosse estesa all’intero ciclo ordine-pagamento. Si tratta di valori compresi tra l’1% e il 4% del Pil. Un’adozione estesa della Fatturazione Elettronica avrebbe, inoltre, un impatto atteso sulla Pa estremamente significativo – prudenzialmente stimato tra 300 milioni e 2 miliardi di euro di benefici annui, in funzione del modello di adozione – e altrettanto significativa sarebbe la ricaduta potenziale sui fornitori della Pa”.

Il grado di adozione della fatturazione elettronica da parte del sistema aziendale e della pubblica amministrazione in Italia risulta essere ancora basso ma con buoni tassi di crescita. Ricerca alla mano, sono identificabili due insiemi di imprese che stanno avvicinandosi alla fatturazione elettronica partendo da punti di vista piuttosto diversi, per storia e presupposti culturali. Da una parte, vi è il mondo delle aziende che scambiano con i loro clienti e/o fornitori – in alcuni casi da molti anni – documenti del ciclo commerciale in formato elettronico strutturato. Sono circa 7mila le imprese inserite in filiere che hanno sviluppato e utilizzano formati elettronici strutturati standard EDI e quasi 35mila le imprese che, invece, utilizzano formati proprietari. A queste imprese si aggiungono quegli ecosistemi che si creano intorno ai portali Web di alcune leader di filiera, una cinquantina circa secondo le nostre stime, per altre circa 15mila imprese complessivamente coinvolte. Circa un terzo di queste 60 mila imprese scambia con i partner commerciali il documento fattura in formato elettronico strutturato, risultando quindi già molto vicino alla realizzazione del paradigma della fatturazione elettronica a norma di legge.

Dall’altra parte si hanno le circa 2mila aziende che hanno iniziato ad affrontare il tema della fatturazione elettronica a partire dai modelli di conservazione sostitutiva delle fatture (attive, passive o entrambe). Come è ben spiegato nella ricerca, i fattori cruciali per un’adozione più diffusa della fatturazione elettronica sono prevalentemente legati al quadro normativo, alla disponibilità di standard e regole tecniche chiare e condivise e alla gestione del cambiamento interno. ”Quest’ultimo fattore – spiega Perego – ha un’importanza decisiva perché rischia di bloccare i progetti di fatturazione elettronica o, quanto meno, di ridurne la portata rispetto alla potenzialità”. Analizzando i casi eccellenti di fatturazione elettronica, la ricerca del Politecnico ha delineato alcuni tratti comuni: “La consapevolezza e l’impegno da parte del vertice aziendale e il coinvolgimento diretto di tutte le principali funzioni impattate; la gestione del ciclo ordine-pagamento come un processo unico al quale allineare l’organizzazione e i sistemi informativi; la cultura di supply chain, in termini di conoscenza del contesto esterno e l’apertura alla collaborazione”.

Ma il vero motore di questo nuovo sistema efficiente ed efficace, come evidenzia Alessandro Perego, è il concetto del “fare sistema”: “Sono già in essere tutte le condizioni per poter implementare i modelli di fatturazione elettronica più semplici ma vi sono alcune azioni di sistema che potrebbero costituire un motore importante per la diffusione dei modelli di fatturazione elettronica più completi tra cui un dialogo strutturato tra il mondo bancario e il mondo delle imprese, un confronto tra filiere che hanno già tassi e maturità di adozione importanti e filiere che sono, invece, agli inizi del percorso. Oppure un tavolo tra il sistema della Pa e il mondo delle imprese che già operano con modelli di dematerializzazione e un confronto sistematico tra tutte le componenti (banche, imprese, Pa e legislatore).

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