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Economy

Confartigianato: è boom di imprese Ict, green economy e fitness

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Buona cucina, green economy, fitness, information technology (Ict), tempo libero, assistenza alle persone e cura degli animali: gli stili di vita degli italiani stimolano la vivacità imprenditoriale e, nonostante la crisi economica, hanno contribuito a far crescere in un anno il numero delle imprese artigiane di 8.134 unità

Gli italiani, rileva Confartigianato, pensano al loro benessere fisico anche in periodo di crisi economica. Il settore del fitness registra 1.696 nuove imprese (con un tasso di sviluppo dell'1,4%) dedicate alla cura della persona che portano a 125.665 le attività di parrucchieri e istituti di estetica, centri benessere, assistenza sociale non residenziale. Anche l'information technology sfida la crisi con una crescita del 3,2% per le 14.861 imprese di software ed elaborazione dati, mentre si sviluppano del 5,1% le attività di installazione di impianti antincendio e di collaudi tecnici. Non flettono i trasporti di merci e persone che, tra imprese di logistica, autotrasportatori, taxi, noleggiatori con conducente, autoscuole, scuole nautiche e corrieri postali, contano su 800 imprese in più, con un tasso di sviluppo del 2,9%.

Non da meno sono i settori del turismo e tempo libero, che continuano a offrire opportunità di lavoro. Le attività di animazione, spettacoli itineranti, stabilimenti balneari fanno infatti registrare una crescita del 10,3% e le imprese di costruzione e manutenzione di imbarcazioni e motociclette 'su misura' aumentano dell'1,4%.

Creatività e ingegno made in Italy non si arrendono alle difficoltà della congiuntura, tanto che aumentano dell'1,4% le imprese di pubblicità e quelle che operano nella multimedialità, nel design e styling di moda. Così come aumentano del 2% le attività di restauro e conservazione di opere d'arte.

La crisi non fa venire meno negli italiani l'affetto per gli animali cui si deve la crescita del 2,6% delle attività di produzione alimenti e di servizi di cura non veterinari. Ed infine è sempre la crisi a far crescere il numero di quelli che 'riparare conviene', i quali hanno contribuito allo sviluppo dello 0,3% dei servizi di riparazione di beni di consumo.

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