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Economy

Imprese contro il “Made in”

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Pressing delle imprese italiane per "congelare" la norma sul 'Made in' obbligatorio, in vigore da Ferragosto, al Consiglio dei ministri in programma per la prossima settimana.

La maggioranza delle aziende e delle associazioni di categoria condividono l'esigenza di garantire la tracciabilità delle merci importate, ma contestano le modalità previste dalla legge n.99 del 2009 sull'etichettatura obbligatoria che creerebbero una disparità nei confronti delle altre imprese in Europa. Il governo, secondo quanto si apprende, sta lavorando a un'ipotesi di modifica della legge affinché non vada a contrastare la normativa vigente a livello comunitario. Per ora, infatti, siamo gli unici in Europa ad aver varato una norma sul 'Made in', mentre a livello comunitario è ancora lontana la possibilità di una normativa unica.

In sostanza in Europa da tempo si discute sulla etichettatura dei prodotti provenienti dai paesi extra-Ue, ma ancora non c'è nessuna obbligatorietà dell'etichetta. La norma entrata in vigore il 15 agosto da noi, invece, prevede che chi appone un marchio italiano su un prodotto realizzato totalmente o solo in parte all'estero commette un reato. E anche se il ministero dello Sviluppo economico ha precisato che il reato è contestabile solo per i prodotti fabbricati dopo ferragosto, il problema di "discriminazione" nei confronti delle colleghe europee per le imprese italiane sussiste.

"La legge n. 99/09 – spiega all'Apcom Michele Tronconi, presidente di Sistema moda Italia – sta ponendo molti problemi di immediato adeguamento agli operatori economici della moda, e non solo. Molti sono i difetti, subito segnalati da Sistema moda Italia, soprattutto in vista di un`entrata in vigore repentina, all`indomani di Ferragosto. La mancanza di chiari termini attuativi, è uno dei principali, insieme al disallineamento con la normativa comunitaria. Vi sono, tuttavia, anche dei meriti che vanno attentamente considerati al fine di una giusta correzione di rotta".

I tecnici del ministero dello Sviluppo economico starebbero studiando una proposta di modifica della legge che va nel senso di una verifica della compatibilità della norma a livello comunitario. Si pensa anche a un eventuale adeguamento della norma stessa, nel caso in cui la Commissione Ue avanzi dei rilievi. Per questo il 'Made in' dovrebbe finire nel decreto 'salva-infrazioni' che raccoglie i provvedimenti a rischio infrazione Ue all'esame del prossimo Consiglio dei ministri.

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