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Lo sport è competizione e il diporto nautico non fa eccezione

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Continua con questa seconda puntata il viaggio dedicato alla storia dello yacht. Dopo le origini, si passa al XVII secolo che ha dato il via alle prime competizioni. Nascono i primi club in Europa che saranno punto di riferimento per tante storie straordinarie legate al mondo della nautica

Anche nel XVII secolo, epoca alla quale si suole far risalire l’origine dello yachting, gli “ingaggi”, come l’attento linguaggio navale definisce ogni sfida ravvicinata fra imbarcazioni, si verificavano, eccome! Ma erano determinati, da un lato, dalla necessità di arrivare per primi al porto per vendere le proprie mercanzie bruciando il concorrente, e dall’altro dagli inseguimenti tra finanzieri e contrabbandieri, tra le marine sovrane e pirati, tra flotte antagoniste. In sostanza l’abilità marinara, finalizzata a prevalere sul contendente, si era sempre cimentata vuoi per ragioni lecite quanto illecite ma mai era stata il presupposto di una competizione sportiva. In origine, infatti, gli yacht reali, come forse il lettore attento avrà intuito, venivano utilizzati come “pic-nic boats”, battelli con i quali trascorrere qualche ora in amenità e in buona compagnia. E poiché tutto il mondo è paese e poiché tutti i salmi fi niscono in gloria, anche i reali inglesi e i loro cortigiani non disdegnavano di pranzare a bordo godendo del soave panorama che si profi lava loro navigando nelle protette anse del Tamigi. L’unico tocco di abilità marinaresca consisteva nel “navigare in linea di fi la”, cioè un’imbarcazione dietro l’altra a distanza costante: in parata potremmo dire. Si deve aspettare il XVIII secolo per poter parlare di regate, cioè di competizioni fra yacht, anche se le cronache riferiscono che già il re Carlo II di Inghilterra, che abbiamo lasciato all’ormeggio di Whitehall in contemplazione dei suoi quattro yacht (vedi B&G Business&Gentlemen n°7), al comando del “Catherine” abbia sfi – dato il duca di York a bordo della ”Anne”. Le cronache sono precise nel riferire che la posta in palio erano cento sterline- da non confondersi con la coppa delle cento ghinee che è tutt’altra storia – ma molto imprecise sul risultato, vuoi per la particolare posizione dello sfi dante e vuoi per la struttura stessa della competizione che consisteva nella navigazione di un tratto del Tamigi in senso discendente per poi ripercorrerlo in senso inverso. Era l’anno di grazia 1661. Perché vi sia competizione è necessario che vi sia squadra, che vi sia cioè una bandiera sotto cui riconoscersi. Perché vi sia squadra è necessario che vi sia aggregazione: nascono così gli yacht club.

Il più antico yacht club del mondo è senza dubbio il “Water club of Cork”, in Irlanda, la cui fondazione viene fatta risalire al 1720 e ciò sulla scorta di documenti e dipinti dell’epoca. Ma ebbe vita breve perché le tracce si perdono nel 1765 anche se all’inizio del XIX secolo, e più precisamente nel 1806, la Marchesa di Th omond, insieme ad altri notabili, tentò di rivitalizzare il club che languiva e che si sarebbe poi fuso con un altro club per cambiare nome ed assumere quello di “Cork Yacht Club”, per poi divenire, nel 1830 “Royal Cork Yacht Club”. Cionondimeno in “A tour through Ireland”, edito a Londra nel 1748, a proposito della città di Cork si racconta che “un gruppo di illustri gentiluomini, una volta all’anno esce qualche lega al largo con un certo numero di piccoli velieri, i quali per decorazioni e dorature superano lo stesso yacht reale. Il loro ammiraglio, che viene eletto annualmente, issa la sua bandiera a riva della propria imbarcazione e riceve gli onori della bandiera. Il resto della fl otta prende il proprio posto”. E da altre fonti sappiamo che i veloci cutter della zona, non a caso utilizzati dai funzionari doganali per quanto sopra si diceva, gareggiavano inseguendo un’imbarcazione che potremmo defi nire “lepre” e le manovre erano guidate da terra dal commodoro del club, il quale impartiva gli ordini con colpi di cannone e con segnalamenti a mezzo di guidoni. Era stato gettato il seme perché nascessero le prime regate. Il Principe del Galles, futuro re Giorgio III, nel 1749 mise in palio una coppa da disputarsi tra dodici yacht lungo il percorso compreso tra la cittadina di Greenwich, sul Tamigi, e il battello fanale di Nore, posto all’estuario del fi ume e ritorno. Ormai era cosa fatta: le regate erano una realtà.

Le cronache riferiscono che il duca di Cumberland, fratello del Principe del Galles ormai divenuto sovrano, nel 1775 mise in palio una coppa d’argento per una regata da disputarsi il giorno 11 luglio, sempre lungo il Tamigi, tra Westminster Bridge e Putney Bridge. Vinse lo yacht “Aurora” seguito da “Fly”. La regata si ripetè ogni anno ed i partecipanti, nel 1782, diedero vita alla “Cumberland Sailing Society” che fu il primo yacht club di Inghilterra e che poi muterà il nome in “Royal Th ames Yacht Club”. Per rimarcare la caratterizzazione del sodalizio i soci decisero di creare un’uniforme marinara. Fu il primo club a disegnare una divisa che contraddistinguesse i soci, imitato poi da quasi tutti gli yacht club tra i quali anche lo “Yacht Club Italiano”. Il “Royal Th ames Yacht Club” è il più antico yacht club con ininterrotta attività dalla sua fondazione. Ma il primato più importante da attribuire a questo nobile e benemerito sodalizio va ricercato nella iniziativa, del 1781, di aprire la partecipazione alle regate anche ai non soci del club: nascevano gli “open” della vela. Ma forse, la data più importante nella storia dello yachting è il 13 giugno 1813, quando un gruppo di gentlemen si riunì alla Th atched House Tavern, in St. Jame’s street, a Londra, dando vita al “ Th e Yacht Club” che si defi niva, per la prima volta nella storia, come un’associazione di uomini interessati a navigare per mare con yacht. Fu la prima volta che a comporre il nome dell’associazione veniva utilizzata l’espressione “yacht”. Il principe reggente volle presto farne parte e, quando divenne re con il nome di Giorgio IV, il club ottenne la patente reale mutando il nome in “Royal Yacht Club”: era il 1820. Dopo pochi anni, nel 1830, per volere reale, il nome muterà in “ Royal Yacht Squadron” che rimarrà immutato nel tempo e il guidone si fregerà della corona reale.

La pace che seguì alle guerre napoleoniche (che si protrasse, sostanzialmente sino alla prima guerra mondiale) e la supremazia sui mari della Royal Navy, che garantiva la sicurezza della navigazione, favorirono l’espandersi del diporto nautico anche al di fuori delle isole britanniche. Fu così che, nel 1830 a Stoccolma, vedeva la luce il “Kungl Svenska Segel Sallskapet”, terzo yacht clubal mondo in ordine di tempo. Di lì a pochi anni a Rotterdam, nel 1851, nasceva il “Koninklijke Roei-en Zeilvereeniging “De Mass” il più prestigioso yacht club dei Paesi Bassi preceduto però, per pochi anni, dal “Reale Yacht Club” fondato nel 1846. La Francia non poteva assistere indiff erente all’onda diportistica e così il 15 giugno del 1867 nasceva la “Société d’Encouragement pour la Navigation de Plaisance” che, dopo pochi mesi aggiunse il motto “Yacht Club de France”. Al pari di quanto avvenne in Olanda, il più titolato yacht club non fu il primo. La “Société d’Eccouragement” fu infatti preceduta dalla “Société des Régates du Havre” fondata, sull’oceano atlantico, nel 1838. E’ del 1855 la nascita del primo Yacht club tedesco, il “Rhe Yacht Club” anche se il più importante Yacht club di Germania è il “Norddeutscher Regatta Verein” costituitosi nel 1868, seguito, nel 1887 dal “ Kieler Yacht Club”, reso famoso dalla “settimana di Kiel”, prestigiosa competizione, e per aver organizzato le Olimpiadi del 1936 nel corso delle quali la squadra italiana vinse la medaglia d’oro nella classe 8 metri S.I. con lo yacht “Italia”, frutto dell’intensa attività agonistica promossa dal “ Regio Yacht Club Italiano” sorto il 19 ottobre del 1879.

Il secondo yacht club fondato in Italia (era il 1889) fu il “ Circolo del Remo e della Vela Italia” di Napoli anche se, per la verità, a Napoli l’attività velica aveva visto i natali prima che a Genova ad opera della “Società di Regate” del 1873 che, tuttavia, ebbe vita breve poiché l’attività durò solo sei anni, anche se molto intensi a giudicare dalla fl otta composta da ben trentacinque velieri che, per l’epoca, rappresentava una consistenza non indiff erente. Genova fu più fortunata anche per la presenza del console generale britannico, sir Yeats Brown che, appassionato di yachting, si fece costruire dal cantiere Oneto di Genova un cutter, il “Black Tulip”, con il quale iniziò a bordeggiare suscitando l’interesse dei notabili locali quali il Cavalier D’Albertis, il Cavalier Peirano, il signor Vittorio Augusto Vecchi, detto “Jack la Bolina”, che furono, appunto, i promotori del costituendo R.Y.C.I. Il club fu subito vivace e mise in calendario regate di rilievo, tant’è che la tradizione vorrebbe che il nome “genoa”, dato ad una delle vele armate a pruavia dell’albero, trovi la sua genesi fonetica proprio per essere stata usata per la prima volta nelle regate della “settimana di Genova” promosse dal “Regio Yacht Club Italiano”. Più o meno nello stesso periodo la Spagna dà i natali al “Real Club Nautico de Barcelona” e al “Real Club Maritimo” entrambi in Catalogna. Il “Kongelig Norsk Seilforening” di Oslo, fondato nel 1883, legittima la Norvegia ad entrare nell’empireo della nautica da diporto. Se l’Europa, stregata dalla passione inglese per la nautica da diporto ne seguì rapidamente le orme, oltre l’Atlantico gli appassionati di yachting non stavano certo a poltrire. Ma questa è un’altra storia…

Star-board e port-board
Anche i termini inglesi “star-board”, equivalente del nostro tribordo, vale a dire lato destro dell’imbarcazione secondo la direzione di marcia, e “port-board”, equivalente del nostro babordo, cioè del lato sinistro, hanno genesi assai curiose. Alle origini della navigazione, la parte posteriore dell’imbarcazione terminava a punta, similmente ad una gondola ed il timone, per consentirne il governo, era costituito da un lungo remo che solitamente veniva fissato sull’estremità di destra data la scarsa presenza di mancini! In inglese antico “stoerbord” significava, letteralmente,“the side on which the ship is steered”, vale a dire il lato da cui l’imbarcazione viene governata. La trasformazione fonetica di “stoer” in “star” fu gioco facile. In verità, più romanticamente, vi è chi sostiene che l’espressione “star-board” sia molto più recente e derivi dal fatto che l’ufficiale di rotta, per fare il punto nave con il sestante, si collocasse sul lato destro del cassero di poppa della nave, che, nella navigazione tra la madrepatria, l’Inghilterra, e l’oceano che portava alle Americhe, consentiva di osservare agevolmente la stella polare collocata nell’emisfero boreale. Per la ciurma il lato destro era facilmente individuabile come il fianco dal quale l’ufficiale soleva fare il punto nave. Più intuitivo appare l’origine etimologica di “port-board” , oggi più semplicemente “port”,cioè del lato sinistro dell’imbarcazione. Se, come abbiamo visto, il timone era collocato a destra era giocoforza utilizzare il lato opposto del battello per l’attracco in banchina e ciò sia per evitare di danneggiare il timone, sia perché la manovra risultava più agevole. Quindi, per l’equipaggio era semplice associare il bordo utilizzato per l’attracco, appunto “port”, con il lato sinistro della nave.

a cura di Roberto Magri

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