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Moda

Simonetta Ravizza punta agli Emirati

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Intervista alla stilista

Simonetta Ravizza è la griffe che ha rimesso la pelliccia a Naomi Campbell dopo la controversa foto dove si vedeva la Venere Nera che, pubblicizzando l’attività della Peta, affermava "meglio nuda che in pelliccia".

Ma sono molte le star che vestono i capi della stilista pavese. Si va da Simona Ventura ad Ana Laura Ribas, da Christopher Lambert a Elena Santarelli, da Nina Moric a Martina Colombari, da Catherine Deneuve a Valeria Mazza. Simonetta segue così le orme del padre Giuliano che, grazie a testimonial come Alain Delon, Sophia Loren, Mike Bongiorno o Jerry Hall ha portato il made in Italy della pellicceria sui red carpet mondiali. Simonetta segue anche un’altra traccia segnata dal padre ovvero la democratizzazione della pelliccia. Infatti, se negli Anni ’60 Giuliano, grazie a una felice intuizione, fa entrare la pelliccia nel mondo del prêt-à-porter – non più un lusso per pochi, ma un capo da indossare subito, come un irrefrenabile colpo di fulmine – oggi Simonetta l’abbina a materiali più "poveri" e la fa diventare un capo per tutti. Abbiamo incontrato Simonetta Ravizza nel backstage della sfilata che si è tenuta alla Versiliana di Marina di Pietrasanta in occasione della prima edizione di Versilia di Moda.

Come mai Simonetta Ravizza sfila alla Versiliana?
Ho con questo luogo un legame affettivo molto forte. Faccio un esempio che vale per tutti. Mio padre era molto amico di Romano Battaglia (anima degli incontri estivi della Versiliana, ndr) e venne qui a presentare il libro che raccontava i tristi giorni del suo rapimento. Un ricordo più felice può essere legato alle estati che ho passato in Versilia.
La griffe che porta il suo nome ha compiuto 15 anni: un consuntivo di questo periodo.
Sicuramente i traguardi raggiunti sono stati diversi, primo fra tutti far indossare la pelliccia alle donne più giovani. Infatti ho abbinato peli importanti ai tessuti più "normali" quali la felpa, il denim, i cerati. Per sdoganare l’idea della pelliccia come capospalla ho realizzato una serie di accessori inediti. C’è il collarino di volpe, il bracciale rigido in cavallino e strass, borse coloratissime in mongolia… Il tutto per dare un tocco di preziosità al vestire quotidiano.

I progetti futuri dove porteranno Simonetta Ravizza?

Sto lavorando perché la griffe interpreti anche la primavera-estate. Il prossimo anno sfileremo a Milano Collezioni con una collezione estiva fatta di capi in pelle e camoscio. Inoltre saranno a breve nei centri ottici gli occhiali firmati Simonetta Ravizza e prodotti da Moa Ottica. Avevamo realizzato una limited edition che era in vendita solo nella boutique di via Montenapoleone a Milano. L’accoglienza è stata così buona che abbiamo deciso di fare una produzione continuativa e distribuirla nei canali tradizionali. Ma il mio desiderio è un profumo che porti il mio nome.

Tanti progetti per un momento come questo…
Devo dire che per noi il momento non è così negativo. Contiamo di chiudere il 2009 con un fatturato di 15 milioni di euro. Abbiamo risentito di una leggera flessione sul mercato russo e statunitense, mentre abbiamo registrato ottimi risultati a Taiwan. Ottimo anche l’andamento dello showroom che abbiamo appena aperto a Parigi. Stiamo anche cercando di pianificare al meglio la nostra entrata nei mercati di Dubai e degli Emirati.

Alessandra Iannello

a cura di Luxgallery.it

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