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Economy

44 mila nuovi posti di lavoro grazie al capitale di rischio

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Sono tante le aziende di successo finanziare con il capitale di rischio. Emerge dai dati dell’AIFI (Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital) in occasione del Convegno “Fai crescere le tue idee: le imprese e le idee innovative incontrano il venture capital”

Il modello è quello della Silicon Valley. E se il finanziamento arriva da un partner economico l’impresa ha più successo, a guardare i 44.000 nuovi posti di lavoro grazie al capitale di rischio (private equity e venture capital). Un mercato con centro a Milano, con il 70% dei 132 operatori italiani. In crescita del 7,3% dal 2008. Anche se i finanziamenti nell’ultimo anno di crisi si riducono in Italia, tengono solo in Lombardia. C’è la società che si occupa di elettronica avanzata e si finanzia con la vendita di macchinari realizzati sulla base dei loro brevetti, e c’è quella che ha realizzato l’unico progetto ambientalmente sostenibile di smaltimento dei rifiuti provenienti dalla frantumazione degli autoveicoli. Ma ci sono anche la società specializzata nella vendita al dettaglio di prodotti per la casa, decorazioni ed oggettistica e quella del settore bellezza che hanno migliorato la propria organizzazione o le società farmaceutiche che stanno sviluppando nuovi farmaci per la cura delle infiammazioni croniche e il trattamento del dolore e l’azienda specializzata nella produzione di nano PC che hanno finanziato o ampliato la propria attività. Sono questi alcuni esempi di aziende di successo finanziate con il capitale di rischio. Emerge dai dati dell’AIFI (Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital) in occasione del Convegno “Fai crescere le tue idee: le imprese e le idee innovative incontrano il venture capital” tenutosi  in Camera di commercio.

“Private equity e venture capital – ha dichiarato Dario Migliavacca Bossi, consigliere della Camera di commercio di Milano – rappresentano una significativa opportunità come motore di sviluppo economico per poter contribuire alla crescita del sistema imprenditoriale, degli investimenti in genere e della competitività internazionale. Strumenti che, in una fase difficile come quella attuale, possono aiutare la ripresa e lo sviluppo del nostro territorio. Per questo anche la Camera di commercio è attiva con attività di informazione accanto a strumenti finanziari dedicati a sostegno degli investimenti e dell’innovazione delle nostre imprese”.

“Dobbiamo ancora lavorare molto – ha dichiarato Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi -. Soprattutto a Milano ci sono eccellenze tecnologiche e imprenditoriali che devono incontrare il mondo del venture capital per poter decollare. Speriamo che gli strumenti annunciati dal Ministero per lo sviluppo economico – Fondo per l’Innovazione e Fondo per la finanza – siano attivati in modo da creare  un volano con le risorse e le competenze degli operatori privati”.
I numeri del private equity e del venture capital in Italia

Gli operatori di private equity e venture capital in Italia: sono 132 gli operatori attivi nel settore del finanziamento del capitale di rischio, +7,3% rispetto allo stesso periodo del 2008. Per il 70% sono milanesi. Si tratta soprattutto di SGR (28,7%), fondi nazionali (24,4%) o europei (22%) e operatori pubblici (10,4%) con minore il ruolo delle banche italiane, sono quasi un caso su dodici (7,3%). 290 milioni di euro i capitali raccolti nel 2009, in circa un caso su due (40.5%) provenienti da fondi pensione o enti previdenziali, erano il 3,6% nel 2008, e per il 19,1% da assicurazione mentre diminuisce sensibilmente il finanziamento di gruppi industriali (dal 23,8% al 2,1%) e banche (dal 19,7% al 6,9%). Quasi totalmente italiani i capitali investiti, con l’esclusione delle banche e dei fondi pensione dove provengono dall’estero rispettivamente il 62% e il 5% dei capitali raccolti.
Gli investimenti. Nel primo semestre del 2009 è stato investito oltre 1 miliardo di euro, per 155 operazioni di investimento e 136 società coinvolte, in media quasi 7 milioni di euro a operazione.

Meno del quadriennio precedente quando la media degli investimenti, era stata di oltre 10 milioni ad operazione e il settore registrava una crescita esponenziale, +260%, tra 2004 e 2008 , +30% tra 2007 e 2008. Cresce però nel 2009 il peso delle operazioni di piccole e medie dimensioni, sono il 64,2% contro il 48% delle stesso periodo dell’anno precedente. Considerando il numero di addetti, l’82,5% degli investimenti ha riguardato le PMI mentre un’operazione su otto ha riguardato una impresa con più di 500 addetti. Cifre che, considerando invece le classi di fatturato, diventano l’80,7% per le PMI e il 19,3% per le imprese con fatturato superiore ai 50 milioni di euro. Manifatturiero, altri servizi e trasporti e logistica i principali settori di investimento ma oltre una operazione su otto ha riguardato media ed intrattenimento e una su cinquanta il lusso. Cresce nel 2009 la percentuale di avvii di una attività imprenditoriale (early stage financing) basate su un prototipo di prodotto o servizio finanziate, pesa oltre il 15% tra avvii hightech e non hightech anche se resta il buyout (cioè l’acquisizione di pacchetti di maggioranza) l’operazione più diffusa in quasi un caso su due. E nel 7% dei casi si è finanziato con il capitale di rischio l’intervento in una azienda in crisi (operazione di turnaround, per complessivi 78 milioni di euro).
I finanziamenti di nuove attività (early stage financing). Se nel 2009 l’investimento in capitale di rischio ha riguardato in un caso su otto (per un importo di 132 milione di euro) l’espansione di una attività preesistente, in un caso su venti (56 milioni di euro per 46 operazioni) è stata finanziato l’avvio di una attività imprenditoriale) basata su un prototipo di prodotto o servizio. 1,2 milioni di euro ad impresa l’ammontare medio dei finanziamenti early stage, in crescita rispetto allo stesso periodo del 2008 (+15% le operazioni e +7,7% gli investimenti in milioni di euro), soprattutto nei settori medicale (15%), manifatturiero (13%) e dell’energia ed utilities (11%). Operatori pubblici (47,9%), fondi ad hoc (30,4%) e banche italiane (15,2%) i principali finanziatori.
La distribuzione territoriale. Nel primo semestre 2009 è il Nord ad attrarre il maggior numero di investimenti, 60% contro 27,7% del centro e il 3,9% del Sud, anche se in circa un caso su dodici l’investimento è avvenuto all’estero.

La Lombardia la prima regione per numero di investimenti con oltre uno su tre (34,5%), seguita da Umbria (13,4%) e Friuli Venezia Giulia(9,2%).L’impatto economico del venture capital. L’investimento da rischio presenta vantaggi che incidono sia sui ricavi che sul livello occupazionale delle imprese finanziate: rispetto ad una impresa dello stesso settore e con le medesime caratteristiche, infatti, dopo l’’uscita del finanziatore, si registra per le imprese ricorse al venture capital una performance positiva sui ricavi del  21% rispetto al 6% degli altri e sulla occupazione una crescita dell’11% rispetto addirittura alla performance leggermente negativa (–1%) di una impresa standard.

Il private equity ed il venture capital in Lombardia. È la Lombardia la regina degli investimenti in capitale di rischio italiani con quasi 750 milioni di euro investiti nei primi sei mesi del 2009, il 71% del totale investito in Italia anche se in leggera diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2008, -4,2% (meno del dato nazionale che registra –61%) e circa 50 operazioni (+9% contro il –10% italiano), una su tre (34,5%) in Italia. Sono soprattutto operazioni di espansione (40,8%), seguite dall’acquisizione di pacchetti di maggioranza (33%) ma in quasi un caso su quattro è stata finanziata una operazione di start up (24,5% per 19 milioni di euro). I servizi finanziari e non il settore dove si concentra circa il 20% degli investimenti e il 60% dell’ammontare dei finanziamenti. Ma in Lombardia ricorre al capitale di rischio anche il settore dei media ed intrattenimento (10% delle operazioni e 22% delle somme finanziate) ed in quasi un caso su venti (4,1%) l’energia ed utilities.

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