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Tecnologie

Hi tech: la California ospita le aziende italiane

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Continua il viaggio di B&G alla scoperta delle aziende italiane che nel giro di un paio d’anni dovrebbero trasferirsi in California,  per poi essere ospitate nel “Plug & Play Tech Center” di Sunnyvale, la più brillante struttura privata di incubazione della Silicon Valley per usufruire delle infrastrutture e dei servizi di incubazione

Speciale Silicon Valley – Parte seconda

leandroLeandro Agrò
Poco meno di un anno fa è stato indicato “Il punto non è il talento o la produzione di innovazione: in Italia siamo maestri. Il punto semmai è uscire dal garage e fare azienda”, parola di Leandro Agrò, innovatore seriate, interaction designer ed esperto di usability, amministratore delegato di Widetag Inc., società californiana da lui co-fondata.Agrò vanta un profilo che integra ingegneria, design e management e un’esperienza decennale nella progettazione di interfacce di ultima generazione (web, medicale, mobile). Nel 1997 ha vinto l’Apple Design Project per la sua attenzione e promozione di nuove tecnologie connesse allo sviluppo del Web 2.0. Leandro Agrò, originario di Agrigento, ha iniziato la sua carriera in uno studio grafico in una mansarda nella sua città natale, alle prese con “il web della prima ora”. Nel 2000 ha fondato la sua prima società, la Altoprofilo SpA, a cavallo tra Milano e Boston. Ha lavorato per clienti come:H3G, BPM, eBiscom, Banca Intesa, Fiat, Enel, Pirelli, Telecom Italia, UniCredito, CartaSI, Generali, Orange, SmartWorlds ed altri. Nel marzo 2008 ha fatto partire in California la sua startup, Widetag che segue l’evoluzione dell’Internet degli oggetti (Web 3.0). L’obiettivo del lavoro del giovane innovatore è quello di “integrare le macchine nelle reti sociali che le persone hanno costruito sul web 2.0”. “Internet degli oggetti è la prossima onda – spiega Agrò -, la prossima grande occasione. Servirebbe una mobilitazione nazionale su questi tempi perchè un po’ come quando è cominciato il web 2.0 solo molto più grande. Possiamo attendere che l’onda maturi e questo farebbe di noi dei meri utilizzatori di tecnologie sviluppate da altri oppure gettarci nelle onde fallire in una serie di casi ma avere anche alcuni successi ovvero alcune tecnologie IOt che sono parte del panorama globale e detto tra noi sino a quando non saremo pronti a fallire non saremo pronti a vincere”. Il vero ponte tra Italia e Silicon Valley, secondo Agrò, potrebbe essere quella ricetta tutta sua fatta di cervelli italiani che rimangono in Italia e capitali americani con i piedi ben saldi in Silicon Valley. “L’Italia non può illudersi che basti essere un popolo di naviganti ed inventori. Anche perché se per navigare lo si prende con l’accezione moderna che significa andare in giro per l’oceano dei contenuti della Rete, essere il paese senza flat e con poca banda larga, davvero non aiuta. Certo gli inventori ci sono ancora, ma spesso sono costretti ad emigrare in Silicon Valley e quindi è lì che bisogna andare a cercare gli inventori italiani.”

marcopalombiMarco Palombi
La storia professionale di Marco Palombi è legata a doppio filo con Tipic, la società da lui fondata e da cui è nata Splinder, ergo la principale piattaforma per blog in Italia. Tipic nel 2006 è stata acquistata da Dada Spa, società collegata al gruppo Rizzoli Corriere della Sera e solo un anno dopo Palombi, con altri imprenditori italiani, ha fondato First Generation Network, iniziativa senza fini di lucro volta a sviluppare e favorire la cultura d’impresa e l’imprenditoria in Italia. Marco Palombi, napoletano, ha ricoperto dal 1991 incarichi da manager presso la sede francese di Procter&Gamble e la sede milanese di McKinsey&Co.. Nel 1995 è stato nominato Direttore Vendite per il Sud America, con base in Brasile, per Comau Spa, produttore italiano di attrezzature per l’automazione industriale. Ha fondato Tipic Inc. nel 2001 con l’intento di promuovere la nuova visione di un web popolato e vitale. L’avventura di Palombi sul ponte Italia-Silicon Valley è iniziata nel 2006 grazie a un incontro con l’ambasciatore americano in Italia, Ronald Spogli, incuriosito dalla storia del giovane. “In Italia – racconta Palombi – nessuno dell’establishment ufficiale si era accorto della storia di imprenditorialità che c’era stata dietro Tipic/Splinder, quindi mi aveva fatto un certo effetto l’invito dell’ambasciatore. Mi ricordo che ero anche un po’ preoccupato da un contatto con la politica, perchè di politica non ne avevo/ ho mai fatta. Una delle cose delle quali andavamo fieri, fra quelli che hanno creato Tipic/Splinder, è di esserci fatti da soli, senza aiuti di nessuno, tantomeno dalla politica. Quell’incontro mi ha chiarito le idee; l’ambasciatore Spogli è una persona che ha avuto successo da solo, e che mi sembrava genuinamente interessato allo sviluppo di una sana imprenditorialità in Italia. Questo mi ha convinto a presentare all’Ambasciatore altri giovani che avevano avuto successo nei business innovativi in Italia. Alcuni di questi hanno presentato altri, e alla fine sono nate le video chat di Face2Face dell’Ambasciata Americana, First Generation creata con Michele Appendino, la conferenza 1GN a Villa Taverna, Mind the Bridge creata da Marco Marinucci, BAIA, oltre a start-up come Mikamai, creata da Ivan Vaghi e i suoi soci, che continuano a portare avanti idee e modelli nuovi di imprenditorialità. Ad alcune iniziative ho partecipato con qualche idea; altre iniziative sono nate spontaneamente dalla voglia di allargare i propri orizzonti oltre il panorama italiano”. 

fabioviolanteFabio Violante
Poco meno di un anno fa è stato indicato dal Corriere della Sera come uno dei 30 imprenditori italiani più innovativi sotto i 50 anni. Fabio Violante, co-fondatore e amministratore delegato di Neptuny (fondata da tre docenti del Politecnico di Milano, si è sviluppata all’interno dell’Acceleratore d’impresa), ha iniziato la sua carriera professionale come consulente, gestendo con successo numerosi progetti nell’area della progettazione di architetture informatiche per importanti clienti. Nel 2000 ha fondato la società Neptuny sulla base di idee emerse durante gli studi nell’ambito della consulenza e di soluzioni software per l’ottimizzazione di infrastrutture IT.“Neptuny vanta già alcuni importanti clienti negli Stati Uniti, fra i quali Expedia, il popolare sito di viaggi – racconta Violante -. Inoltre il mercato americano si sta dimostrando particolarmente interessato alle soluzioni Neptuny per la razionalizzazione e l’ottimizzazione delle infrastrutture IT. Per seguire meglio la crescita della nostra clientela americana, abbiamo deciso di aprire una sede nella Silicon Valley. Questa scelta ci consente di partecipare a un ecosistema di partner e fornitori specializzati, e avvalerci di professionalità manageriali nei settori dello sviluppo, del marketing e della vendita del software tipiche di quell’area”. L’iniziativa della Fondazione del Politecnico di Milano e di Mind the Bridge Foundation ha permesso alla società di Violante di “velocizzare e semplificare il percorso, mettendo a disposizione un network di persone molto competenti, di partner per gli aspetti logistici e di occasioni di confronto con persone di altissimo valore ed esperienza, con un’ottima comprensione sia del mercato americano che di quello italiano”.

fabriziocapobiancoFabrizio Capobianco
Ha fondato Funambol nel 2003; si tratta del più grande progetto open source nel mondo wireless e start-up californiana con cuore italiano e capitale americano di cui è Chief Executive Officer. E’ stato recentemente menzionato da American Venture Capital, tra i “top 40 leaders sotto i 40 anni”. Nel 2008 ha lanciato l’idea di una “palestra” in Silicon Valley, denominata Funambol Gymnasium, con l’obiettivo di accogliere imprenditori italiani e creare 100 nuove Funambol. Capobianco è laureato in Ingegneria Informatica e Dottore di Ricerca all’Università di Pavia. Nel 1994 ha fondato, anticipando il fenomeno internet, Internet Graffiti, la prima Web Company italiana. In seguito ha creato la società Stigma Online che sviluppa un software di gestione documentale utilizzato da Novartis, Kraft, Borsa Italiana e Rai. Nel 1999 si trasferisce in Silicon Valley dove lavora per Tibco e poi Reuters, come responsabile dell’headquarter di un prodotto di trading on-line, utilizzato, in Italia, da Fineco e Mediolanum. Nel 2003 ha fondato Funambol. “Gymnasium è figlio di un sogno – spiega Capobianco -, quello di portare la Silicon Valley in Italia. Il probema oggi è che in Italia mancano ancora alcuni tasselli necessari alla creazione di una Silicon Valley tricolore. In primis, i capitali di ventura sono pochi. Io ho raccolto 25 milioni di dollari negli Stati Uniti. In Italia è impensabile. Perché manca la cultura dell’ exit: un venture capital investe per veder rientrare l’investimento entro cinque anni, con gli interessi. Il secondo elemento è di nuovo culturale: il fallimento è inaccettabile in Italia. Chi fallisce viene marchiato per sempre. Un investitore in Silicon Valley investe più volentieri su un imprenditore che è fallito due volte, rispetto a uno che non ci ha mai provato. Il fallimento fa parte del gioco del rischio. I venture capital investono in dieci aziende, confidando che tre abbiano una exit ragionevole, una ‘faccia il botto’ e le altre falliscano. Non c’è niente di male, fa parte di un processo di selezione darwiniano. Si parla di capitali di rischio perché si rischia. Entrambi, investitori e imprenditori

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Business&Gentlemen

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