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Moda

Seta: così nasceva l’industria della moda

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Il settore della lavorazione della seta ha decretato la nascita della moda in Lombardia. Oggi a Milano esiste un centro dei brevetti con un terzo nazionale e c’è chi brevetta la seta per il filo interdentale. Se ne parla in un convegno organizzato in Camera di commercio

La seta a Milano e in Lombardia? Un settore fiorente che ha attraversato i secoli, dall’epoca dei Visconti e degli Sforza come prodotto innovativo per superare un periodo di crisi fino ad oggi con la moda. Dal ritrovato brevettato a fine Ottocento contro il calcino dei bachi da seta, una malattia epidemica del baco da seta che uccide l'insetto e lascia le larve bianche e friabili come calcina, ai metodi proposti da zelanti cittadini milanesi per migliorare la qualità della filatura. Sono questi alcuni dei frammenti di storia dell’industria serica che emergono dai documenti commerciali e dai marchi depositati e conservati fino ad oggi nell’archivio storico della Camera di commercio di Milano, di cui . Ma ancora oggi si brevetta: sono 55 le invenzioni depositate dal 1980 ad oggi sulla seta in Italia, di cui 16 a Milano (quasi un terzo nazionale) e 3 a Como. In Italia bene anche Roma con 10 brevetti e Udine con 9. Dalle nuove tecniche di produzione ai tessuti di seta più innovativi come quelli dorati o impermeabilizzati o resistenti all’abrasione fino ad arrivare all’uso della seta anche in campo dentistico e medico per il filo interdentale e la prevenzione della carie. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati Ufficio Italiano Marchi e Brevetti.

Oggi, mercoledì 27 gennaio,  un convegno in Camera di commercio. In occasione della mostra “Seta Oro Cremisi. Segreti e tecnologia alla corte dei Visconti e degli Sforza”, in corso al Museo Poldi Pezzoli fino al 21 febbraio, l’Istituto per la Storia dell’Arte Lombarda e la casa-museo di via Manzoni, in collaborazione e con il sostegno della Camera di Commercio di Milano, organizzano una tavola rotonda per approfondire alcuni temi cruciali legati alla produzione serica, un modello di tecnologia e imprenditorialità a confronto con la realtà contemporanea.

“La produzione, ma anche la lavorazione artigianale e il commercio della seta e delle fibre tessili sono stati fondamentali per lo sviluppo produttivo milanese e lombardo- ha dichiarato Marco Accornero, membro di giunta della Camera di commercio di Milano -. E continuano in un certo senso ad esserlo, attraverso le creazioni di qualità e le eccellenze che caratterizzano il comparto della moda, conosciuta e apprezzata nel mondo. La Camera di commercio di Milano, in quanto istituzione “casa” di tutte le imprese, ha documentato nel corso degli ultimi secoli i cambiamenti, le innovazioni tecniche e commerciali che hanno caratterizzato l’evoluzione di questo come degli altri settori caratteristici del nostro territorio. Un patrimonio di tradizioni importante da conservare e da cui attingere ancora suggerimenti e suggestioni per il futuro”.

L’industria della seta nella storia milanese nei documenti dell’archivio della Camera di commercio di Milano. Che la produzione di bachi, la filatura e il mercato della seta avessero un ruolo importante nell’industria e nel commercio milanesi lo testimoniano i documenti depositati presso l’archivio storico della Camera di commercio di Milano. Da un’attestazione del 1657 sul mancato pagamento di cedole sul dazio sulle sete ai due editti del 1749 e del 1750 con cui l’imperatrice Maria Teresa, “alfine di ristabilire questo Capo importantissimo di commercio nazionale attivo”, detta regole, divieti e pene severe per chi sottrae senza permesso o senza pagare il dazio “qualunque sorta di Galette, di Seta, Pelaje, Doppioni, Riciotti, Strazza, Strufa, Filofello, Rocadino, ed ogni altro genere dipendente dalle Galette”. E nel breve periodo in cui Milano fu capitale della repubblica italiana di Napoleone, dal 1802 al 1805, alcuni zelanti cittadini milanesi proposero metodi pratici di loro invenzione per migliorare la produzione di bachi e la filatura. Nel 1804 un tal Sangiorgio fa presente all’allora ministro degli Affari Interni che ha riscontrato nella manifattura della seta “non puochi abusi che, parte per ignoranza ed in gran parte per malizia de’ filandieri, serpeggiano in vari punti di questa Repubblica a danno non solo de’ commercianti, ma bensì anche a grave pregiudizio dell’erario” e propone un metodo pratico di filatura per ovviare a questi inconvenienti in cambio di una nomina a revisore alle filande. I suoi consigli per migliorare la qualità della stoffa riguardano tutti gli aspetti: dalla caldaia, che dovrà essere “della tenuta di circa boccali quaranta d’acqua cadauna” ai mulini, alle persone “che devono diligentemente vegliare alla scelta delle gallette e al numero di quelle utilizzate insieme per ottenere “la maggior uguaglianza” fino al divieto di filare nei giorni piovosi perché può nuocere al risultato. In questi casi la Camera Primaria di commercio, l’antenata dell’odierna Camera di commercio, veniva incaricata di verificare attraverso propri esperti la fondatezza di questi progetti e metodi proposti. La Camera di commercio si espresse negativamente sia nel caso di Sangiorgio, di cui non ritenne utile “assecondare le private mire”, che in un altro precedente proposto da tal Orfini per migliorare il commercio di seta. Dall’esame dell’esperto “risultò tutto all’opposto”. E così terminò la sua relazione: “Mi lusingo che saranno più che bastanti per provare l’assurdità del progetto, e sarei d’avviso che la Camera dovesse far nuovamente presente al Governo che quando gli inventori non sanno staccarsi dal promuovere nuove imposizioni varrebbe meglio non darvi retta” Milano, 27 marzo 1804.

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