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Personaggi

A difesa dell’economia del fare

massoletti

Il lavoro di Carlo Massoletti, membro della giunta nazionale Confcommercio, presidente Ascom Brescia e della Fiera di Brescia, impegnato ogni giorno “per veder riconosciuto il valore dell’imprenditore”. Ecco l’intervista a tutto tondo sul mondo fieristico, sull’andamento del commercio e sull’attività delle associazioni di categoria

Un impegno costante e continuo per vedere riconosciuto il “valore dell’imprenditore”. Un impegno che vede Carlo Massoletti impegnato su fronti diversi, dalla Fiera di Brescia alla Ascom, realtà di cui è presidente. Ecco la sua analisi sull’attuale situazione economica, soprattutto legata alla realtà del commercio e la definizione dei progetti in campo per affrontare con maggiori certezze il futuro. Carlo Massoletti, presidente Ascom Brescia, Membro della giunta nazionale Confcommercio, Presidente delle Fiera di Brescia e dell’Immobiliare Fiera. Diversi incarichi e diverse responsabilità. Qual è il denominatore comune, la sua impronta personale, che lega queste diverse realtà?
La voglia di vedere riconosciuto e affermato il valore dell’”imprenditore”, specialmente quello di migliaia di uomini e donne che hanno fatto la scelta di rischiare in proprio e di esprimere le proprie capacità personali e professionali nella creazione del valore a favore proprio e dei propri dipendenti che rappresentano una “risorsa” insostituibile di relazioni umane. La difesa di questa “economia” del fare è ciò che lega i miei incarichi con responsabilità dirette sul territorio a contatto con le problematiche di un commercio in forte cambiamento ma che trova nella ricerca continua della qualità dei servizi, la valvola di sfogo per una prospettiva di crescita nel futuro.

Parliamo della realtà fieristica di Brescia e tracciamo un bilancio del mercato espositivo e della vostra attività.
Brixia Expo-Fiera di Brescia è una realtà operativa abbastanza recente nata nel 2007 dallo scorporo delle attività fieristiche dell’Immobiliare Fiera, proprietaria del Quartiere. Abbiamo chiuso un anno positivo in controtendenza rispetto alle altre realtà. Le ragioni di questo successo credo vadano ricercate anzitutto nella compagine societaria della proprietà del Quartiere che è una felice sintesi tra le istituzioni locali da una parte (Camera di Commercio in prima fila, Comune di Brescia e amministrazione Provinciale) e dall’altra il mondo associativo con l’Associazione Industriale Bresciana e il Collegio dei Costrutturi, oltre alle Banche e alle Multiutilities come A2A. Stiamo lavorando per perseguire obiettivi di crescita non solo della business community ma interpretando il ricco tessuto imprenditoriale lombardo e i nuovi bisogni della società locale in profonda trasformazione.
Stiamo delineando percorsi innovativi. La Fiera di Brescia ha due grandi eventi fieristici internazionali, uno è legato alle armi e uno all’acciaio su cui vogliamo continuare a puntare. In particolare, per quanto riguarda la fiera dell’acciaio stiamo lavorando per internazionalizzarla. È in atto una profonda trasformazione del mondo fi eristico che sconta due tipi di crisi: una più generale di carattere internazionale che tocca tutte le imprese e la costringe a interrogarsi sui propri orizzonti, accanto ad una crisi di assestamento tutta interna ai Quartieri Fieristici dovuta da una parte all’avvio di importanti realtà quali Milano, Roma, Rimini, Verona che hanno tentato di fare terra bruciata con politiche di cannibalizzazione dei marchi e dall’altra da una crescente polverizzazione dei quartieri, uno ogni campanile che ha creato una ridondanza di spazi espositivi. In questo contrasto noi ci siamo mossi con l’elaborazione di politiche mirate di: consolidamento delle eccellenza delle filiere di territorio privilegiando le reti lunghe anche dell’internazionalizzazione, per cui il nostro marchio storico di EXA sarà a Toronto, in Canada per Exa-International; sviluppando alleanze con altri quartieri e con gli enti organizzatori su tematiche nuove come vacanze week-end, Smau Business, arte, artigianato e antiquariato; avviando una copiosa attività eventistica riguardante la comunità locale con correlati di livello (Eros Ramazzotti, Gianna Nannini, Tiziano Ferro, Laura Pausini e Jovanotti), attività sportive come i campionati italiani assoluti di pattinaggio di figura sul ghiaccio. Abbiamo inoltre cercato di rispondere ai nuovi bisogni della comunità locale con Famiglia in Festa e la Festa di chiusura del Ramadam e organizzando convention aziendali ed istituzionali di grande partecipazione con Ubi Banca, Cdo e Bcc.

Come vede il futuro delle realtà fieristiche?
Credo di aver già delineato un percorso di evoluzione con uno spostamento verso ruoli nuovi con l’obiettivo di creare un luogo di incontro. Il futuro delle fiere rimane quello di un luogo che può e dovrà essere di stimolo per il cambiamento e dove si respira il nuovo che avanza sia per l’impresa che per i cittadini. Certo queste “nuove frontiere” dovranno trovare preparati i dirigenti, gli amministratori ma principalmente le istituzioni che dovranno essere in grado di sostenere questo riposizionamento. Per quanto riguarda il coinvolgimento sui tema della produzione e ricchezza del territorio e salvaguardia occupazionale, promuovendo le imprese si offre una spinta in più anche alla capacità che queste hanno di stare sul mercato e mantenere livelli occupazionali.

Ci sono aziende che stanno chiudendo, molte hanno delocalizzato per tagliare i costi (soprattutto sul fronte del tessile) ma l’Italia, a detta dell’Ocse, sta reagendo bene. Secondo lei si può essere ottimisti?
Sicuramente il tessuto imprenditoriale delle imprese del nostro territorio è positivo, sta reagendo dopo un momento di disorientamento, di difficoltà. Molte imprese hanno chiuso, la cassa integrazione nel 2009 è aumentata dell’800 per cento rispetto al 2008 e questo testimonia la difficoltà del comparto manifatturiero. Abbiamo cominciato a vedere che si può uscire da questo momento grazie alla volontà di imprenditori che si stanno mettendo in gioco e stanno investendo, salvaguardando i livelli occupazionali. Questo perchè i collaboratori dell’impresa sono la chiave di volta e rappresentano la qualità e il valore aggiunto per le imprese. Sarebbe assurdo dover rinunciare a loro. Per quanto riguarda il tessile purtroppo si può fare poco contro una concorrenza che ha costi di produzione molto bassi. Ma le vie d’uscita restano sempre la qualità, la tecnologia e le giuste strategie di marketing. Ma se non si risolvono i grandi nodi infrastrutturali del Paese e la questione meriodionale, le nostre imprese saranno sempre fuori mercato perchè dovranno subire una quantità di costi che sono determinati da fattori esogeni rispetto alla capacità di gestione.

Per quanto riguarda il settore del commercio la realtà bresciana, come quella lombarda, è composta soprattutto da piccole aziende. Qual è lo stato di salute di questo settore, per Brescia naturalmente?
Purtroppo stanno chiudendo molti negozi. In questa fase come Ascom stiamo cercando di accompagnare gli imprenditori in difficoltà cercando di gestire le chiusure con minori costi possibili e risolvendo i vari problemi che ci sono. Ci sono situazioni da gestire in maniera attenta. Come reagire? I consumi sono arretrati e questi piccoli imprenditori reagiscono con qualità e servizio, hanno capito che bisogna rimettersi in gioco e che si possono risolvere i problemi se sono in grado di stare vicino ai loro clienti, sorridere e generare quel tipo di socializzazione che è necessaria oggi in un’impresa commerciale. Il negozio è anche un luogo dove si crea un ambiente familiare. Un consumatore oggi non ha bisogno di nulla se non di attenzione, sorrisi, giocare allo shopping e questo indipendemente dal prodotto che acquista.

Come Confcommercio e come Ascom Brescia come vi state muovendo per arginare gli effetti della crisi?; Stiamo mettendo a punto delle soluzioni innovative oltre a produrre servizi tradizionali; siamo vicini al territorio, organizziamo convegni con esperti del settore per spiegare alle imprese come fare un commercio di successo. Come società di servizi stiamo mettendo a punto un nuovo servizio per cui abbiamo acquisito uno spazio in una struttura Outlet nel bresciano che metteremo a disposizione, a rotazione, ad alcuni negozi che hanno sovrastock e potranno affittare lo spazio molto ben arredato, molto flessibile. A rotazione per una, due settimane. Rispetto al tema dei servizi tradizionali, vedi le paghe, abbatteremo i costi facendo dei sacrifici come associazione e aiuteremo in questo modo le imprese.

I centri commerciali da una parte rappresentano una fonte di guadagno e un’opportunità anche come posti di lavoro ma dall’altra rischiano di uccidere i piccoli negozi. La Regione Lombardia si è più volte espressa contro l’apertura di nuovi Centri. Qual è il suo parere in merito?
La Regione e soprattutto la Provincia di Brescia e anche le Province limitrofe hanno una densità commerciale altissima. Questo dovrebbe far riflettere soprattutto coloro che si occupano della questione a livello legislativo e far capire che non c’è più spazio per fare altre strutture. Nonostante ci sia stata una presa di posizione ben precisa da parte della Regione, assistiamo all’apertura continua di centri commerciali. Alcuni giorni fa ci è stata presentata una nuova iniziativa per la costruzione di una struttura di oltre 80mila metri quadrati commerciali nella parte sud della provincia di Brescia in deroga a qualsiasi pianificazione commerciale.

Nel 2009 abbiamo assistito a un calo generale dei prezzi. Per il 2010 cosa dobbiamo aspettarci secondo lei?
I prezzi continueranno a diminuire. Il processo è partito da lontano, dal Nord Europa perchè le strutture commerciali hanno una scala diversa e sono più pronte a cogliere le tendenze a livello mondiale. Quando arriva un prodotto a prezzo più basso dall’estremo oriente, in tutti i settori, i prezzi sono destinati ad abbassarsi. Il mercato in realtà offre prodotti della stessa qualità a prezzi sempre più competitivi quindi una persona riesce a consumare più prodotti con le stesse risorse. Il 2010 si prospetta interessante soprattutto per le famiglie e meno per le imprese. Perchè quando diminuiscono i prezzi diminuiscono i fatturati e le imprese devono stare attente al tema della gestione; questo è il motivo per cui cerchiamo di muoverci offrendo opportunità per le azienda.

Che augurio si sente di fare al mondo imprenditoriale per questo 2010?
L’invito a stringere i denti, essere reattivi, stare attenti ai dettagli, costruire miglior rapporti con i cliente e trovare modelli di coesione. Le imprese hanno bisogno di far rete. In questo senso le associazioni di categoria hanno bisogno di crescere, rimettersi in gioco. Dobbiamo essere il faro che orienta le scelte imprenditoriali, mettere in comune i problemi, cominciare a parlarsi di più e creare economia di scala.

Testo di Laura di Teodoro

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