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Moda

Solo per veri cavalieri

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Intervista a Jonathan Sitzia, socio fondatore di Cavalleria Toscana

Portare nella vita di tutti i giorni valori e le tradizioni della cavalleria, attraverso capi ricercati che ne incarnino lo spirito e lo sappiano trasmettere a chi li indossa. Questa è una delle ambizioni di Cavalleria Toscana, brand giovanissimo del made in Italy di qualità che ha già saputo imporsi all’attenzione del mercato e di chi ama abbinare sportività ed eleganza nel vestire. Jonathan Sitzia, uno dei soci fondatori di Cavalleria Toscana, racconta a Luxgallery la mission, il presente e il futuro del marchio. Quali sono le origini di Cavalleria Toscana?
Io e il mio socio Alessandro Ambrosino ci conoscemmo durante il servizio militare nel battaglione Tuscania. Toscani entrambi, girammo il mondo con le missioni internazionali: Iraq, Kosovo, Macedonia, Albania e molti altri Paesi, in giro per otto anni. Sotto le armi ci accorgemmo che nel mondo militare sopravvivevano tradizioni molto forti, che si richiamavano al mondo della cavalleria; una volta smessa la divisa, ci rendemmo conto che quei valori mancavano nella vita di tutti i giorni. Unendo questa considerazione al fatto che entrambi eravamo appassionati di cavalli ed equitazione, vedemmo questa mancanza anche come una lacuna commerciale: l’assenza di una linea che trasmettesse quel mondo e i suoi valori e che, allora, decidemmo di riproporre. Non c’era un prodotto italiano di alta gamma che parlasse di cavalleria nel senso più ampio del termine. Decidemmo quindi di entrare sul mercato rivitalizzando i concetti di eleganza e innovatività che caratterizzano il mondo del fashion, unendoli ai valori della cavalleria. Un’avventura inziata nel 2008, quando cominciammo a dedicarci alla ricerca stilistica, alla costruzione del nostro team, alla definizione del progetto di business. Oggi non c’è possibilità di sbagliare, non c’è spazio per le persone brave, c’è spazio solo per quelle bravissime: serve gente che si identifichi nel progetto a cui lavora e che garantisca un risultato all’altezza, come nel nostro caso, in cui chi fa parte del gruppo non solo lavora ma vive per il brand. Ciò ci ha permesso di proprorre, nel 2008, le nostre prime due collezioni esclusivamente tecniche.

Come è avvenuta la svolta sul fashion?
Pensavano già al fashion quando abbiamo dato vita a Cavalleria Toscana, ma la svolta c’è stata nel 2009 con l’ingresso del terzo socio, Gianluca Carraro, titolare di un’azienda di abbigliamento, e del direttore commerciale fashion Lorenzo Rossi. In breve abbiamo debuttato in cento negozi di target alto, come prima uscita sul mercato. Oggi il marchio è ben posizionato e ben percepito. Siamo contenti di come stiamo andando, anche in un momento difficile come l’attuale. Anzi, paradossalmente il debuttare con una congiuntura non positiva ci ha favoriti; ci siamo trovati nelle condizioni di creare un team snello e di non doverci sovrastrutturare, perché non ce lo potevamo permettere. Obiettivi chiari, strategia unitaria e avanti tutti insieme.

Come siete riusciti a portare lo spirito sportivo nella moda?
È facile traslare certi valori dal mondo equestre a quello fashion. Da sempre il mondo del cavallo e del cavaliere è vicino al mondo della gente comune, che ne sente i valori come qualcosa di fortemente identificativo.

Mercati e fatturato: come siete messi?
Il marchio lavora su due aziende, una che si occupa della linea tecnica e una del fashion. Contiamo di chiudere il 2010 con un fatturato di 1,5 milioni per il comparto fashion. Attualmente siamo presenti in 100 negozi e contiamo di fortificare la nostra presenza in Italia, con un forte interesse ai mercati esteri: siamo già presenti in Austria e in Svizzera, abbiamo quasi chiuso una trattativa per il Giappone e abbiamo aperto una filiale commerciale a New York, in Rockfeller Plaza.

Avete in programma di aprire dei monomarca?

Sì, ci stiamo pensando per il futuro.

Toscano il marchio, toscani i fondatori…
Ho la fortuna di essere un toscano che ha girato il mondo e di vedere ancora la mia regione con gli occhi del turista. La mia è una toscanità rivista, moderna ma legata alla tradizione.

Ci risulta che abbiate anche clienti vip…
Sì, tra i nostri clienti ci sono, solo per fare due nomi, Gabriel Garko e Athina Onassis. Per noi, però, più che il cliente famoso devono parlare il prodotto e il marchio; il nostro investimento è nella ricerca, per offrire sempre un prodotto e un marchio di eccellenza al consumatore, che parla senza loghi ma con lo stile. Penso che il mercato lo abbia capito e ci sta dando ragione.

E chi è il cliente “normale” di Cavalleria Toscana?
Una persona che si identifica nei valori del brand; sui nostri capi c’è scritto “cavaliere”, chi li porta deve onorare la way of life che il brand incarna e avere una grande responsabilità nei confronti del marchio e di se stesso.

Siete un esempio di Made in Italy di successo in stile “piccolo è bello”: che effetto vi fa?
Il nostro è un progetto molto ambizioso e quello che abbiamo fatto finora è in linea con ciò che ci aspettavamo. Non vogliamo fare voli pindarici ma vogliamo restare con i piedi per terra, lavorare con obiettivi chiari, sfruttare le nostre risorse creative senza comprare idee ma usando ciò che abbiamo e che è ciò che dà originalità ed eccellenza al nostro lavoro.

Il fatto di vivere e operare in una piccola località di provincia vi aiuta?

Non credo che la location determini i ritmi di vita e di lavoro; nel nostro caso, Vinci ci ricorda da dove veniamo, ci aiuta a non dimenticare. Un progetto che si chiama Cavalleria Toscana deve vivere e svilupparsi in Toscana, per tenere vivi il “fuoco” e il patrimonio del nostro mondo.

Davide Passoni

a cura di Luxgallery.it

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