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Focus imprese

“La vera innovazione si regge sulla costanza”

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Parola di Giovanni Fassi, amministratore delegato di Fassi Group, tra le prime aziende al mondo nella produzione di gru. L’azienda è presente in oltre 60 Paesi e vanta commesse anche per l’esercito Usa. Da sempre la parola d’ordine è innovazione, ma la filosofia Fassi sottolinea il valore della costanza

Crisi, leadership, Made in Italy, innovazione, tassazione, banche: quella con Giovanni Fassi, amministratore delegato del gruppo Fassi, seconda azienda al mondo nella produzione di gru, è un’intervista a tutto tondo sul pianeta impresa. A cominciare dall’analisi del 2009 da poco lasciato alle spalle: un anno difficile anche per l’azienda di Albino, ai piedi della Valle Seriana in provincia di Bergamo, con una rete di distribuzione in oltre 60 Paesi e 11 poli produttivi, tutti in Italia. Ma proprio in un periodo così complesso, il gruppo ha saputo dimostrare la propria solidità frutto di un primato innovativo ormai riconosciuto a livello internazionale e di una forte attenzione alla costanza nella qualità di produzione e nell’erogazione dei servizi d’assistenza.       Cominciamo da un bilancio dell’anno da poco concluso…; E’ stato un anno molto difficile, giunto oltretutto dopo un 2008 che già lasciava presagire questa tendenza. Per il nostro gruppo, quello appena concluso è stato sicuramente l’anno peggiore di sempre. Basti pensare che abbiamo chiuso l’anno con un consolidato di circa 4mila gru vendute e 100 milioni di fatturato, contro i 200 milioni dell’anno precedente e circa 8mila mila gru vendute. Una flessione di oltre il 50% che è arrivata soprattutto dal mercato internazionale, in particolare Spagna e Inghilterra.
Con una situazione così complessa, come può reagire un’azienda come la sua nel periodo della crisi?
Purtroppo non ci sono ricette che valgano per tutti, poiché bisogna tenere conto delle diversità tra azienda e azienda, anche se le strategie operative poi sono più o meno sempre le stesse. Noi abbiamo utilizzato gli ammortizzatori sociali e cercato di ridurre i costi anche della forza lavoro non confermando gli interinali, ma non abbiamo perso nessun dipendente a tempo indeterminato. La nostra strategia è quella di aspettare la fi ne del 2010 per valutare meglio su quale posizione si stabilizzerà il mercato. Dobbiamo attendere il riassetto dei mercati e creare una nuova azienda che tenga conto delle nuove tendenze. La Fassi del 2011 non sarà la stessa Fassi degli anni passati. Sostanzialmente dovremo ridimensionarci e poi progressivamente tornare a crescere come è avvenuto in passato. Perciò oggi la priorità è quella di ridefinire le linee guida. E sinceramente farlo adesso è difficile perché non ci sono punti di riferimento attendibili e parametri chiari: il mercato non è ben delineato e questo 2010 per noi è un punto zero.
Al di là di tutto Fassi è leader internazionale nel mercato delle gru. Quale è il prezzo e quali i privilegi di essere ai vertici a livello mondiale?
Fassi è diventata azienda leader negli ultimi 10 anni. Ha raggiunto questo traguardo perché ha sempre puntato sugli obiettivi di innovazione e di crescita della propria penetrazione con una presenza in oltre 60 Paesi. A questo si aggiunge la qualità dei prodotti che sono considerati tra i migliori e tra i più innovativi del settore. Ovviamente questo significa essere sempre nel mirino della concorrenza che ti studia e ti imita, ma noi cerchiamo sempre di conservare un vantaggio innovativo e di consolidare il valore del nostro marchio. Ma il nostro valore aggiunto è anche un altro difficilmente imitabile: la capillarità. Per dare forza commerciale a un prodotto come il nostro devi garantire un’assistenza capillare a livello mondiale. E noi su questo abbiamo lavorato molto con una presenza assai radicata. Potranno anche copiarci il prodotto, ma la capillarità della rete d’assistenza non è altrettanto facile da copiare. Questa penetrazione non si crea in un giorno, sono serviti 15 anni di lavoro, in particolare in quei Paesi che non sono certo predisposti a dare fiducia a un prodotto italiano. Noi crediamo che un cliente sia davvero un cliente quando compra la seconda volta. Vuol dire che si è lavorato bene sul prodotto e sul servizio conquistando la sua fiducia.
Portare il Made in Italy nel mondo ha anche un valore istituzionale oltre che rappresentare un obiettivo imprenditoriale. Cosa significa per lei oggi fare Made in Italy?
Premesso che, ovviamente, noi non facciamo né fashion né food, dobbiamo considerare che l’Italia non è mai stata vista sul piano meccanico una realtà leader. Per questo, se in alcuni mercati del sud Europa e in Paesi lontani come gli Stati Uniti abbiamo lavorato con maggiore facilità, va sottolineato che nell’Europa continentale e nel Nord Europa è stato tutto più difficile. Ci siamo dovuti guadagnare un’immagine di affidabilità basata sul livello di costanza. Se l’esterofilia italiana è unica nel suo genere, purtroppo all’estero non avviene il processo inverso per quanto riguarda il nostro settore. Così oggi possiamo guardare con orgoglio i risultati raggiunti ad esempio in una nazione come la Germania dove nel 2009, anno della crisi, abbiamo perso solo il 10% contro concorrenti tedeschi che hanno registrato un -50% e quindi abbiamo ancor più guadagnato quote di mercato. Fare Made in Italy nel nostro settore significa garantire qualità e costanza nella qualità: se non si lavora su questo fronte è difficile riuscire ad emergere.
Abbiamo parlato di innovazione: quanto conta per la sua azienda investire in Ricerca & Sviluppo per continuare a essere competitivi? Non voglio fare uno slogan, ma Fassi è sinonimo di Ricerca & Sviluppo. Da anni abbiamo scelto di investire pesantemente,fi no al 10% del fatturato, in quest’ambito. Abbiamo un uffi cio tecnico ben strutturato e un dipartimento prove dove si lavora ogni giorno pensando al futuro. Bisogna pensare che l’innovazione non passa solo da quello che facciamo sul fronte costruttivo, ma anche nell’elettronica e nell’idraulica dove lavoriamo al fianco di partner importanti che condividono con noi questa vocazione per la ricerca. Più difficile, invece, è fare innovazione sul fronte dei servizi. Noi cerchiamo di portare il servizio sempre più vicino al cliente: quando c’è un problema, il vero valore aggiunto è quello di poter offrire la soluzione il più vicino possibile, riducendo i tempi di riparazione. Io credo che l’innovazione di servizio passi soprattutto sul versante dell’organizzazione. Faccio un esempio: noi siamo in grado di consegnare i ricambi in 24 ore in tutta Europa.
Fassi ha clienti in tutto il mondo e lavora anche in ambito militare, ci può dire qualche piccolo segreto su come funziona una commessa per l’esercito?
Noi stiamo lavorando molto bene con l’esercito statunitense, però off riamo prodotti in ambito logistico e non ci sono particolari segreti o file top secret. Tuttavia ci possono essere delle richieste particolari dove la gru viene utilizzata per caricare o scaricare lanciamissili, bombe o altro materiale bellico. Quindi per fare al meglio il prodotto dobbiamo venire a conoscenza di dettagli che hanno un grado di massima riservatezza. Inoltre, abbiamo messo a punto una gru che opera una scansione del terreno e viene montata sui veicoli di testa delle carovane in Iraq e Afghanistan. Questo dispositivo monta telecamere particolari e sistemi metal detector che servono a trovare mine o bombe inesplose. Questo sistema che monta una tecnologia Fassi ha, di fatto, rivoluzionato gli spostamenti in situazioni di guerra.
Marketing e Comunicazione: quali sono le principali strategie con cui si muove l’azienda, anche tenendo conto di questo particolare periodo di crisi?
Non posso negare che abbiamo dovuto ridurre le spese su questo fronte. In un anno di tagli, questo ha coinvolto tutti i fronti comprese le spese in comunicazione. Per due ragioni: una di bilancio e una etica. Non possiamo pensare di dare denaro per le sponsorizzazioni e poi lasciare a casa dei lavoratori. Così abbiamo cercato di concentrarci di più sul marketing diretto alla vendita.
Dalle associazioni d’impresa, come Confindustria, arriva sempre più forte il segnale nei confronti del governo affinché possa avviare quanto prima la strada delle riforme. Quale è, secondo lei, la prima riforma che dovrebbe essere avviata nel campo dell’impresa e del lavoro?
L’unica vera grande riforma, non solo in Italia, riguarda la diminuzione della pressione fiscale. Mi riferisco non solo alle tasse dirette sul reddito, ma anche a quelle indirette, per non parlare dei costi dell’occupazione. In Italia i costi aziendali sono quasi il triplo rispetto al netto percepito e questo ci rende deboli nei confronti della concorrenza non solo cinese, ma anche europea. La tassazione incide fortemente sulla competitività e la strada verso la riduzione delle imposte è l’unica vera grande riforma. Poi, personalmente non apprezzo gli aiuti statali. Pensiamo al settore automotive che è stato sostenuto dagli aiuti per reggere sul mercato ma non si è lavorato in ambito strutturale e a mio avviso, terminati gli aiuti, potremo registrare in questi mesi un crollo stratosferico. Sostenere così un settore significa solo spostare il problema. Quindi anziché dare incentivi, meglio procedere lungo una defiscalizzazione che è più importante sul fronte strutturale.
Banche e imprese. Le prime confermano il sostegno nei confronti delle aziende, le seconde si lamentano. Dal suo punto di vista come stanno le cose?
Fassi è una società finanziariamente solida e non avendo mai ricorso al sostegno delle banche si trova un po’ al di fuori da questa situazione. Non posso fare quindi un commento su qualcosa che non abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Quello che ci riguarda è l’ambito del finanziamento al cliente sui nostri prodotti e rileviamo che si è ovviamente contratto. Però io credo che non sia giusto dare tutti i torti alle banche: non si può ottenere tutto ciò che si vuole. Certo, la ragione non sta da una parte sola perché in alcuni casi, ancora oggi gli istituti di credito dimostrano di fare utili da settori finanziari molto a rischio: bisognerebbe dimostrare maggiore etica e più attaccamento al territorio, all’economia reale.
Quali sono le vostre previsioni per questo 2010 appena iniziato?
Credo che quest’anno non sarà molto diverso dal 2009. Sicuramente avremo più certezze, certe posizioni si consolideranno sul fronte dei mercati e avremo parametri più precisi per fare le analisi e le valutazioni più opportune a trovare soluzioni. Le certezze ci aiuteranno a prendere decisioni positive o dolorose.
Quale è il modo di fare impresa secondo Giovanni Fassi?
L’impronta che ho sempre cercato di dare è quella di avere un’azienda innovativa, ma non solo. L’innovazione deve viaggiare di pari passo con la costanza che spesso non viene considerata, non è un parametro standard però è fondamentale e fa parte dell’anima di questa azienda. Quando si decide una cosa bisogna avere la forza di portarla avanti. Potrei dire che la mia azienda punta sull’innovazione come stile produttivo e sulla costanza come filosofia generale.
Dia un consiglio a un giovane imprenditore che si avvia a costruire la sua azienda…L’unica cosa che mi sento di consigliare è quella di avere buone idee. Anche questa azienda è nata da un’intuizione fortemente collegata a una passione. Se l’idea di business nasce solo per profitto o dai testi universitari, meglio lasciar perdere. Poi sottolineo ancora una volta il valore della costanza, perché intuizione e passione non bastano per essere sempre competitivi. Infine consiglierei di ricorrere il meno possibile a risorse finanziarie di terzi che rischiano di indebitare fin da subito l’azienda.

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