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Focus imprese

Il Dna Porsche a disposizione delle imprese

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Possono un’impresa metalmeccanica o una ditta di scarpe aspirare ad avere un’organizzazione come quella della prestigiosa casa automobilistica? Certo, con Porsche Consulting, società di consulenza specializzata nel trapiantare il modello di Stoccarda per vincere le nuove sfide competitive. E al Parco scientifico Kilometro Rosso arriva Porsche Akademie, dove i manager possono simulare la lean production

Costanza tedesca, metodi giapponesi ed entusiasmo italiano, ergo le tre strade da percorrere per arrivare all’eccellenza e ad un modo di fare impresa nel segno dell’efficienza, del taglio agli sprechi e del continuo miglioramento. Una strada sui cui Porsche si è imbattuta poco più di 15 anni fa, per trovare una nuova metodologia di gestione aziendale.

Nel 1992 la casa automobilistica tedesca si è fermata al “pit stop” della ristrutturazione interna per arrivare nel 1993 ad iniziare il programma di ottimizzazione dei processi tramite l’integrazione dei fornitori. Da allora la Porsche si è rimessa in moto accelerando la propria crescita su tutti i fronti. Il segreto e le strategie di un successo costruite partendo dalla triade sull’asse Italia-Germania-Giappone, sono oggi patrimonio di Porsche Consulting, società di consulenza nata del 1994 con l’obiettivo di esportare il DNA manageriale del gruppo tedesco in altre aziende. Come spiega Federico Magno, Amministratore delegato di Porsche Consulting Italia, la società è nata proprio “per offrire gli strumenti necessari per vincere le sfide competitive”.

Partiamo ripercorrendo brevemente la storia di Porsche Consulting…
Porsche Consulting è una società di consulenza aziendale del gruppo Porsche, nata per vendere all’esterno il DNA manageriale del gruppo. Di fatto Porsche è una delle aziende più efficiente al mondo per i suoi processi di progettazione, di integrazione dei fornitori, di produzione e di assemblaggio. La nostra realtà è di fatto così eccellente che addirittura ci chiamano aziende chiedendo di copiare il sistema manageriale di Porsche. All’inizio degli anni Novanta la casa automobilistica è caduta nella più grave crisi della sua storia aziendale. Per evitare di perdere l’autonomia Wndelin Wiedekin, ai tempi responsabile della produzione, decise di ristrutturare in maniera radicale l’azienda partendo non dalla qualità ma dal processo produttivo: si facevano infatti molte rilavorazioni che generavano costi e quindi sprechi. Così si decise di prendere come modello il sistema di produzione Toyota e la fi losofi a aziendale detta Lean Management, una cultura aziendale basata prevalentemente sul Kaizen (in giapponese, continuo miglioramento in meglio a piccoli passi). Secondo questo metodo, i processi e procedure vengono divisi in valore aggiunto e spreco con l’obiettivo di ridurre in modo permanente lo spreco o di eliminarlo. Con il supporto di consulenti giapponesi e di visite alla Toyota, gli esperti di produzione di Porsche riuscirono ad apprendere e assorbire quella cultura.

Poi avete iniziato ad esporta il vostro DNA. Come mai?
L’80% del valore aggiunto di Porsche è fatto esternamente, dai fornitori. Quindi se si vuole ottimizzare la catena produttiva non si può prescindere dai fornitori facendo network. Così abbiamo portato i nostri migliori ingegneri specializzati a fare ottimizzazione dei processi presso di loro. Una di queste aziende è stata talmente contenta del lavoro fatto da chiedere di “affitare” gli ingegneri Porsche per ottimizzare altre loro produzioni. Così abbiamo deciso di “vendere” l’esperienza manageriale di Porsche. Lo spettro della consulenza della Porsche Consulting, nata nel 1994, si focalizza sull’ottimizzazione e sulla strutturazione di processi di creazione del valore diretti e di supporto in maniera snella e duratura, così come i processi di creazione e progettazione di prodotti con il massimo valore aggiunto per il cliente. Noi aiutiamo l’azienda a diventare una piccola Porsche, facendo una consulenza attiva, dinamica e concreta. Siamo sempre molto operativi, andiamo in fabbrica e nell’ambito di questa praticità siamo giunti alla conclusione che un bravo medico non vuole che il suo paziente ritorni dopo la cura ma riesca ad essere indipendente. Ciò che è iniziato in produzione presso il produttore di automobili si è continuato a sviluppare sotto il nome di “lean management”. Con il tempo si sono sviluppati nuovi approcci di consulenza per il cliente anche al di fuori del settore automobilistico e dell’ambito produttivo.

Perché secondo lei Porsche Consulting è una realtà importante?
Offe un’esperienza e qualcosa che in Italia ancora non c’è. Non siamo consulenti con la cravatta, bensì portiamo l’esperienza pratica dell’azienda più efficiente del mondo. Di fatto diamo all’imprenditore la certezza e la sicurezza che quello che diciamo funziona. L’Italia oggi ha un problema di strategia competitiva: il nostro Paese è sempre stato considerato la Cina d’Europa perché i nostri imprenditori avevano costi bassi. Ora sono arrivati cinesi e quindi non possiamo più avere questo vantaggio. Inoltre, prima dell’avvento dell’Euro, di fronte a un problema di competizione, il Governo svalutava la lira per diventare automaticamente meno costosi. Con l’Euro non funziona più così. Oggi le aziende e in generale il sistema Paese deve imparare a competere con cose che non erano nella nostra abitudine cioè l’eccellenza dei processi, la qualità perfetta, l’innovazione, la tecnologia e la stabilità di un processo di network. Insomma bisogna diventare un po’ tedeschi, un po’ giapponesi, mantenendo il meglio dell’Italia.

Qual è il vostro motto dunque?
Il nostro motto è formato dalla triade: costanza e cultura tedeschi, metodi giapponesi, fantasia ed entusiasmo italiani. Unendo queste tre cose si offre agli imprenditori un’arma competitiva, sostenibile e strategicamente difendibile nel lungo periodo perché si possiede la velocità e la capacità innovativa della cultura italiana, l’ottimizzazione di processo e l’efficienza giapponesi e la testardaggine e la qualità tedesche.

In quali settori viene richiesta la vostra consulenza?
Lavoriamo in tutti i settori: industria automobilistica, aeronautica, costruzione di macchine, alimentare, costruzioni, commercio, banche e assicurazioni, settore sanitario dove seguiamo 50 ospedali in tutto mondo, anche in Italia. I principi sono gli stessi che hanno garantito e garantiranno il successo dell’azienda. Abbiamo aperto la prima filiale estera nel 2006, proprio in Italia con l’obiettivo di offrire un supporto all’industria italiana e con la volontà di trasformare i fornitori e le imprese del nostro Paese in “piccole Porsche”, creando esempi viventi di efficienza nei processi aziendali.

Un centro di formazione figlio di Porsche Consulting, specializzato in Lean Management

L’obiettivo è quello di raggiungere l’ottimizzazione dei processi di produzione, progettazione, logistica ed acquisto con snellimento ed eliminazione di sprechi ed inefficienza. Un vero e proprio laboratorio dove sperimentare il metodo di lavoro e il DNA Porsche. Stiamo parlando di Porsche Akademie presente in Italia al Kilometro Rosso, Parco Scientifico e Tecnologico di Stezzano (Bergamo), con il primo centro di alta formazione realizzato dalla casa automobilistica tedesca fuori dai confini della Germania. Simone Cigada, capo di divisione di Porsche Consulting e responsabile di Porsche Akademie Italia racconta il dietro le quinte di un modo di fare formazione assolutamente nuovo e concreto. quattro Accademie a Stoccarda e a Lipsia, a cui si unisce quella del Kilometro Rosso.

Come si struttura un laboratorio dell’Akademie?
La consulenza deve lavorare su due binari: da una parte sull’implementazione, sui risultati concreti per il cliente e parallelamente bisogna lavorare alla formazione, da subito. Per cui ogni nostro pezzo di consulenza lavora sul doppio binario: noi forniamo la teoria e le basi pratiche e loro costruiscono la fabbrica ideale. Entrando nel concreto, il nostro obiettivo è ottimizzare la piramide aziendale. Alla base di questa piramide ci sono i prodotti, seguono i processi (di supporto, di creazione del valore e di gestione), l’organizzazione e la strategia. L’ottimizzazione deve partire dai processi per poi lavorare anche sui prodotti e andare a modificare l’organizzazione. Per fare questo ci vuole chiaramente la volontà dall’alto. Nei seminari che organizziamo presso i nostri clienti (durano dai 3 ai 5 giorni), si parla di fondamenti, metodi e strutture per la creazione e ottimizzazione dei processi di produzione e viene fatta un’introduzione sui principi base del kaizen, metodo giapponese per l’ottimizzazione dei processi. L’applicazione pratica viene effettuata assemblando un camion nella fabbrica modello. In questi incontri partecipano dai 10 ai 15 manager che possono simulare i metodi Lean all’interno di un salone che riproduce uno stabilimento Porsche. Una volta all’interno dell’Akademie, viene fatta una breve analisi dell’azienda per creare una base comune verso cui misurarsi. All’interno del processo del cliente viene presa una piccola fetta di cui iniziamo a fare un’implementazione per renderla un piccolo esempio di Porsche. Il nostro obiettivo non è quello di fare lunghi periodi di analisi ma di garantire uno stato di salute eccellente ai nostri pazienti.

Come nasce Porsche Akademie?
L’Akademie è nata per fare training di produzione e lean production. In Germania facciamo anche accademie che chiamiamo “lean construction”, dove la lean viene applicata anche nelle costruzioni; in questo caso la simulazione è la costruzione di un albergo guidata da noi. Abbiamo deciso di creare questi laboratori partendo dalla consapevolezza che, in generale, i sistemi di produzione giapponesi sono effi cienti ma necessitano che fornitori e clienti possano attuare gli stessi metodi. L’efficienza va quindi condivisa partendo dalla formazione e dal dialogo con il propri fornitori. L’Akademie nasce con questo obiettivo: supportare i fornitori qualora non fossero allineati con i nostri sistemi di produzione. La formazione deve essere pratica, deve saper parlare al cuore, alla testa a alle mani. L’Accademia è un laboratorio, una fabbrica simulata dove i partecipanti entrano e, producendo giocattoli per bambini, imparano a ottimizzare i vari processi. Propone soluzioni sviluppate da Porsche Consulting e applicate con successo al gruppo Porsche e presso altri clienti. I seminari sono pensati per aziende che vogliono realizzare processi snelli, migliorare la qualità, ridurre i costi e aumentare la capacità di reazione nei confronti dei clienti.

Quali sono i benefici concreti?
Si parla di benefici in termini di: tempi di attraversamento del prodotto ridotti del 50%, diminuzione delle scorte del 70-80%, aumento della produttività del 20-30%, aumento della trasparenza e della qualità. Come Porsche abbiamo ridotto del 50% i difetti per veicolo e del 50% i tempi di produttività.

A quante aziende stante fornendo la vostra consulenza?
Ad oggi sono circa un centinaio, di cui decine in Italia. Siamo 230 consulenti e circa 20 in Italia. Siamo nati nel settore dell’automotive dopodiché ci siamo espansi nelle lavorazioni meccaniche, banche, assicurazioni e nel settore dei gelati. Le dimensioni delle aziende non contano: riusciamo ad essere bravi medici sia con chi produce aeroplani e ha 40 stabilimenti e 10mila dipendenti che con aziende con 30 dipendenti a Napoli. Questo perchè, per tutti, l’ottimizzazione di processo riesce ad essere l’assicurazione per il lavoro. Abbiamo collaborato con un grande cantiere navale tedesco, con la compagnia aerea Lufthansa e stiamo mettendo le basi per lavorare con un grande aeroporto italiano.

Come viene vista la vostra consulenza all’interno delle aziende?
I sindacati ci amano perché siamo concreti, avoriamo sul campo con tanto di scarpe da sicurezza e grembiule. Aiutiamo realmente le aziende trovando metodi operativi per aumentare la loro produttività. Lo facciamo coinvolgendo tutti, dai vertici alla base. La nostra cultura italiana solitamente ci porterebbe ad affrontare la lean come un progetto a scadenza, a breve termine. Applicando invece la cultura tedesca e quell’essere metodici e precisi invece si arriva a lavorare in un altro modo, ergo iniziare un percorso per poi non fermarlo.

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