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Vino e ristorazione

Buttafuoco Storico, un vino da scoprire

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Nasce nell’Oltrepò Pavese, nel cosidetto “Sperone di Stradella”, il Buttafuoco Storico: un vino dedicato agli amanti del buon bere sempre alla ricerca di etichette “fuori dal coro”

Lontano dal luccichio delle mode passeggere, lontano dai clamori che durano giusto l’istante dell’apertura di una bottiglia. Il Buttafuoco Storico è un vino con una lunga storia alle spalle. Un vino legato a un territorio, anzi, per meglio dire, a una piccola lingua di terra nel cuore dell’Oltrepò Pavese, nel cosiddetto “Sperone di Stradella”, piccola area delimitata dai torrenti Versa e Scuropasso.

Il Buttafuoco Storico è un vino di nicchia, prodotto da quindici aziende riunitesi nel Club del Buttafuoco Storico. Un vino consigliato, anzi dedicato, agli amanti del buon bere, sempre alla ricerca di etichette “fuori dal coro”. Un vino prodotto con quattro uve autoctone, fortemente espressive di questo territorio: Croatina, Barbera, Uva Rara e Ughetta. Non un semplice blend: dopo la vendemmia, le quattro uve fermentano all’interno della stessa botte, al fine di fondere i caratteri tipici di ogni singola varietà e ottenere una sola e unica voce: chiara, forte, equilibrata. Successivamente, secondo quanto previsto dal disciplinare, il Buttafuoco riposa in botti di legno di quercia per almeno dodici mesi, ai quali seguono altri sei mesi di affinamento in bottiglia. Ma per espressa volontà dei soci, il Buttafuoco Storico è messo sul mercato solo dopo 36 mesi dalla vendemmia. Una scelta di grande professionalità, di attenzione e rispetto, sia per il vino che per il consumatore.

Il Buttafuoco Storico si serve a un temperatura di 18 gradi, all’interno di bicchieri ampi, per ottenere una giusta ossigenazione del vino, in particolare in presenza di annate non recenti. Il Buttafuoco Storico può essere bevuto giovane (in senso lato, perché siamo sempre in presenza di un vino di almeno tre anni) per apprezzarne i profumi di frutta matura a bacca rossa e di confettura. In questo caso,  si abbina a primi piatti di pasta ripiena conditi con sughi di carne, formaggi di media stagionatura e secondi di carne rossa o selvaggina. Per sua natura, però, il Buttafuoco è un vino da medio-lungo invecchiamento, capace di regalare una bella complessità di profumi e aromi. Ottimo in abbinamento con piatti importanti, ma non troppo elaborati, come i formaggi stagionati, le carni alla brace e gli arrosti.

Il Buttafuoco Storico è anche un vino intrigante dal punto di vista dell’immagine. Intrigante per la sua storia, mista a leggenda, ben sintetizzata nello stemma del Club del Buttafuoco Storico, riportato su tutte le bottiglie delle aziende aderenti. Un’ovale (che richiama la forma delle botti dove il Buttafuoco affina) all’interno del quale svetta un veliero, alquanto strano per un territorio collinare e non proprio vicino al mare, come l’Oltrepò Pavese. Leggenda vuole che un veliero, di origine austro-ungarica,  sarebbe arrivato da queste parti verso la metà dell’800 dopo aver risalito il Po, chiamato a difendere i confini dagli attacchi del vicino Regno di Sardegna. Sempre secondo leggenda, i marinai ospitati a bordo del veliero ebbero modo di apprezzare, tra una battaglia e l’altra, questo grande vino, tanto da dedicargli la vittoria finale, ribattezzando il veliero con il nome del vino stesso: Buttafuoco. Tutti questi elementi fanno del Buttafuoco Storico un vino con tutte le carte in regola per ben figurare tra i grandi vini rossi italiani. Eppure, presso il grande pubblico, l’Oltrepò Pavese continua a essere famoso solo per le proprie, seppur splendide, bollicine. Un peccato.

Testo di Danilo della Mura

A cura di Luxgallery

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