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Coppa America, oltre 150 anni di grandi sfide

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Nello scorso numero abbiamo raccontato le origini della “Coppa delle Cento Ghinee”, adesso ecco il racconto delle straordinarie sfide che si sono susseguite dal lontano 1851, quando ha avuto inizio il trofeo. Oggi però la competizione ha perso la magia di un tempo e si combatte più a colpi di carte bollate che tra le onde del mare

Quando, la mattina del 22 agosto del 1851, come si e visto, il Conte di Wilton, commodoro del Royal Yacht Squadron, impensierito per la particolare performance che la goletta “America” aveva dimostrato il giorno innanzi ed arrivata da oltre oceano per sfidare la più potente marineria del mondo, si accingeva a dare la partenza agli yachts pronti a regatare per conquistare la coppa delle 100 Ghinee, tutto avrebbe potuto immaginare tranne che di essere l’artefice di uno dei più importanti avvenimenti sportivi della storia e del più blasonato trofeo della vela.

La cronaca della regata, come si e già detto, non merita di essere ricordata, tanto fu banale, ma segno l’inizio della vela agonistica contestualmente all’ingresso degli Stati Uniti d’ America nelle competizioni veliche internazionali. Dopo la vittoria della goletta “America”, il trofeo, la “Coppa delle 100 Ghinee”, cosi chiamata per quanto aveva sborsato la Regina ai gioiellieri Garrards di Londra per realizzarla, venne collocata a casa dell’armatore di “America”, John Cox Stevens, a New York. Ma già nel 1857, pochi anni dopo la clamorosa vittoria, i membri del sindacato che aveva sponsorizzato la costruzione della imbarcazione e finanziato la partecipazione alla sfida lanciata dal Royal Yacht Squadron, decisero unanimamente e formalmente di offrirla al New York Yacht Club, club di armamento dello schooner “America”, sotto le cui insegne aveva gareggiato. Da questa sportiva e generosa decisione discesero presto due corollari: il primo che il trofeo, ormai detto “America’s Cup” dal nome, appunto, della prima imbarcazione vincitrice, sarebbe appartenuto al circolo velico presso il quale era iscritta l’imbarcazione vittoriosa ed il secondo che solo un altro club velico avrebbe potuto lanciare la sfida al club detentore della coppa.

Da quel lontano 1851, il New York Yacht Club venne sfidato per ben 25 volte nell’arco di 132 anni prima di capitolare ad opera “Australia II” nel 1983. La annotazione più curiosa e forse rappresentata dal fatto che l’Inghilterra, sino ad oggi, non e riuscita a riconquistare la coppa anche se vi ha provato per ben dieci volte, e più precisamente nel 1870 con l’imbarcazione “Cambria” che, nelle acque della baia di New York venne sconfitta da “Magic”, defender del club detentore della coppa. L’anno successivo, il 1871, ci riprovo con “Livonia”, nel 1885 con “Genesta” che fu sopraffatta dal mitico “Puritan” defender del N.W.Y.C.. Nel 1886 “Galatea” perdette contro “Mayfl ower” e cosi ancora nel 1893 e 1895 “Valkyrie II” e poi “Valkyrie III” non riuscirono a sopraff are il defender del “New York Yacht Club”. Gli anni 1934 e 1937 non portarono nulla di buono poiché anche in queste due circostanze le sfidanti “Endeavour” ed “Endeavour II” vennero sconfitte nelle acque di Newport ove, nel frattempo, si era spostato il campo di regata. Nel 1958 “Columbia” difese egregiamente i colori d’oltreoceano sconfiggendo per tre vittorie a una la sfidante inglese “Sceptre” e, con pari risultato, “Constellation” umilio “Sovreign” nel 1964, ultimo anno nel quale un club inglese porto la sfida al detentore di Coppa America.

Vi è pero da aggiungere che se è pur vero che l’Inghilterra tento ben dieci volte, senza successo, di reimpadronirsi della coppa, ben altre cinque volte vi tento, infruttuosamente, l’Irlanda! Sir Thomas Lipton, noto come il “barone del the”, cittadino irlandese anche se scozzese di nascita, tra gli anni 1899 e 1930 armo, appunto cinque imbarcazioni a nome “Shamrock”, numerati da 1 a 5, senza tuttavia avere la soddisfazione di vedere la sua barca vittoriosa. Mori nel 1931 mentre si accingeva alla sesta sfida. Il primo “Shamrock”, al comando del mitico captain Archibald, detto “Archie” Hogarth era stato realizzato in ferro dal famoso cantiere Thorneycroft di Willwall, sul Tamigi, in prossimita di Londra, su progetto del famoso architetto navale William Fife III. L’ultimo degli “Shamrock”, il quinto, venne progettato con la formula della “J Class” che si andava affermando sul finire degli anni venti del secolo scorso. Nel tempo il regolamento si arricchiva di peculiarità. Come si ricorderà, nel Solent, quando “America” taglio il traguardo con buon margine su “Aurora”, la prima delle 14 imbarcazioni Inglesi, il segnalatore trasmise allo yacht reale, il “Victoria and Albert”, sul quale era imbarcata la Regina Vittoria, la ormai celebre comunicazione:“ America first, there is no second”. La tradizione fa discendere da ciò la particolarità che la sfida di Coppa America sia una “match race”, preveda cioè soltanto due contendenti dei quali uno e il vincitore, senza classifica: “there is no second”! Per risolvere quindi il problema nascente dalla pluralita di sfidanti, in tempi relativamente recenti, sono state create delle regate, che potremmo definire preliminari, utili ad individuare lo sfidante che dovrà appunto contendere la coppa al “defender”.

Venne cosi “creata” la “Louis Vuitton Cup”, dal nome dello sponsor, mitica firma dell’alta moda, che vede appunto gli sfidanti impegnati a combattere per conquistare il miglior risultato che porterà alla competizione definitiva contro il detentore del trofeo. Nel corso della ormai lunga storia dell’”America’s Cup” ben due volte l’Italia e stata sfidante. Una prima volta nell’anno 1992, nelle acque di San Diego, in California, dove “Il Moro di Venezia”, armato dalla “Compagnia della Vela” di Venezia sfido “America 3”, che si pronuncia “ America-cubed” cioe al cubo, perdendo quattro match su cinque, ed una seconda volta, nelle acque di Auckland, in Australia, dove “Luna Rossa”, armata dallo “Yacht Club Punta Ala” perse cinque match su cinque contro “Team New Zealand”. Tuttavia, gia antecedentemente, nel 1983, che fu l’anno in cui, per la prima volta, gli australiani di Alan Bond, un ricco e stravagante uomo d’affari, strapparono la coppa agli americani, vi fu la prima partecipazione di una imbarcazione italiana nella storia della Coppa America: la mitica “Azzurra”, dello “Yacht Club Costa Smeranda”. Arrivo terza tra gli sfidanti e quindi non ebbe il privilegio di sfidare il defender ma, a suo onore, va detto che “Australia II” che si aggiudicherà poi il trofeo contro “Liberty” strappando cosi la coppa agli americani dopo 132 anni, perse una sola regata di “match race”, proprio con “Azzurra”! Se il 1983 segna le fine dell’incontrastata supremazia velica degli Stati Uniti d’ America, ed in particolare del New York Yacht Club, detentore dell’insuperato, e probabilmente mai più superabile primato, venti anni dopo un altro mito sarà destinato a crollare.

Per la prima volta, nell’anno 2003, una nazione non affacciata sul mare, senza una flotta nel suo significato più tradizionale, senza una forza navale, ma soprattutto priva di tradizioni marinare, bussa alla porta del “Royal New Zealand Yacht Squadron”, detentore della Coppa America, non essendo stata in grado, purtroppo, “Luna Rossa” di compiere il miracolo ad Auckland, e dopo aver vinto la “Louis Vuitton Cup”, si impossessa del magico trofeo. La nazione e la Svizzera. Il demiurgo e Ernesto Bertarelli, svizzero di passaporto ma, se può consolare, italiano di nascita. La barca e “Alinghi”. Il timoniere Russell Coutts che nel 1995, al timone di “NZL 32”, detta “Black Magic” dal colore dello scafo, del “Royal New Zealand Yacht Squadron” aveva portato, ironia della sorte, proprio al detentore poi sconfitto la “Coppa America” ristrappandola agli Americani di “Young America” capitanati da Dennis Conner. La Svizzera non ha mare ed allora, quando quattro anni dopo, lo sfidante emerso dalle sfide della “Louis Vuitton Cup”, che in quell’anno vennero, in parte, disputate, con molto successo, nelle acque di Trapani, si presento per regatare, il comitato organizzatore dovette scegliere ove collocare il campo di regata.

Si ricorderà come venne proposto, da parte della Federazione Italiana della Vela, lo specchio acqueo di Porto Cervo, pero senza molta convinzione, ed invece, molto più tenacemente, il golfo di Napoli. Venne preferita Valencia, in Spagna, per motivi, e il caso di ritenere, molto sensati. La localita spagnola offriva ampi spazi a terra, ottimi servizi logistici e ampia ricettivita alberghiera. Ma, soprattutto, era ed e caratterizzata da un regime di venti assai propizio per la sfida di “America’s Cup”. Per la verità quest’ultima qualità lascio poi parecchio a desiderare ma “Alinghi” vinse ugualmente e la brocca d’argento non torno alla sede del “Royal New Zealand Yacht Squadron” dalla quale era stata strappata nel 2003 ma rimase nella sede della “Societe Nautique” di Ginevra. La prossima sfida sarà nel 2010 ma la “Coppa dell’America” oggi e più di casa nei tribunali che sui campi di regata. I tattici non sono  i Cino Ricci, i Mauro Pelaschier, i Tiziano Nava, tanto per ricordarne alcuni tra gli italiani più autorevoli, ma gli avvocati di New York. La competizione non inizia più con una salva di cannone ma con la notificazione di un atto giudiziario ed il verdetto non e pronunciato dal giudice di regata ma dalla giuria di una Corte. Anche il mito e finito.

a cura di Roberto Magri

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