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Editoriali

Editoriale di Mauro Milesi – B&G numero 13 – Giugno – Luglio 2010

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Creatività, complessità, cambiamento, crescita

Le aziende che stanno meglio sopravvivendo alla crisi hanno saputo calare sul tavolo questo “Poker di C”. Dopo un 2009 con il Pil in caduta libera del 5% e 380mila posti di lavoro in meno rispetto all’anno precedente, l’Italia fatica a ripartire, colpita gravemente dalla difficile situazione internazionale con effetti negativi tra i peggiori rispetto alle altre grandi economie mondiali.

In una situazione così difficile nelle previsioni anche per il 2010, le imprese che sopravvivono e addirittura battono la crisi sono quelle che hanno saputo mettersi in gioco, o che sono da sempre abituate a farlo.
Come? Innanzitutto con spirito creativo, puntando sul valore aggiunto, sulla qualità, sul carattere distintivo dei loro prodotti e dei loro servizi. Una scelta consapevole per lottare contro la concorrenza, spesso sleale, di paesi come la Cina in cui il costo del lavoro è troppo inferiore rispetto al nostro.

Grazie a nuove idee, nuovi approcci, modalità distintive, e prodotti/servizi d’eccellenza, è possibile andare sul mercato ed essere premiati. E’, per fare un esempio, la Apple Filosofy ma è anche una regola a cui oggi tutti devono sottostare per vincere la gara della competitività. Ma la creatività da sola non basta, occorre saper gestire la complessità. Complessità di periodo storico-economico, complessità del mercato, complessità dei fattori che intervengono nella vita di un’impresa. Lo sanno bene quelli del Global Ceo Study 2010 di Ibm, che hanno presentato un rapporto in cui 1541 ceo, general manager e funzionari pubblici defi niscono la complessità come parola chiave del successo.

In un mondo in cui scenari economici, sociali e fisici sono interconnessi tra loro a livello globale, la capacità di affrontare questa complessità risulta determinante per un’impresa votata al futuro. Tutto questo determina l’esigenza di puntare al cambiamento come modello generale di comportamento.

Nel DNA di un’impresa sana, la volontà e la capacità di cambiare, non possono non essere presenti. Creatività e gestione della complessità ci spingono a cambiare per rompere gli schemi consolidati a cui siamo spesso troppo abituati. Non dobbiamo fermarci mai, non è più possibile riposare sugli allori, rilassandoci su un terreno che continua a muoversi sotto i nostri piedi. Cambiare significa non accettare lo statu quo, cercare sempre nuovi modelli di business e, a volte, anche saper guardare al di fuori del proprio settore. Solo così si potrà avviare quel processo di crescita che consentirà alle nostre imprese di reggere sul mercato, magari facendo squadra, trovando nuovi partner che ci permettano di crescere allargando le nostre prospettive, migliorando i processi, abbattendo alcuni costi. Ecco quindi i quattro assi del nostro poker anticrisi, il fattore “4C” per guardare al futuro con maggiore fiducia. Attenzione fiducia, non speranza. Perché fiducia significa consapevolezza dei propri mezzi, significa scegliere consapevolmente. Speranza, invece, signifi ca affidarsi all’incerto, significa credere in ciò che faranno gli altri, aspettare che si verifichino certe condizioni. E un’azienda oggi non può più permettersi di sperare. Deve trovare il coraggio di scegliere. Ecco, un’altra “c” che vale la pena prendere in considerazione.

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