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I primi passi della nautica a motore con la leggendaria Chris-Craft

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Dopo lo speciale a puntate dedicato alla nautica a vela, B&G si occupa della nautica a motore. Tutto comincia nel XVIII Secolo negli USA. Protagonista della prima fase storica delle imbarcazioni motorizzate è la mitica Chris-Craft

Se, come si è già avuto modo di osservare, la nautica da diporto a vela ha avuto i natali in Europa, la nautica da diporto a motore, di contro, nasce e si sviluppa nel Nuovo Continente. Se il diporto velico è la storia di mastri d’ascia, di fantasiosi artigiani, di nobili sovrani, la motonautica è la storia di imprenditori e cantieri che, con l’avvento del motore, diedero vita ai motoscafi . Il motore a vapore, che precedette il motore a scoppio nella propulsione navale, ebbe la sua prima applicazione nel XVIII secolo. Più precisamente, nell’anno 1783 monsieur Claude de Jouff roy varò un modello sperimentale che, tuttavia, non ebbe fortuna e fu senza storia.
Il primo battello a vapore, detto anche piroscafo, fu varato nel 1807 ad opera di Mr. Robert Fulton e navigò sul fi ume Hudson. Il “Clermont”, questo il nome della imbarcazione, aveva un motore che sviluppava una potenza di 18 cavalli vapore ma, si narra, venne deliberatamente demolito dai battellieri del fi ume nel timore di veder scomparire la fonte del proprio guadagno. Il vapore determinò la progressiva scomparsa dei vascelli a vela, tant’è che, sul fi nire del XIX secolo soltanto Italia, Canada e Norvegia costruivano ancora navi a vela. Il motore a vapore, fatte salve alcune stravaganze, non ebbe mai seria e autentica applicazione nella nautica da diporto, e ciò per ovvie ragioni. Il peso e la complessità del sistema richiedevano spazi adeguati e conseguentemente volumi che richiedevano una stazza proporzionata con l’eff etto che soltanto le grandi navi avevano la possibilità e la convenienza di montare propulsioni a vapore. Diverso fu per il motore a scoppio, che trovò, proprio nella nautica, il fertile terreno per le sue prime applicazioni. Infatti il principale impedimento all’applicazione pratica del motore a combustione interna in veicoli terrestri era dovuta al fatto che, a diff erenza del motore a vapore, non poteva partire da fermo, e la frizione non era stata ancora inventata.

In mare il problema non si poneva, poiché l’elica immersa nel liquido è sostanzialmente esente da momenti di inerzia. Ciò aveva quindi consentito ai primi sperimentatori di sfruttare al meglio le potenzialità del nuovo sistema. Fu così, quindi, che con due anni di anticipo rispetto alla fabbricazione della prima automobile, che per la verità si trattava di un veicolo a tre ruote, avvenuta nel 1886 ad opera di Carl Benz, un signore, tale Mr. Christopher Columbus Smith, sulle sponde del lago St. Clair, nel Michigan (USA), vicino a Detroit, varava la prima imbarcazione da diporto dotata di motore a scoppio ed iniziava la leggenda: nasceva la mitica Chris-Craft , certamente la più antica azienda cantieristica del mondo dedicata alla nautica da diporto. Per la verità si suole far risalire la nascita della Chris-Craft a dieci anni prima, e cioè al 1874 quando Christopher, soltanto tredicenne, costruì e varò la sua prima imbarcazione. All’inizio si trattò di costruzioni rudimentali e ci volle del tempo perché si impostasse un’attività organizzata ma il seme era stato gettato e la pianta non tardò a crescere. Il primo battello a motore, di cui si è detto, e che fu varato dalle spiagge del lago St. Clair nel 1884 altro non era che un “duck boat”, una barca per la caccia alle anatre, attività venatoria molto diff usa lungo i falaschi, i canneti prossimi al confi ne canadese del lago Michigan. La costruzione di imbarcazioni da diporto a motore con il marchio Chris-Craft , con l’avvento del XX secolo, crebbe rapidamente e fu testimone della progressiva conquista di record di velocità. Nel 1908 un motoscafo Chris-Craft raggiunse la velocità di 25 mph contro le 16 mph del “duck boat” che montava un motore a naft a. Nel 1914 venne infranta la barriera delle 40 mph e l’anno dopo, era il 1915, venne raggiunta la velocità di 50 mph pari a 80 km/h, non poco per quasi cento anni fa. Furono questi gli anni gloriosi nel corso dei quali mr. Christopher, coadiuvato dai fi gli che lo avevano affi ancato nella conduzione dell’azienda, “marinizzando” dei motori aerei da 90 hp aprì la strada alle motorizzazioni per imbarcazioni da diporto che, abbandonata ormai la livrea di battelli da pesca o da caccia, rozzi ed essenziali, si trasformarono in eleganti “runabouts” in mogano inaugurando quella felice stagione che vedrà poi l’Italia, principalmente con i cantieri Riva di Sarnico (Bergamo), protagonista indiscussa nella costruzione di imbarcazioni da diporto.

Dopo la grande depressione del 1929, l’economia stentava a riprendersi ed allora la Chris-Craft inaugurò una linea di piccole barche molto economiche aprendo la strada alla nautica di massa. L’economia progressivamente si riprese e con essa anche la borsa. Gli uomini di aff ari raggiungevano i propri uffi ci professionali a Wall Sreet, dalle loro residenze del Connecticut, New Jersey, Rhode Island, con veloci imbarcazioni chiamate appunto “fast commuters”: è il trionfo della nautica a motore e con essa della Chris-Craft che realizza delle splendide imbarcazioni. Ma la seconda guerra mondiale bussa alle porte dell’industria americana e la Chris-Craft , secondo il più autentico spirito patriottico e con altrettanto autentico realismo imprenditoriale, risponde puntuale fabbricando ben 14 mila mezzi da sbarco che verranno utilizzati sui vari fronti di guerra. Ma sono gli anni del secondo dopoguerra che sanciscono la defi nitiva aff ermazione del cantiere statunitense in tutti i mercati del mondo. E’ l’epoca dei prestigiosi “constellation”, sapientemente fabbricati da abili maestri d’ascia, che lasceranno poi il campo alla serie dei “commander”, rimasti in produzione per molti anni sino ad essere costruiti in vetroresina ed essere tuttora ricercati dagli estimatori. E non possono essere dimenticati i “roamer” splendide imbarcazioni in acciaio prima ed in alluminio poi. Molte star acquistarono imbarcazioni della Chris-Craft ed il management era molto orgoglioso di poter annoverare tra i propri clienti personaggi del calibro di Dean Martin, Katharine Hepburn, Frank Sinatra, Elvis Presley.

Il cantiere, negli Anni Sessanta non si sottrasse alla lusinga del mercato dei “fi sherman”, le classiche imbarcazioni utilizzate per la pesca d’altura molto praticata negli states, anche se i risultati non collocarono il cantiere nell’empireo del settore. Oramai molti altri cantieri, sull’onda del successo delle imbarcazioni da diporto e sulla relativa semplicità di costruzione offerta dalla vetroresina, si erano aff acciati sul mercato conquistando i favori della clientela con imbarcazioni specifi catamente progettate così fatalmente avviando lo storico cantiere verso il “sunset boulevard”. A nulla infatti valse la creazione di succursali costituite in varie parti del mondo, tra le quali anche l’Italia, dove venne fondata la “Chris- Craft Italia”, al fi ne di favorire lo sviluppo commerciale e produttivo del cantiere. Alla fi ne degli anni novanta la centenaria ditta chiudeva i battenti. Ma il mito non poteva scomparire ed ecco quindi, quasi per incanto, che agli inizi del secolo XXI il marchio più antico della nautica da diporto torna a solcare i mari per il piacere dei diportisti e per la felice intuizione di chi ha ritenuto di non dover abbandonare il know-how e la classe di un prodotto che ha concorso a scrivere la storia della nautica mondiale.

A cura di Roberto Magri

 

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