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Moda

Moda, imprenditori a confronto

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Tutela del Made in Italy e figure tecniche specializzate. Sono queste le principali esigenze delle aziende del Sistema Moda emerse durante il convegno organizzato presso la Sda Bocconi

Il Convegno di Primavera organizzato da Antia (Associazione senza fini di lucro che annovera attraverso i suoi soci circa 200 aziende del Sistema Moda italiano) nei giorni scorsi a Milano presso la SDA Bocconi è stato un interessante momento di incontro e confronto tra imprenditori, manager e tecnici delle aziende italiane della moda e del tessile. La giornata di lavori, dedicata al tema della formazione e dell’evoluzione della figura del tecnico professionale, è stata introdotta da Roberto Luison – Vicepresidente Antia e Amministratore Delegato di Italservices Spa – che ha evidenziato come in una situazione di mercato globale le organizzazioni cambiano molto rapidamente e hanno quindi bisogno di figure professionali adeguate alle nuove dinamiche ed esigenze aziendali, senza tralasciare la necessaria professionalità e capacità tecnica caratteristica di questo settore. Gino Sartena – Presidente di Antia – ha commentato la crescita dell’Associazione, nata nel 1970 da un gruppo di 18 persone e che quest’anno festeggia i suoi primi 40 anni contando circa 240 associati. Antia ha contribuito nel tempo allo sviluppo di una nuova figura professionale: il tecnico industriale di confezione, evoluzione dell’attività manuale del sarto che, nell’attuale contesto industriale, è diventata una vera e propria professione, caratterizzata da un approccio logico e sequenziale. Ed è proprio la grande necessità da parte delle aziende di questa tipologia di professionisti, sempre più difficili da reperire sul mercato soprattutto fra le giovani generazioni, una delle prime grandi conclusioni emerse dalle parole degli imprenditori che hanno animato la tavola rotonda del Convegno. In particolare, da quelle di Silvano Vaghi, Direttore Risorse Umane Dolce & Gabbana, che nel suo intervento ha sottolineato come – ad esempio – il tecnico della qualità abbia assunto nel tempo un ruolo sempre più strategico e di responsabilità, che prevede lunghi soggiorni all’estero, l’attitudine, quindi, a una maggiore autonomia decisionale, la capacità di adattarsi a Paesi stranieri sotto il profilo culturale, linguistico, ecc. Vaghi ha evidenziato come sia sempre più difficile trovare sul mercato tali competenze professionali, che un tempo si formavano all’interno dei laboratori di confezione. Oggi, invece, le scuole di formazione professionale non riescono da sole a sopperire a tale mancanza ed è necessario – oltre a incrementare gli investimenti in tali Istituti – una maggiore collaborazione fra scuola e impresa, per consentire ai giovani di imparare il mestiere sul campo, in azienda, ricreando quel tessuto produttivo diffuso che sta scomparendo e che fa sì che la delocalizzazione della produzione, anche quando non rappresenta un’opportunità, diventi comunque una necessità.

Dello stesso avviso anche Claudio Marenzi, Amministratore Delegato Herno Spa e Presidente del Consorzio Classico Italia, che ha inoltre evidenziato una “disinformazione” generale, che porta le giovani generazioni a ritenere il lavoro del tecnico o del modellista di second’ordine, quando invece si tratta di professioni con ampie prospettive di crescita e di soddisfazione anche sul piano economico. La Herno, ad esempio, si impegna da sempre nel mantenere il proprio know how all’interno dell’azienda affiancando i giovani ai tecnici esperti e continuando ad investire in ricerca e sviluppo per creare la cosiddetta “sartoria tecnologica”: ovvero la qualità sartoriale abbinata all’innovazione tecnologica di tessuti sempre più performanti. Marenzi ha inoltre evidenziato un altro tema di grande importanza per le aziende italiane: la tutela del Made in Italy e delle sue eccellenze, principio ispiratore alla base del Consorzio Classico Italia. Su questo punto, Marenzi ritiene necessaria una rivalutazione della legge Reguzzoni/Versace, che al momento non è in grado di tutelare tutte quelle piccole e medie aziende italiane che fanno del vero Made in Italy un motivo di orgoglio e professionalità.

Infine, Matthias Kissing, Consigliere Delegato di Aimée Spa, ha portato all’attenzione della platea un’altra tematica di grande importanza: l’aspetto etico e i valori di un’azienda, che deve essere vista e vissuta come una comunità di persone e non solo come un centro di business. Forte di questa convinzione, Aimée ha sviluppato nel tempo una serie di importanti progetti e iniziative per coinvolgere sempre più il proprio personale nella vita dell’azienda, cercando di soddisfare le esigenze di ognuno: già nel 1987 l’azienda – quasi un’antesignana in questo ambito – ha avviato un programma di partecipazione agli utili da parte dei dipendenti; nel 1993 è stato definito e condiviso con i dipendenti un “codice etico aziendale” in 9 punti; una quota fissa dei profitti è destinata a numerose iniziative di solidarietà, senza ovviamente incidere sul costo dei prodotti; sono stati realizzati programmi di formazione sia per i dipendenti che per i negozianti; è stata inserita la figura dello psicologo del lavoro, a disposizione del personale. Infine, pur disponendo già in azienda di circa 40 piani di lavoro differenziati in base alle diverse esigenze e contando circa il 25% del personale in part-time, l’azienda ha recentemente aderito a un programma di conciliazione tempo lavoro/tempo famiglia.

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