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Parola d’ordine: rinnovamento

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L’analisi del sociologo Enrico Finzi, sulle nuove esigenze di mercato e sui comportamenti da mettere in atto da parte delle imprese, partendo dalla diversificazione fino ad arrivare all’apertura verso nuovi mercati

Diversificare, evolversi e aprirsi a nuovi mercati. Per resistere al vento della crisi il sociologo Enrico Finzi, esperto di strategie di marketing e di posizionamento di mercato, invita le imprese a mantenersi al passo con i tempi e ad adeguarsi alle nuove esigenze del mercato. Secondo Finzi, infatti, la crisi, che continuerà a far sentire i suoi effetti per tutto il 2010, costringerà le imprese a ripensare alla propria strategia e ad esplorare nuove strade.

“In questa fase – spiega il sociologo, ospite di Confindustria Bergamo per partecipare al ciclo “Serate per l’imprenditore” – tre sono gli slogan che le imprese italiane dovrebbero fare propri: prima di tutto resistere, cercando di dilazionare al massimo i cali dell’occupazione; in secondo luogo diversifi care, cercando di produrre prodotti nuovi che tengano ben presente l’attenzione al prezzo non disgiunta da una qualità accettabile. Due fattori sui quali Ikea, H&M e altri marchi stranieri, oggi da considerarsi modelli vincenti, hanno costruito la propria fortuna. Infine non dimentichiamo l’importanza di puntare sulla valorizzazione delle donne: il tasso di occupazione femminile nel nostro Paese è ancora troppo basso e questo comporta una perdita di competitività”. Resistere, dunque, è il primo passo, ma innovare oggi è fondamentale per rimanere sul mercato che sta risentendo degli eff etti della crisi. Una crisi che, come sottolineato da Finzi, porterà tra qualche anno “ad avere meno industria, con un conseguente aumento del peso dei servizi. Alcune imprese usciranno rafforzate dai forti processi di razionalizzazione in atto”. Ma questi cambiamenti dovranno necessariamente essere accompagnati dalla capacità delle aziende di aprirsi a nuovi mercati: “Per rimanere a galla – sottolinea Finzi – le aziende dovranno essere in grado di diversifi care i mercati di sbocco, evitando di esportare prevalentemente in Europa. I mercati tradizionali, infatti, non avranno mai più tassi di crescita elevati. Di fronte a queste prospettive, dunque, è necessario cercare di allargare i propri orizzonti a est e a sud ovest.

Mi riferisco in particolare al Brasile, all’India, alla Cina, al Sud-est asiatico e anche all’Africa, dove presto le nostre aziende potranno giocare un ruolo importante”. Altra mossa che potrebbe rivelarsi vincente è la fusione con le altre realtà presenti sul mercato: “Gli imprenditori italiani – fa notare Finzi – non si fondono, al massimo vendono. Oggi, invece, è molto importante allearsi prendendo come esempio realtà quali il Sistema Moda Italia”. La parola d’ordine, quindi, è evolversi, investendo sulla formazione, spingendo sul ricambio generazionale, particolarmente difficile in questa fase e sfruttando le nuove tecnologie: “Purtroppo – spiega Finzi – si fa un uso ancora troppo limitato della rivoluzione tecnologica. Internet è uno strumento attraverso il quale è possibile parlare in modo nuovo con gli utenti, passando dalla figura del consumatore passivo a quella del consumatore attivo. Le imprese dovrebbero imparare a sfruttare questi nuovi strumenti, utilizzando positivamente i mezzi offerti dalla rivoluzione tecnologica”. Più coraggio, unito ad una sana dose di ottimismo, potrebbe dunque essere utile per affrontare questa crisi. In questo senso la nostra Penisola si è dimostrata il Paese al mondo, su una cinquantina fra quelli testati, col più forte recupero psicologico. “Nei mesi scorsi, quindi ancor prima che la crisi rallentasse – rileva Finzi – gli italiani hanno ricominciato a sperare. Negli ultimi tre mesi c’è stato un rinnovato peggioramento, dovuto agli eff etti di una ripresa lenta e faticosa sia per le famiglie che per le imprese, per le quali, però, il peggio sembra essere passato”.

Testo di Desirée Cividini

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