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Economy

E’ il mix di generazioni a far crescere le aziende

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Integrare più generazioni è alla base del vantaggio competitivo aziendale: è quanto emerge da un sondaggio effettuato su un campione di imprenditori e di top manager

Evitare i prepensionamenti dei senior ma integrarli con gli under 30 e trasformare le diversità culturali e organizzative tra generazioni in convivenza virtuosa. Questa la posizione emersa nel 92% dei casi dal sondaggio effettuato da Ceccarelli spa Consulenza di Direzione su un campione di imprenditori e top manager rappresentativi di aziende italiane con un fatturato superiore a 50 milioni di euro, che operano in Italia e realizzano un valore aggiunto complessivo superiore al 30% del Pil italiano.

Proprio all’indomani della relazione del governatore Draghi, con il preoccupante dato di una disoccupazione giovanile al 30%, emerge una visione lungimirante – già sperimentata in altri paesi del Nord Europa, tra cui l’Olanda – che sottolinea quanto, facendo lavorare di più la fascia di manager sopra i 55 (in Italia occupata solo al 36%, contro una media europea del 46%), non si riducono le opportunità di lavoro dei giovani, ma anzi, si trasforma la sfida della convivenza tra generazioni in un importante vantaggio organizzativo dell’impresa, sfruttando appieno i differenti punti di forza di ciascuna generazione, come già accadeva nella società rurale.

“Gli anziani hanno la maturità e l’esperienza che favorisce l’intuito capace di valorizzare le idee e le proposte dei giovani entusiasti, portandole a compimento. Inoltre, la diversità culturale permette di condurre un’esistenza più soddisfacente sul piano intellettuale, emozionale, morale e spirituale e questo è alla base della motivazione di tutti e del lavoro fatto bene. E’ necessaria alle imprese quanto la biodiversità alla natura”, osserva Piercarlo Ceccarelli, presidente e fondatore di Ceccarelli spa Consulenza di Direzione.

Inoltre, emerge una certa difficoltà di gestione del mix generazionale da parte dei responsabili HR. «Si tratta ancora di una dimensione non gestita, che nasconde criticità e opportunità ancora prive di soluzioni aziendali elaborate», sottolinea Ceccarelli.

Ma il top management italiano si esprime decisamente, nell’85% dei casi, a favore di uno sviluppo delle politiche HR mirato a valorizzare i punti di forza delle varie generazioni, trasformando le oggettive differenze di comportamento e comunicazione -riscontrate e riconosciute nel 54% dei casi- in opportunità di dialogo e di interazione.In ultimo, la crisi viene vista nel 46% di imprenditori e top manager come elemento facilitatore alla collaborazione multigenerazionale.

Ecco alcuni dati emersi dal sondaggio:

Quali interventi intende fare nella sua azienda, in relazione alla presenza di più generazioni?
5% sfruttare l’esperienza dei senior per gestire l’aumento di complessità
15% incentivare i giovani a formulare proposte con elementi genuini di innovazione
80% integrare le proposte innovative dei giovani con l’esperta visione del senior management

5% assicurare che l’età media del personale sia sotto la soglia dei 40 anni
80% sviluppare una specifica politica del personale per valorizzare i punti di forza delle varie generazioni

60% promuovere le diversità culturali come fonte di motivazione
15% assicurare l’omogeneità culturale per promuovere la produttività e la velocità

5% formare gruppi di lavoro tendenzialmente di coetanei
70% formare gruppi di lavoro con persone di età molto diversa
0% altro

Quali sono gli ostacoli maggiori ad un proficuo dialogo tra le diverse generazioni in azienda?
20% differenze culturali e valoriali
45% differenze di comportamenti e di comunicazione
30% differenze di aspettative
0% altro

L’attuale crisi è elemento di facilitazione o di resistenza alla collaborazione multigenerazionale?
40% facilitazione
20% nè l’uno nè l’altro
35% resistenza
0% altro

Business&Gentlemen

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