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Così famoso, ma anche così giovane. Il Franciacorta, le “bollicine” italiane più famose nel mondo, si prepara a festeggiare i suoi primi 50 anni di vita. Pochi se confrontati con i “cugini” francesi, ma sufficienti per conquistare un grande seguito di appassionati e di estimatori

Una storia, lunga mezzo secolo, iniziata in un piccolo, e all’epoca sconosciuto, paesino della provincia bresciana: Borgonato. Un ristretto gruppo di case che si affacciava su terreni distrattamente coltivati a vite, e dai quali nascevano vini a dir poco anonimi. Fu l’intuizione ed il genio, tratti distintivi di tutti i migliori prodotti italiani, di un giovane enologo, Franco Ziliani, a rivoluzionare un territorio diventato famoso grazie al suo omonimo vino. Per primo intuì e scoprì, la forte vocazione di questo territorio per vini eleganti, raffinati, di classe. Vini prodotti con il Metodo Classico, caratterizzati da lunghi periodi trascorsi, prima, sui lieviti e, successivamente, in affinamento in bottiglia.

Vero pioniere dell’enologia, Franco Ziliani, era affiancato nella sua avventura da due importanti compagni di viaggio: Giorgio Lanciani e Guido Berlucchi. La prima bottiglia, riportava in etichetta l’affascinante nome di “Pinot di Franciacorta”. Da lì a poco, il semplice nome “Franciacorta” era sufficiente ad indicare una nuova tipologia di vino, un nuovo modo di degustare, un nuovo stile a tavola.

Negli anni, il “Franciacorta” ha attirato importanti nomi dell’industria locale, che hanno dato vita ad altri importanti etichette. Ha conquistato l’importante ed ambito riconoscimento della DOCG, ed oggi si appresta a festeggiare il suo primo mezzo secolo di vita.E non poteva esserci miglior regalo di una linea espressamente dedicata al luogo e all’anno di inizio di questa splendida avventura: Franciacorta ’61. Più di un’etichetta, una vera e propria dedica, da parte di chi ha dato vita a tutto ciò: l’azienda Guido Berlucchi. Un’etichetta, informale, giovane, fortemente evocativa di quei lontani anni ’60. La grafica ed i colori richiamano il look fresco e frizzante delle prime minigonne, dei capelli tagliati a caschetto e dei primi dischi che, da lì a poco, sarebbero diventati vere e proprie icone della musica. Tre etichette. Stesso look, tre colori diversi, per tre vini: tre diversi modi di interpretare il Franciacorta.

La prima etichetta è il Brut Berlucchi ’61 Franciacorta, il vino più classico, più famoso e più rappresentativo di questo territorio. Una Cuvée prodotta con uve Chardonnay (85-90%) e Pinot Nero (10-15%), raccolte a mano e poste in speciali presse per estrarre, attraverso una spremitura soffice e progressiva, la parte migliore del succo: il mosto fiore. La prima fermentazione avviene in serbatoi di acciaio inox ad una temperatura controllata di circa 18° . Prima dell’assemblaggio definitivo, una piccola parte di Chardonnay e di Pinot Nero è affinata in barrique di rovere. Una volta in bottiglia, il Brut ’61, riposa sui lieviti per almeno 18 mesi, ai quali si aggiungono, dopo la sboccatura, altri due mesi di affinamento in bottiglia. Nel bicchiere, si presenta con una spuma soffice e persistente, con un perlage sottile e continuo, il tutto illuminato da un giallo paglierino e riflessi verdolini. Al naso, gli inconfondibili profumi del Franciacorta, arricchiti da sentori di frutta a polpa bianca, note di frutta tropicale ed una leggera speziatura. Aromi che si ritrovano anche in bocca, con l’aggiunta di un finale agrumato. Da servirsi in bicchieri a tulipano, ad una temperatura di 8°, per un aperitivo, accompagnato da formaggi di media stagionatura, in abbinamento con primi piatti a base di riso, pasta, come i tipici “casoncelli” della zona, o con secondi a base di pesce, frutti di mare o carni bianche.

Per gli amanti dei profumi, dei sapori e, soprattutto, dei colori più intensi, il Rosé Berlucchi ’61 Franciacorta.. Un vino nel quale primeggia il Pinot Nero (55%) (rispetto allo Chardonnay al 45%), il quale conferisce mosti dal colore leggermente rosati, che diventano di un bel rosa intenso grazie ad una breve macerazione a freddo sulle bucce. Oltre che per il colore, la versione Rosé del Berlucchi ’61 si distingue, al naso, per i profumi di frutti di bosco, di frutta matura e per i delicati sentori di lievito e crosta di pane. In bocca, presenta un buon corpo, un’ottima acidità ed una fine eleganza. Servito a 8°, in bicchieri a tulipano, è ideale per accompagnare salumi e formaggi ed in abbinamento con i crostacei.

Infine, per chi preferisce un vino più delicato, il Satèn ’61 Berlucchi Franciacorta, vino tipico della Franciacorta, delicato, come suggerisce il suo nome. Prodotto con sole uve bianche (Chardonnay 100%) e con una pressione più bassa (4,5 atmosfere contro le normali 6 atmosfere degli altri Franciacorta). Parte delle uve sono affinate per 8 mesi in barrique di rovere, prima di essere messe in bottiglie e riposare sui lieviti per almeno 24 mesi. Il risultato è un vino di grande struttura, dai ricchi profumi di frutta gialla matura ed agrumi canditi, dai sapori intensi di spiccata acidità e sapidità. Servito a 8°, è ideale in abbinamento con Prosciutto Crudo, sia di Parma che San Daniele, con formaggi poco stagionati, con i risotti e con piatti a base di pesce.

Danilo Della Mura

A cura di Luxgallery

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