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Economy

Le aziende dribblano la crisi

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Nei primi cinque mesi del 2010 l’anagrafe delle imprese tenuta dalle Camere di commercio ha registrato un bilancio positivo tra nascite e cessazioni. Un dato che segna un’inversione di tendenza marcata rispetto al periodo gennaio-maggio dello scorso anno, periodo caratterizzato dall’esplosione della crisi internazionale

Ripresa delle iscrizioni e diminuzione delle chiusure hanno prodotto tra gennaio e maggio di quest’anno il dato positivo di +0,28%, contro il -0,18% dello stesso periodo del 2009, portando il numero delle imprese presenti nei registri camerali a fine maggio, al valore di 6.087.288 unità. E’ emerso dai dati di Movimprese, la rilevazione statistica condotta per Unioncamere da InfoCamere, la società consortile di informatica delle Camere di Commercio italiane: nei infatti, primi 5 mesi del 2010 l’anagrafe delle imprese tenuta dalle Camere di commercio ha registrato un bilancio positivo per 17.235 unità tra nascite e cessazioni, come risultato del saldo tra le 200.652 nuove imprese e le 183.417 imprese che nel periodo hanno cessato l’attività.

Secondo il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, “a dispetto di una crisi senza eguali, come quella di questi ultimi due anni gli italiani continuano ostinatamente a cercare nel mercato la via per affermarsi e riscattarsi. Tra i segnali di ripresa che si affacciano in questi mesi, quello che più di ogni altro fa ben sperare – ha aggiunto – soprattutto in vista di un rapido recupero di posti di lavoro, è la straordinaria vitalità del tessuto imprenditoriale. La condizione perché questo rimbalzo possa durare è una sola: mettere l’impresa e il lavoro al centro delle politiche del Paese. Per le imprese – ha poi ribadito – questo significa riconoscerne il ruolo sociale e liberarle da quelle norme inutili che ne frenano la vitalità. Anche per questa via – ha concluso Dardanello – sarà possibile fare in modo che i vantaggi possano riversarsi più facilmente sul lavoro in termini di salari e occupazione.”

Nel complesso, l’area geografica che più delle altre ha contribuito al saldo del periodo è stata il Nord-Ovest, con 6.832 imprese in più In termini relativi, è stato invece il Centro (+0,53%) a far segnare la crescita più dinamica. Puglia, Liguria, Friuli e Molise le Regioni che, tra gennaio e maggio, hanno chiuso i conti dell’anagrafe produttiva con il segno rosso facendo registrare rispettivamente un saldo di 180, 164, 97 e 37 unità in meno. In valore assoluto, i bilanci migliori sono stati quelli della Lombardia (+5.655 imprese), del Lazio (+4.268) e della Toscana (+1.471). Oltre ”quota 1000” si attestano anche il Piemonte (+1.331). In termini relativi, la regione più dinamica è il Lazio (+0,72%), seguita da Lombardia (+0,59%) e Umbria (+0,48%). In generale, tutte le 20 regioni italiane hanno fatto registrare un tasso di crescita migliore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

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