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Arte

Eni, il “Cane a sei zampe” in mostra a Milano

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La storia del marchio Eni è in mostra a Milano fino al prossimo 19 luglio: attraverso foto e documenti originali è possibile risalire alle origini dell’azienda

L’evoluzione del logo di Eni attraverso le firme e gli studi dei grafici e dei designer che lo hanno reinterpretato nel tempo. E’ questo il tema di “Il cane a sei zampe”, la mostra che è possibile visitare a Milano nella Sala Buzzati del Corriere della Sera di via Balzan. L’esposizione, che si conclude il 19 luglio, è aperta dalle 12 alle 20. “Questa mostra – spiega Lucia Nardi, responsabile iniziative culturali dell’Eni – rappresenta per noi un punto di arrivo rispetto al racconto della storia del cane a sei zampe, una storia che abbiamo cercato di ricostruire soprattutto con gli archivi esterni e anche una sintesi di quella che e’ stata la storia complessiva dell’Eni dal 1953 ad oggi”.

L’idea della mostra nasce nel 2009, durante il restyling del marchio. In quel momento, spiega Nardi, “ci siamo chiesti da dove uscisse questo cane a sei zampe, e visto che tutto sommato non c’era chiarezza perchè l’autore, Luigi Brogini, non aveva mai dichiarato la paternita’ del marchio ed e’ morto negli anni ’80, era rimasto un buco nero”. Il marchio Eni cambia nel ’72, nel ’98 e nel 2009, ma l’elemento che unifica tutti i loghi è sempre il cane a sei zampe. Attraverso gli archivi esterni e col contributo della rivista ‘Domus’ Eni e’ riuscita a ricostruire il concorso del 1952 da cui il cane a sei zampe esce vincitore e rimettere insieme una serie di aneddoti, racconti e documenti. Il cane a sei zampe – spiega Nardi – “esce da un grande concorso fatto da grafici e artisti nel ’52 per rappresentare le benzine. Poi Mattei sceglie quel logo per rappresentare l’azienda, diventando il simbolo che ci portiamo fino a oggi”.

“Il cane a sei zampe” racconta attraverso foto e documenti originali la storia del marchio Eni e la storia dell’azienda stessa. “Ci sono -spiega Nardi – molti materiali del periodo della presidenza Mattei. E’ stata ricostruita molto bene quella storia, ma mancava il racconto di quello che e’ successo dopo. Quello che abbiamo cercato di fare con i documenti originali dell’archivio storico-continua la responsabile delle iniziative culturali dell’Eni- e soprattutto con il materiale fotografico e’ stato appunto raccontare che cosa accade e nel periodo Mattei e negli anni successivi e la mostra si chiude con foto che sono recentissime, del 2009”.

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