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Tecnologie

Le aziende italiane e il Cloud Computing

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Il 41 per cento delle aziende italiane crede nel cloud computing.Lo ha reso noto Nextvalue grazie alla seconda edizione della ricerca sullo stato del cloud computing in Italia che, per la prima volta, include anche un confronto con l’Europa

Le grandi aziende italiane vedono nel Cloud Computing un modello a cui fare riferimento e orientarsi oggi e nel prossimo futuro più dello scorso anno; l’adozione è però ancora frenata dalle scarse disponibilità economiche con cui le aziende devono fare i conti in tempi di crisi. E il divario con le aziende europee è ancora marcato. E’ ciò che risulta dalla seconda edizione della ricerca Nextvalue sullo stato del Cloud Computing in Italia su un panel di 100 Cio di aziende di grandi dimensioni in tutti i settori merceologici.

Obiettivo della nuova edizione: valutare la posizione delle aziende italiane rispetto al Cloud Computing a un anno dalla prima ricerca, effettuando interviste ai Chief Information Officer di aziende direttamente selezionate ma anche confrontarsi con un contesto più esteso, quale quello europeo, avvalendosi di CIOnet, social network internazionale di Responsabili dei Sistemi Informativi di Belgio, Francia, Italia, Spagna, Olanda e Gran Bretagna.

Oggi i Cio italiani credono nel Cloud Computing in una percentuale del 41%; è questa la prima marcata evidenza della ricerca, a testimonianza di una maggior consapevolezza della strategicità del nuovo paradigma tecnologico e di business  rispetto allo scorso anno (era solo del 12%).
Come tecnologie prioritarie, al Cloud Computing i Cio italiani preferiscono il Web 2.0  (44%) e la virtualizzazione (42%),diversamente dai Cio europei che pur ponendo anch’essi al terzo posto il Cloud Computing (38%) posiziono al primo posto la Business Intelligence e il Performance Management (68%) e al secondo posto Unified Communications, Collaboration e Mobile (51%). Al quarto e quinto posto virtualizzazione e Web 2.0.

E’ un Cloud Computing quello concepito dai Cio italiani che inizia ad assumere contorni sempre meno confinati a definizioni puntuali e strettamente legate a una singola tecnologia ma più estesi e riconducibili a un disegno Xaas (X as a service),  che si declina in tre principali modalità: Infrastructure as a service, i servizi che riguardano le risorse computazionali (computing, storage e networking); Platform as a service, ambienti applicativi gestiti in cui è possibile sviluppare o utilizzare applicazioni); Software as a service, il software fornito ai clienti in modo scalare. Il cammino da fare affinché si possa parlare di adozione diffusa del Cloud Computing è però ancora lungo. A un anno di distanza dalla prima ricerca, i Cio italiani sono meno ottimisti rispetto all’adozione attuale e futura. Si è passati da una posizione di 11% di “già adottato” dello scorso anno a un 7%, e da “in previsione di sviluppo” dal 23% al 9%, per non parlare del “nessuno sviluppo attuale” passato dal 66% del 2009 all’84% del 2010.

Il principale freno a un cammino spedito delle aziende italiane verso il cloud è attribuibile alla mancanza di budget. La situazione di crisi attuale, infatti, non consente alle aziende di fare mosse straordinarie, in grado di introdurre in azienda cambiamenti tecnologici che implicano grandi trasformazioni, soprattutto di tipo culturale oltre che operazionale. Per contro, in termini di adozione del cloud la situazione europea appare molto più evoluta, con budget allocati e idee più chiare. Al di fuori del nostro Paese il cloud computing sembra una tecnologia già acquisita, considerando che ben il 61% dichiara di essere impegnato (29%)o in procinto di sviluppare progetti di Cloud Computing (32%).

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