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Pilota e imprenditore, le sfide di Sergio Rota

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sergio_rota Storia del pilota bergamasco in lotta nel Trofeo Maserati, per il titolo assoluto e nel Ferrari Challenge per la vittoria mondiale. Il sogno per il futuro: coltivare il talento dei più giovani. Dalle corse alla guida di una delle concessionarie più conosciute in Lombardia con i marchi Alfa, Fiat, Maserati e Ferrari

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All’inizio fu una mini moto cavalcata all’età di 6 anni. Come tutti i grandi viaggi cominciano dal primo passo, così questo fu il battesimo di sangue di Sergio Rota nello straordinario mondo dei motori. Quella mini moto che all’epoca sembrava possente e vera come le moto dei “più grandi”, quella mini moto che fu un regalo di papà Arnaldo innamorato dei motori come il fratello Pietro, un mito nella famiglia Rota, perché negli Anni ’60 corse la SeiGiorni in Polonia come indipendente.

Parte da questa immagine l’avventura di un pilota che oggi fa faville al Ferrari Challenge e al trofeo Maserati. Un’immagine che ha il sapore di altri tempi, della benzina fatta a miscela, delle mani sporche di olio motore e grasso della catena. Perché il mondo dei motori è fatto così: puoi guidare anche una Formula 1, ma le emozioni sono uguali per tutti quando sotto il sedere ti ritrovi un motore che pulsa, che è fatto di combustibili e combustioni, di liquidi che scorrono e pistoni che galoppano. Per capire la passione di Sergio Rota bisogna cominciare da qui, da quella mini moto che poi diventa di cilindrata sempre maggiore insieme all’età di un ragazzino che cresce e che arriva a disputare il campionato italiano trial nella classe 240 con la Fantic. Ma il sogno, il grande sogno arriva a 15 anni quando papà Arnaldo riceve l’invito al paddock del Gran Premio di Monza. Purtroppo per quel giorno ci sono solo 2 pass, troppo pochi per soddisfare tutti gli appassionati della famiglia Rota: il papà Arnaldo con i fi gli Sergio e Patrizio insieme allo zio Pietro e al cuginetto Curzio. Allora che fare? Chi lasciare a casa? L’idea del padre Arnaldo è un’astuzia che consente di salvare capra e cavoli. I grandi in bella vista sui sedili, i tre piccoli cuginetti rinchiusi nel baule dell’auto per passare i controlli alla porta Vedano. Per Sergio quei momenti sono una rivelazione. Chiuso nel baule, con la vista bloccata dal buio, è il trionfo dell’immaginazione: fuori ci sono motori che rombano, una “musica” inconfondibile che trasforma il sogno in realtà. Il cuore di quel ragazzino è ormai rapito dal mondo delle corse. Dopo le moto comincia la carriera nei rally insieme al fratello e poi arriva l’approdo in pista. Il ragazzino diventa uomo, imprenditore e un pilota più maturo. Dal 2000 è un escalation, prima con l’Alfa Romeo, poi la Fiat, la Maserati e infi ne, il mito Ferrari nel Challenge. Tanti podi, tante vittorie e la promessa per il titolo che oggi sembra più concreta che mai.

“Quest’anno sono in campo sia nel trofeo Maserati che al Ferrari Challenge – ha spiegato Sergio Rota – e pensare che la stagione in Maserati doveva essere una toccata e fuga. Ho partecipato alla prima gara, quella a Monza, solo perché ci tenevo a non mancare un appuntamento così magico. Era dal 2005 che il trofeo Maserati non ripartiva da Monza e io non volevo mancare. Certo non mi aspettavo di arrivare primo davanti a un mito come Ivan Capelli. Un successo incredibile che sarebbe bastato a chiunque. Per questo poi ho scelto di concentrarmi sul Ferrari Challenge, ma ho avuto forti e piacevoli pressioni da Maserati per continuare a correre e così ho deciso di essere presente a tutte le gare del fi nale di stagione”. E Sergio Rota lo ha fatto a modo suo trasformando la sua Maserati in un bolide verde militare con un cofano nero opaco dove troneggia la scritta Replay: un omaggio che il pilota bergamasco ha voluto fare a Claudio Buziol, amico e fondatore del marchio conosciuto in tutto il mondo, prematuramente scomparso nel 2005 a soli 47 anni, anch’egli grande appassionato di motori. La nuova accoppiata Sergio Rota e Replay è frutto della fondamentale collaborazione di un altro grande uomo della casa di moda trevigiana, quel Tony Andolfato che oggi si occupa del business development che che sedeva al fi anco di Buziol nelle sue performance in pista. C’è sempre questa doppia visione delle cose in un personaggio come Sergio Rota che sa calcare il palcoscenico, ma non dimentica i contenuti più profondi come il forte legame per un amico che come lui amava il mondo delle corse.

Una doppia identità come quella di pilota e imprenditore di successo con una delle concessionarie Alfa, Fiat,Ferrari e Maserati più conosciute in Lombardia. E proprio questa capacità di analizzare la realtà anche con lo sguardo attento dell’imprenditore gli ha permesso di continuare a “investire” nel piacere dei motori. “Certo non da solo, ma anche grazie a tutti gli sponsor che mi sono stati vicini in questi anni – ha sottolineato Sergio Rota. Ho cercato di costruire un progetto importante dietro alla mia passione per i motori che potesse essere condiviso anche dai miei partner. E tra i partner c’è da sottolineare l’importante accordo con Amato Ferrari e la sua AF Corse di Piacenza, che gestisce per conto del team Ferrari tutto il settore corse extra Formual 1. E’ infatti Amato Ferrari a gestire per noi – con la conosciuta “chirurgica” professionalità – tutto lo sviluppo meccanico e ingegneristico, consentendoci di essere ancor più competitivi”. Le ultime parole di Sergio, prima di tornare al volante e salutarci sono dedicate alla sua azienda: “Da 105 anni la mia famiglia lavora nel mondo delle auto e credo che oggi la mia passione per la competizione sia un modo per celebrare questa tradizione. Perché l’impresa è competizione, è sfi da come nello sport. E adesso ci attendono nuove sfi de con il mercato, con l’esigenza di investire nella ricerca e sviluppo, con la voglia di non arrivare secondi”. E una nuova scommessa attende Sergio Rota, che si prepara a un nuovo futuro nel mondo dei motori, come investire nei più giovani “Ho 42 anni, non posso correre in eterno. Presto mi dedicherò a coltivare il talento dei più giovani, di coloro che hanno la capacità ma non i mezzi per correre. Io cercherò di fare del mio meglio perché dei ragazzi talentuosi possano andare lontano”. Ecco una nuova grande sfi da sta per cominciare.

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