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Luxury

Il lusso è in ripresa

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Il fatturato delle grandi imprese quotate e conosciute in tutto il mondo è diminuito, per la prima volta, nel 2009, secondo il “Fashion and Luxury Insight”, il rapporto annuale di Sda Bocconi e Altagamma presentato in questi giorni a Milano. Ma per il 2010 i segnali sembrano essere positivi

L’industria del lusso ha toccato il suo nadir nell’anno finanziario 2009, secondo il Fashion and Luxury Insight 2010, la rilevazione annuale condotta da Sda Bocconi e Altagamma sui bilanci delle imprese internazionali e quotate della moda e del lusso, presentato a Milano. Per la prima volta da anni la crescita del fatturato è stata negativa (-5,3%) e le imprese hanno anche tagliato gli investimenti.

Il rapporto analizza i bilanci di 65 imprese quotate e conosciute a livello internazionale con un fatturato superiore ai 200 milioni di euro ciascuna per un totale di 218 miliardi. A conferma del trend negativo degli ultimi tre anni, i dati mostrano un fatturato in flessione (-5,3%), così come la redditività degli investimenti e una redditività del capitale proprio in leggera crescita, ma a livelli ancora deludenti. Il risultato operativo e il margine operativo lordo medi, al 7% e all’11%, sono ben lontani dai livelli del 2005-2007. La capacità media di generazione di cash flow è aumentata all’11,6% del fatturato, grazie in gran parte alla diminuzione del peso del capitale circolante (ora uguale al 18,6% del fatturato, -1,6% rispetto al 2008). I tempi medi di incasso sono leggermente diminuiti, toccando quota 39 giorni. “Se il deterioramento finanziario era da prevedere, in ragione della crisi globale”, afferma Barbara Rovetta della Sda Bocconi, coautrice del rapporto, “il vero campanello d’allarme è la riduzione degli investimenti nell’attività caratteristica, ora pari all’82,3% dell’ammortamento. Queste cifre suggeriscono che, per contrastare la forte riduzione delle vendite, la maggior parte degli attori del settore hanno tagliato con decisione gli investimenti per lo sviluppo del business e per il sostegno della crescita futura. In questo modo però si rischia di compromettere la capacità di ripresa nel prossimo futuro”.

Secondo Armando Branchini, segretario generale di Fondazione Altagamma, “benché sia innegabile una tendenza negativa nella crescita delle vendite, questa è generalmente associata ad un miglior controllo dei costi operativi e ad una riduzione significativa del capitale circolante rispetto alle vendite. Ciò suggerisce che le imprese moda e alta gamma di tutto il mondo sono state capaci di contrastare il trend negativo del 2009 con un più forte focus sull’efficienza.” Un’altra osservazione importante è che la rete distributiva non è più uno dei key driver della crescita: l’aumento medio del numero di negozi è stato estremamente limitato (+2%) e persino gli attori che hanno aperto più negozi hanno sperimentato una crescita negativa. “La dimensione si rivela il key driver di performance indubbiamente più importante”, sostiene il coautore Giorgio Brandazza della Sda Bocconi, “al punto da sollevare dubbi sulla sostenibilità dei modelli di business degli operatori di nicchia”. Tra le imprese colpite con maggiore violenza ci sono quelle italiane, a conferma dei presagi negativi del 2008. Con il fatturato a -11,8% l’Italia va peggio dell’Asia (-7%), degli USA (-5%), del Resto d’Europa (-2,7%) e della Francia (-1,3%). Anche rispetto alla profittabilità l’Italia ottiene risultati scoraggianti: il suo ROI (0,3%) è largamente in fondo alla classifica, dovendosi confrontare con valori che vanno dal 7,6% del Resto d’Europa al 17,8% dell’Asia. Vi è per fortuna una nota positiva. Per 28 dei 65 gruppi sono disponibili anche i risultati del primo semestre 2010, e questi evidenziano una consistente ripresa delle vendite e della redditività.

 

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