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Economy

Le piccole imprese sono le più fragili

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Più difficoltà per le piccole imprese. Lo ha sottolineato, citando i dati della Centrale dei Bilanci, il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Giovanni Carosio, nel corso di una audizione alla VI Commissione del senato

Le imprese con meno di 50 dipendenti presentano una struttura finanziaria relativamente fragile e una elevata esposizione nei confronti del sistema bancario, il loro grado di indebitamento risulta significativamente più elevato rispetto a quello delle imprese di maggiore dimensione, anche tenendo conto di altre caratteristiche quali l’area geografica in cui operano o il settore economico di appartenenza: tra il 2005 e il 2008 il rapporto tra i debiti finanziari e la somma degli stessi con il patrimonio netto è risultato in media pari al 58,3%, circa due punti percentuali in più rispetto alle imprese di media dimensione e oltre 10 punti rispetto alle grandi.

Lo ha sottolineato, citando i dati della Centrale dei Bilanci, il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Giovanni Carosio, nel corso di una audizione alla VI Commissione del senato (Finanze e Tesoro) in merito agli effetti di Basilea 3 sull’economia, nella quale ha spiegato che “il maggiore indebitamento si riflette in una più contenuta capacità di sostenere gli oneri finanziari, che rappresentano oltre il 30% del margine operativo lordo, contro valori compresi tra il 20 e il 25% per le imprese più grandi”. A causa della sostanziale assenza di canali di finanziamento alternativi al credito, la dipendenza delle Pmi dalle banche è più elevata della media: infatti, la quota del credito bancario sul totale dei debiti finanziari è pari a circa l’83%. Per Carosio, sono ”fattori che potrebbero determinare un più difficile accesso al credito all’indomani dell’entrata in vigore della nuova regolamentazione finanziaria”. Le imprese con meno di 20 dipendenti sono “finanziate in minor misura dai principali gruppi bancari che subiranno il maggiore impatto della riforma. La quota di credito – ha spiegato ancora Carosio – concesso alle piccole imprese è pari a circa il 45%, contro un valore prossimo al 53% per le imprese medio-grandi”.

Inoltre, a detta del vicedirettore generale della Banca d’Italia, “ci sono pochi dubbi sul fatto che le banche hanno fornito – ha precisato – credito adeguato a situazioni contingenti di volta in volta. Il sistema bancario italiano ha come fine il finanziamento alle imprese e si è lanciato meno in altri campi. Questo solo fatto dovrebbe essere registrato in termini positivi”. Rispondendo poi alle domande dei senatori sulla vigilanza bancaria e l’eventuale conflitto di interessi visto che la Banca d’Italia è controllata dalle banche, il vicedirettore generale ha spiegato che ”non c’è conflitto di interessi” e che “in termini di severità della vigilanza – ha sottolineato – io credo che si sono visti diversi risultati nei differenti Paesi, che dipendono da come le regole sono state applicate. Il fatto che in Italia le perdite siano state enormemente inferiori a quelle che abbiamo visto in altri Paesi, vorrà pure dire qualche cosa”. Alla domanda se ci vuole discrezionalità o sarebbe meglio avere delle regole, ”io credo – ha affermato Carosio – che ci vogliono entrambe le cose. Credo che occorra, nell’ambito del coordinamento in corso a livello internazionale, stabilire il principio che la discrezionalità va gestita e deve esserci il controllo reciproco tra i diversi Paesi”.

 

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