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Personaggi

Più etica e competenza per una nuova classe dirigente

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Il Senatore Giampiero Cantoni, imprenditore, studioso di economia e già presidente di tre istituti bancari, traccia un’analisi dell’attuale situazione economico-finanziaria, forte della sua esperienza di governance di banche e dell’esperienza imprenditoriale

Rimettere al centro dell’agenda i giovani, selezionare ed affermare una classe dirigente in grado di affrontare con coerenza le sfi de che ogni crisi impone alla società, sviluppare un maggior senso etico nei comportamenti professionali e detassare il salario nelle fabbriche.

Tutte strade che andrebbero percorse per uscire realmente da una crisi che, nel bene e nel male, ha lasciato numerosi insegnamenti soprattutto nel mondo finanziario. Strade e percorsi che Giampiero Cantoni, Senatore della Repubblica, Professore di Economia Internazionale, già presidente di tre istituti bancari ha tracciato con noi alla luce delle ultime previsioni economiche e delle attente analisi messe nero su bianco nei suoi ultimi libri “La bolla” e “ Le Banche e la crisi”.

Ci troviamo veramente alla fi ne di questa crisi economico finanziaria?
La ripresa mondiale si è raff orzata ma resta ancora fragile. Le recenti previsioni del Fondo Monetario Internazionale segnano un leggero rialzo del PIL nel 2010 (4,8%), anche se per il 2011 si dovrebbe assistere ad un lieve ribasso (4,3%). A pesare ancora sulla uscita defi nitiva dalla crisi fi nanziaria “perfetta” sono i rischi legati ai debiti sovrani, la rigidità dei cambi dei Paesi asiatici (i motori “forti” della ripresa restano ancora Cina e India), e gli elevati livelli di disoccupazione nei Paesi più avanzati. Il rischio vero di una “job-less recovery” rimane concreto. La ripresa è debole nei Paesi avanzati più colpiti dagli eccessi di indebitamento, dal crollo immobiliare, dalla crisi fi nanziaria del settore bancario. L’Italia è fra i pochi Paesi che hanno attuato una politica economica nella giusta direzione, con il risanamento dei conti pubblici. Inoltre il tasso di disoccupazione in agosto è sceso ulteriormente all’8,2% dal precedente 8,4% di luglio. E’ il primo frutto concreto della “ripresina”. Certamente come nel resto del mondo, in Italia le imprese non sono ancora tornate ad assumere “in massa”, ma certamente hanno smesso di privarsi di risorse umane. Per questo la stabilità politica e sociale rimangono i fattori fondamentali per consolidare questa fase positiva dell’Italia.

Quanto la crisi ha realmente fatto “pulizia” rispetto a quanto di “tossico” c’era nel sistema?
La politica di “pulizia” e le consistenti ricapitalizzazioni che l’hanno accompagnata sono ancora oggi in atto. Persiste tuttora il rischio di pesanti condizionamenti dai fondi sovrani. Inoltre, rimane diffi cile individuare i titoli tossici nei vari bilanci. Sia negli Stati Uniti sia in Europa, i sistemi bancari sono stati sottoposti a profonde revisioni delle situazioni contabili ed economichefi nanziarie, grazie anche agli interventi diretti dello Stato. L’esito degli stress test sulle banche europee imposti dalla BCE è stato rassicurante sulla solidità del sistema bancario europeo. C’è però un fatto altrettanto chiaro: delle 91 banche sottoposte al test, ben 38 sono state puntellate dagli stati che da ottobre 2008 a maggio 2010 hanno iniettato nelle casse degli istituti europei 236 miliardi di euro. Ciò in qualche modo condiziona la valutazione del test, perchè indica la necessità non solo di bloccare le falle nelle banche bocciate, ma anche che le contromisure potrebbero coinvolgere altre banche, quelle che hanno passato il test in modo suffi ciente e quelle che devono ancora essere profondamente riorganizzate.

Come è cambiato e/o deve cambiare il mondo della fi nanza e dei banchieri?
Su questo punto ho dedicato molto spazio nei miei ultimi libri “La bolla” e “ Le Banche e la crisi”. Le innovazioni fi nanziarie, alla fi ne degli anni Ottanta, avevano allora dato avvio alla globalizzazione dei mercati, lo sviluppo eccessivo delle stesse innovazioni, accompagnate da incapacità gestionali e malavitosità, ci ha portati alla crisi che abbiamo vissuto. La crisi ha rappresentato quindi un punto di svolta per la funzione del banchiere, perché ad oltre vent’anni di distanza dalle prime innovazioni fi nanziarie e dalle prime turbolenze monetarie, la situazione è profondamente cambiata. Non soltanto il presente è diverso dal passato più recente, ma porta anche con sé un futuro di radicale cambiamento, di maggiore etica e responsabilità (oltre alla mai non scontata maggiore competenza professionale!)per i banchieri e le istituzioni fi nanziarie. L’effi cienza della banca di domani dipenderà dalla sua capacità di mobilitare e fondere le complesse organizzazioni di uomini necessarie per gestire i vincoli tecnici, commerciali, istituzionali e normativi che i mercati imporranno sempre più, alla luce degli eff etti di questa crisi fi nanziaria epocale. Ma ancora una volta la variabile chiave sarà quella di selezionare ed aff ermare una classe dirigente in grado di aff rontare con coerenza ed etica di comportamento le continue e diffi cili sfi de che ogni crisi impone alla società.

Da dove dovrebbe partire il Sistema Italia per rinnovarsi e tornare a competere a livello mondiale?
Ormai è arrivato il tempo delle riforme, delle liberalizzazioni, della modernizzazione attraverso interventi mirati sul rapporto Stato-cittadini, sulle relazioni del lavoro, su maggiori infrastrutture e nucleare. Ma soprattutto rimettere al centro dell’agenda i giovani: bisogna liberare le loro energie, consentire loro di innovare, di produrre, di trovare presto e bene un posto nel mondo del lavoro. Inoltre, il Sistema Italia dovrebbe aff acciarsi con più determinazione a due realtà attigue. In primo luogo, all’Unione Europea. Con le riforme intervenute dopo Lisbona, non possiamo non prendere atto che l’integrazione diventa sempre più stringente e la concorrenza interna aumenta. Pertanto dobbiamo sostenere la ripresa con stimoli alla libera iniziativa e meno intoppi burocratici. In secondo luogo, poi, bisogna prendere atto dell’assenza di confi ni con le altre aree geografi che del mondo. L’Asia sta penetrando nei nostri mercati con una competitività mai vista prima. L’Italia, e dunque l’Unione Europea, deve incentivare e rendere competitive le transazioni economiche per aff rontare al meglio la tigre d’Oriente.

Di cosa hanno maggiormente bisogno le aziende oggi?
Recentemente si è diff uso lo slogan “fare come la Germania”, per via delle performance del sistema industriale tedesco trainato dall’export. Bisogna precisare bene e non farsi trainare da modelli non producibili nel contesto italiano. Certamente va attuata una svolta di produttività e salario detassato nelle fabbriche, come è avvenuto negli ultimi anni in grandi gruppi germanici. Ma se rigore e produttività sono un esempio da seguire dalla Germania, non lo è certamente il modello generale, in quanto l’Italia ha assai meno quei grandi gruppi che caratterizzano la Germania, dalla chimica all’elettronica, all’auto, alla farmaceutica. Se si seguisse il modello tedesco trainato dall’export, l’eff etto sarà di spezzare l’Europa in due, con i Paesi del Sud Europa condannati a crescita inferiore e a vantaggio della sola Germania. Al contrario, pur facendo “come la Germania” in termini di defi cit e produttività, dobbiamo intervenire sulla domanda interna e non solo sull’export, attraverso una maggiore concorrenza nel mercato interno, liberalizzando e modernizzando servizi e infrastrutture, con una coesione sociale fra impresa e sindacato, poiché il confl itto non stimola di certo la crescita, una fl essibilità del lavoro e semplifi cazione del pesante mantello burocratico. Altre condizioni essenziali di crescita: certezza del diritto, perché è inammissibile che leggi votate con un ampio consenso dalla maggioranza vengano meno in seguito a repentini cambiamenti politici; incentivi fi scali per le imprese virtuose o operanti in settori emergenti o depressi e, in generale, chiarezza delle norme tributarie; rapidità ed effi cienza del sistema giudiziario, nella soluzione delle controversie commerciali.

Il tema dell’accesso al credito per le Piccole e Medie Imprese continua ad essere un tasto dolente. Verso quale direzione si sta andando?
Purtroppo ancora il sistema bancario italiano non supporta completamente il segmento delle Pmi: le banche si trovano oggi nella diffi cile situazione di limitarsi nella concessione di credito a Piccole e Medie Imprese che non diano suffi cienti garanzie di solvibilità I recenti cambiamenti nei modelli organizzativi delle principali banche italiane, con un maggiore orientamento ad un presidio locale del territorio, segnalerebbero una tendenza verso questo fondamentale segmento del nostro Paese, anzi la “vera realtà” del sistema industriale italiano. Quello a cui stiamo assistendo è una progressiva convergenza verso la cosiddetta “banca territoriale” con il doppio obiettivo di esaltare la fl essibilità e i vantaggi informativi che derivano dall’attenzione al territorio. Le banche possono accompagnare con più facilità le imprese che conoscono meglio, a prescindere dalle loro dimensioni e dalle loro garanzie. Questo, inoltre, consentirà alle banche di selezionare e accompagnare le Pmi anche all’estero.

Qual è il più grande insegnamento che questa crisi ci ha lasciato?
Dobbiamo rifl ettere sull’eccessiva crescita dimensionale delle attività fi nanziarie, per ridurre l’eff etto sistemico di crisi che possono sempre ripresentarsi se si perde il controllo del reale andamento delle attività. La crisi ci ha insegnato che non occorre una de-regolazione, bensì una ri-regolazione della fi nanza. Mentre gli americani hanno dovuto riconoscere il fallimento, a lungo termine, delle politiche di deregulation attuate negli anni ‘80, in Italia ci troviamo nella situazione opposta, perché esiste una forma patologica di “infl azione legislativa”. Considerato che i guai del vicino ci raggiungono con estrema velocità, sarà necessario l’accordo e la buona condotta di tutti i centri economici per fronteggiare eventuali future ricadute. Inoltre, lo ricordavo prima, dobbiamo sviluppare un maggiore senso etico nei comportamenti professionali, una maggiore responsabilizzazione unita al sempre necessario e continuo aggiornamento delle competenze tecnico-professionali. Lavorare, quindi, sulla selezione ed aff ermazione di una nuova classe dirigente, in grado di aff rontare le impegnative sfi de di una società e di un mercato sempre più integrati e complessi.

Riguardo alla sua carriera imprenditoriale e politica…. Qual è stata la sua principale soddisfazione?
Certamente aver raggiunto risultati concreti, nel settore imprenditoriale, bancario e politico, dove però, pur con le diverse sfumature ed implicazioni dovute alle diverse nature di queste attività, la maggiore soddisfazione è quella di aver sempre anteposto l’interesse e gli obiettivi dell’istituzione, sia questa impresa privata, bancaria o res pubblica, tracciando percorsi che si sono rivelati corretti e funzionali per lo sviluppo di queste attività.

Cosa non deve assolutamente mancare oggi a un’azienda?
L’apporto di giovani con idee fresche e innovative. Quando le aziende saranno consapevoli degli estremi vantaggi ottenibili dall’investimento in capitale umano e in formazione professionale, solo allora acquisiranno la più forte chiave d’accesso alla competizione internazionale. I prodotti e i servizi italiani, infatti, si sono sempre distinti per la loro qualità, originalità e posizionamento in fasce di nicchia. L’esaltazione di queste diff erenze è necessaria per sottolineare la distinzione dai prodotti di massa provenienti da quelle economie che prediligono la quantità e vivono di guerre di prezzi al ribasso. Questo può avvenire solo con l’ingresso a pieno titolo di una nuova classe di lavoratori.

Un libro che vorrebbe scrivere?
Un libro sulla mia città, Milano, così tanto bistrattata ultimamente. Un racconto di storia, personaggi e mecenati (che non ci sono più..) che hanno fatto grande e dinamica la Città, che ancora oggi ha un ruolo centrale per la modernizzazione del Paese. Forse, dal mio osservatorio di Fondazione Fiera Milano, che ho l’onore di presiedere, spero di averne tempo, Expo 2015 permettendo…

Cosa le manca per completare la sua carriera imprenditoriale e politica?
Forse se qualche volta le sfi de fossero un po’ meno impegnative, si migliorerebbe anche la qualità della vita personale e famigliare: ma penso che sia un’utopia di questi tempi moderni, quindi, cerchiamo di stare al passo con i tempi e vedremo.

Giampiero Cantoni
Giampiero Cantoni è laureato in economia e commercio, Cisd SDA Università Bocconi. Nel 1964 ha fondato un’azienda di elettromeccanica per la costruzione di motori elettrici, trasformatori e motoriduttori di velocità e utensileria, che è inserita in un gruppo diversificato di imprese. Si è dedicato non solo all’attività imprenditoriale, ma anche all’insegnamento universitario in importanti atenei in Italia e all’estero. È stato professore incaricato presso l’Università Bocconi di Milano, dove è stato anche docente senior presso la Scuola di direzione aziendale. Ha fondato la Libera Università S. Pio V di Roma, della quale è stato presidente del Consiglio di Amministrazione dal 1996 al 2005 e presso la quale è professore di economia internazionale. Nonostante gli impegni imprenditoriali e accademici, ha ricoperto importanti incarichi di pubblico rilievo. In particolare è stato presidente dell’Istituto Bancario Italiano, vice presidente del Mediocredito Centrale, vice presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, presidente del gruppo Banca Nazionale del Lavoro e di Efibanca. Autore di libri, pubblicazioni ed editoriali economici, è stato al vertice del Consorzio Milano Ricerche e della Società Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano. Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana nel 1998 e Medaglia d’Oro di Benemerenza Civica del Comune di Milano nel 1991, è stato insignito nel 1992 della laurea h.c. in matematica dall’Università di Camerino. È presidente del Comitato scientifico della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro e da maggio 2001 senatore della Repubblica. Dal 2009 è presidente di Fondazione Fiera Milano. È membro del Comitato esecutivo del Comitato scientifico di Ernst&Young, del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Alcide De Gasperi e del Comitato scientifico di Panorama Economy. E’ presidente della 4a Commissione Permanente Difesa al Senato.

Testi di Laura Di Teodoro

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