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Economy

Più innovazione e forza giovane per salvare il mercato del lavoro

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Un’indagine condotta da Manpower Italia traccia una previsione sul cambiamento della forza lavoro nei prossimi dieci anni, sull’impatto dell’invecchiamento della popolazione e sulle professioni più richieste. Ne emerge un quadro poco rassicurante contro cui il mondo imprenditoriale, politico e accademico sono chiamati a intervenire in tempo

Speciale mercato del lavoro – Parte prima

Entro il 2015 i posti di lavoro in Europa registreranno un incremento di oltre il 6%, raggiungendo un numero superiore a 64 milioni. In Italia, saranno circa 8 milioni le nuove occupazioni previste tra il 2006 e il 2015 dovute alla necessità di sostituire il personale in uscita (12,4% del totale europeo).

I profili professionali maggiormente coinvolti saranno i tecnici, i direttori di funzione, manager e quadri, gli impiegati nei servizi e nelle vendite. Diminuiranno gli operatori specializzati del settore agricoltura e pesca. È quanto emerge dallo studio condotto dall’Ufficio Studi di Manpower, in collaborazione con l’Istituto Cambridge Econometrics, che ha coinvolto oltre 35mila aziende a livello internazionale. La presentazione della ricerca si è svolta al Manpower Academy nel Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso di Bergamo e ha visto la partecipazione di Tito Boeri, Docente di Economia del Lavoro all’Università Bocconi di Milano, Paolo Manzato, Amministratore Delegato della Drillmec di Gariga di Podenzano (Piacenza), Andrea Taglini, Socio della Easypack Solutions di S. Giovanni in Persiceto(Bologna), Stefano Scabbio, Presidente e Amministratore Delegato di Manpower Italia, Pierluigi Magnaschi, Direttore di Italia Oggi. Sul piatto ci sono numeri che dimostrano i cambiamenti, a livello globale, sul piano demografico, della mobilità e dell’immigrazione e quindi nel mondo del lavoro, in tutti i suoi aspetti. Primo tra tutti l’assenza di un ricambio sul fronte della forza lavoro: come evidenziato dalla ricerca infatti, l’Italia nel 2050 perderà il 28% delle sua popolazione e dovrà importare oltre 350mila immigrati l’anno o far lavorare i suoi cittadini fino a 75 anni. Le cifre che delineano le prospettive del mercato del lavoro nel prossimo futuro, da non sottovalutare per le aziende italiane, non finiscono qui. Ricerca alla mano, da un punto di vista prettamente quantitativo, i dati evidenziano come la popolazione di età da lavoro, a livello mondiale, decrescerà da 308,6 milioni nel 2006 a 302,5 milioni nel 2020. Stimando una percentuale di occupati costante al 66% si può affermare che soltanto 199 milioni di posti di lavoro a livello internazionale potranno essere coperti. A questo si aggiunge la difficoltà, sostenuta da una buona percentuale di datori di lavoro, di reclutare personale adeguato. Per l’Italia si parla del 31%, nella media internazionale. Spontando l’attenzione sull’occupazione totale per settore nei Paesi Europei, nel 2006, sono i tecnici e i professionisti associati a costituire il segmento più significativo seguiti dai lavoratori del settore dei Servizi e da quelli legati al Commercio.

Da qui al 2015 i trend di occupazione mostrano cambiamenti rilevanti: diminuiscono notevolmente i settori Agricoltura ed Estrattivo mentre aumenta sempre più il comparto dei Servizi, il settore legato al Turismo, l’Health Care e i lavori socialmente utili. Se da una parte l’offerta del mercato del lavoro cambia, di contro il reclutamento di personale adeguato resta un tema critico per molte aziende: l’Italia è tra i primi Paesi EMEA nella difficoltà di reperire risorse, subito dopo Polonia, Romania, Austra e Svizzera. Irlanda Regno Unito, Norvegia più di altri Paesi riescono a contenere il problema, che a livello Europeo si attesta su una media pari al 23% (l’Italia è al 31%). Oltre ad analizzare i cambiamenti nei livelli di occupazione professionale in generale, la ricerca considera la domanda di sostituzione derivante dal pensionamento, dalla migrazione, dal passaggio ad altro impiego e alla mortalità sul lavoro. L’analisi si concentra sulle diverse figure professionali e sull’evoluzione nella struttura complessiva tra il 2006 e il 2015, dalla quale emerge una domanda complessiva pari a 64mila unità, derivanti sia da un’espansione (o contrazione della domanda) sia da un fisiologico “replacement”. Come evidenziato dallo studio di Manpower, in tutte le principali categorie professionali dove le perdite di posti di lavoro sono tutelate, tali perdite sono più che bilanciate dal bisogno stimato di sostituire lavoratori power ha condotto su oltre mille aziende in Italia nel corso dei primi mesi del 2010, sono: la manodopera specializzata, segretarie, assistenti amministrativi, personale d’ufficio, tecnici (principalmente produzione, servizi, ingegneria, manutenzione), autisti, contabili e addetti al settore finanziario, chef e cuochi, addetti al controllo qualità, operatori meccanici, operatori di produzione e progettisti, disegnatori Cad. Allargando il raggio ai paesi EMEA, la manodopera specializzata resta indicata come la più difficile da reclutare, per il quarto anno consecutivo; chef e cuochi e medici e paramedici entrano per la prima volta nella topten, mentre escono, che fuoriescono dal mercato. Una funzione fisiologica che permette al sistema di riposizionare nel tempo i posti di lavoro verso le professioni a maggior richiesta. Sempre in considerazione dell’evoluzione della struttura e della composizione della forza lavoro, un altro dato che emerge con sempre maggiore decisione è la necessità da parte delle aziende di modificare il proprio assetto di competenze, ribilanciandolo verso l’alto.

La domanda di “qualifiche di alto livello” passerà dal 21% del 1996 a oltre il 30% nel 2020, con una diminuzione completamente a carico delle professioni meno qualificate, rimanendo invece sostanzialmente stabile la struttura di tipo “middle”. Ma quali saranno le posizioni lavorative maggiormente richieste e che i datori di lavoro hanno difficoltà a reperire? Secondo la ricerca che Manpower ha condotto su oltre mille aziende in Italia nel corso dei primi mesi del 2010, sono: la manodopera specializzata, segretarie, assistenti amministrativi, personale d’ufficio, tecnici (principalmente produzione, servizi, ingegneria, manutenzione), autisti, contabili e addetti al settore finanziario, chef e cuochi, addetti al controllo qualità, operatori meccanici, operatori di produzione e progettisti, disegnatori Cad. Allargando il raggio ai paesi EMEA, la manodopera specializzata resta indicata come la più difficile da reclutare, per il quarto anno consecutivo; chef e cuochi e medici e paramedici entrano per la prima volta nella topten, mentre escono, quindi sono meno difficili da reclutare, gli operai generici, i manager e i meccanici. Cosa ne emerge complessivamente? “Entro il 2015 i posti di lavoro in Europa registreranno un incremento di oltre il 6% raggiungendo un numero superiore a 64 milioni, di cui 51 milioni saranno dovuti alla necessità di sostituire personale in uscita, per un totale di 223 milioni di occupazioni in Europa nel 2015 – sintetizza Stefano Scabbio, Presidente e Amministratore Delegato di Manpower Italia. Il problema del crescente numero di posti di lavoro che non riuscirà a essere soddisfatto deve essere fronteggiato sin da subito. La migrazione potrebbe essere una prima, parziale risposta. Considerata la riduzione della forza lavoro in Europa e i trend nella domanda di manodopera, la mobilità intraeuropea non sarà sufficiente”. Alla luce della forte riduzione della popolazione in età lavorativa e dell’aumento della domanda proveniente dal mercato de lavoro, attrarre lavoratori dal Paesi extra-europei come pure agevolare la mobilità intra-europea, sono soluzioni che dovrebberro muoversi parallelamente all’attivazione di misure atte ad assicurare la coesione sociale e un trattamento equo che non spinga i lavoratori a lasciare l’Europa.

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