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Secondo uno studio Iperion Corporate Finance – condotto in occasione della terza edizione nazionale del premio “Di padre in figlio – il gusto di fare impresa” – il 46% delle Pmi lombarde ha chiuso in utile l’esercizio 2009, mentre il 14,8% ha debiti superiori al patrimonio netto

Le Pmi lombarde hanno affrontato la crisi meglio delle altre localizzate in altre regioni: secondo uno studio condotto da Iperion Corporate Finance – advisor finanziario indipendente specializzato in interventi di corporate finance – sui bilanci di 82.322 aziende lombarde con fatturato compreso tra i 500 mila e i 50 milioni di euro, 37.899 imprese hanno chiuso in utile il bilancio di esercizio 2009 (il 46,0% del totale) mentre 12.204 (il 14,8%) segnalano un indebitamento superiore al patrimonio netto.

I dati sono sensibilmente più confortanti se paragonati al dato nazionale, che evidenzia che sono addirittura due su tre le aziende ad aver chiuso in rosso l’esercizio 2009: dall’analisi dei bilanci di 324.976 aziende italiane, sono state 124.197 le imprese che possono vantare un utile nel bilancio di esercizio 2009 (il 38,22% del totale), mentre 39.351 (il 12,1%, percentuale inferiore al dato lombardo) è appesantita da un indebitamento superiore al patrimonio netto. L’analisi è stata condotta in occasione della terza edizione nazionale del premio “Di padre in figlio – il gusto di fare impresa”, promosso dalla Camera di Commercio Monza Brianza e dalla Camera di Commercio di Milano, con il contributo tecnico di Edmond de Rothschild Sim, Deloitte e Contract Manager – e con il supporto scientifico di Aidaf (Associazione Italiana delle Aziende Familiari), Altis dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Istituto Luigi Sturzo e il Centro di Ricerca sulle Imprese di Famiglia. La provincia con il maggior numero di aziende si conferma quella di Milano – con 41.038 imprese totali, di cui quasi il 45% ha chiuso in utile – mentre quella più virtuosa è la provincia di Sondrio, in cui oltre il 53% delle Aziende ha registrato un segno positivo. La regione con il maggior numero di aziende si conferma essere la Lombardia, con oltre 82 mila imprese (il 25% del totale nazionale), seguita dal Lazio con 34.302 aziende (circa l’11%) e dal Veneto con 34.015 imprese.

Le regioni più virtuose – con il maggior numero assoluto di aziende che hanno chiuso in utile l’esercizio 2009 – sono la Lombardia (37.899), l’Emilia Romagna (13.801) e il Lazio (13.730); rispetto al totale regionale, invece, sono la Valle d’Aosta (353 Imprese su 580, pari al 60,8%), Trentino Alto Adige (3.311 su 6.032, pari al 54,8%) e Lombardia (37.899 su 82.322, pari al 46%). “I dati mostrano una situazione ancora critica per la maggior parte delle PMI italiane – dichiara Andrea Citterio, partner Iperion Corporate Finance – schiacciate dall’onda lunga della crisi finanziaria. Tuttavia, nonostante questo quadro poco confortante, la piccola media impresa italiana si è confermata agile e versatile, coraggiosa nell’esplorare nuovi mercati, nel vagliare nuove opportunità e nel diversificare la produzione. Proprio il coraggio, come dimostrano anche le storie e i profili delle Aziende che hanno partecipato alle precedenti edizioni del premio, unitamente alla passione, si sono rivelate le caratteristiche principali per affrontare al meglio il momento del passaggio generazionale.”

“Poche sono le aziende italiane di piccola e media dimensione che hanno chiuso il bilancio 2009 in utile – dichiara Angelo Vergani, amministratore delegato Contract Manager – e, con ogni probabilità, saranno ancora meno nell’esercizio 2010. La crisi ha colpito duramente anche nell’anno in corso e molte aziende sono a rischio sopravvivenza.
Ma quali possono essere le cause di questi risultati negativi: scarsa internazionalizzazione e quindi poche possibilità di compensare il calo di fatturato sui mercati ricchi con aumenti delle vendite nei paesi oggi in grande sviluppo (Brasile, Russia, Cina, India e Turchia); alto indebitamento e quindi alti oneri finanziari; mancanza di innovazione di prodotti e servizi offerti; bassa saturazione degli impianti; troppi familiari a carico dell’azienda di famiglia e quindi costi elevati non comprimibili che incidono sui bilanci aziendali; scarsa attrattività delle PMI verso risorse altamente professionali; reti di vendita non reattive e innovative. Le cause sono riconducibili spesso al problema della governance delle imprese medie e piccole: là dove ci sono imprenditori illuminati, con famiglie che sono riuscite a gestire con successo il passaggio generazionale, normalmente ci sono anche risultati economici positivi.”

“La situazione economica delle aziende familiari e la situazione patrimoniale delle famiglie imprenditoriali più in generale, come vediamo dallo studio e come ci confermano i nostri clienti imprenditori – commenta Stefano Rossi, Amministratore Delegato di Edmond de Rothschild SGR spa – è molto variabile, sia geograficamente che settorialmente. La presenza di un livello di indebitamento mediamente basso è poi una caratteristica italiana, ma in alcuni casi questo livello è in pericoloso aumento. Un passaggio generazionale ottimale, virtuoso e senza conflitti, come anche la possibile apertura del capitale a nuovi investitori, in grado di supportare l’azienda nella necessaria fase di internazionalizzazione e managerializzazione, sono secondo noi tra gli elementi più importanti per lo sviluppo dell’azienda italiana. Non a caso riscontriamo questi elementi tra le aziende candidate al Premio ‘di padre in figlio’”. Il premio “di padre in figlio – il gusto di fare impresa” è stato vinto nella prima edizione dalla mantovana Trerè, guidata da Marco Rendini, figlio del fondatore Luigi Rendini e lo scorso anno dalla Zucchetti SpA, amministrata da Alessandro e Cristina Zucchetti, figli del fondatore Domenico Zucchetti. Le iscrizioni al premio “Di padre in figlio – il gusto di fare impresa” saranno aperte fino a venerdì 12 novembre 2010.

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