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Gioielleria Faraone, una storia di famiglia

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Intervista a Cesare Settepassi, della Gioielleria Faraone in Via Montenapoleone a Milano: una realtà che vanta una lungo passato nel mondo dell’oreficeria

Vi abbiamo parlato qualche tempo fa del ritorno della Gioielleria Faraone in Via Montenapoleone a Milano. Un negozio caro ai milanesi dove acquistare pezzi di alta gioielleria di tradizione Italiana.

Un indirizzo da tenere presente anche in vista del Natale 2010, in cui scegliere oggetti unici d’autore o prodotti meno impegnativi ma pur sempre frutto di un accurato lavoro artigianale, come si può vedere dalla gallery di immagini.

A gestire la gioielleria la famiglia Settepassi, che vanta una lungo passato nel mondo dell’oreficeria e della gioielleria. Ma come è nato il negozio e qual è la storia della famiglia Settepassi?
Quando Raffaele Faraone, abile venditore e raffinato conoscitore del gusto delle élite, aprì il negozio correva l’anno 1945: nel capoluogo lombardo iniziava a nascere un sogno di progresso e ripresa che avrebbe portato a un vero  proprio “miracolo italiano”. Raffaele Faraone seppe interpretare ed esprimere al meglio l’estetica della ricercatezza sobria ma preziosa tipica della “nuova” Milano: e quando nel 1960 al fascino del fondatore subentrò l’esperienza della famiglia Settepassi, da quattrocento anni orafi e gioiellieri fiorentini nonché riconosciuti esperti di perle e pietre preziose, lo charme e la raffinata allure di Faraone si arricchì del saper-fare di una tradizione antica di secoli. Da sempre espressione della più alta cultura orafa italiana, la famiglia Settepassi ha saputo fare di Faraone la quintessenza del “gioielliere di famiglia”. I primi documenti che attestano l’attività della famiglia Settepassi nel settore dell’oreficeria di alto livello risalgono al XIV secolo. Ma la grande fortuna ha inizio nel 1856, anno in cui Leopoldo Settepassi inaugura il negozio di Ponte Vecchio: nel giro di qualche decennio i Settepassi si affermano come i gioiellieri di famiglia di una clientela colta ed esigente e il loro nome supera i confini nazionali, raggiungendo diverse corti europee e le capitali del lusso. Come abbiamo detto, nel 1960 Guido Settepassi rileva la maison di Via Montenapoleone, per la quale l’atelier fiorentino già realizzava i pezzi più importanti. A coadiuvare Guido nella gestione diretta di Faraone c’è il figlio Cesare, che alternando esperienze di studio e lavoro nel Regno Unito a una seria esperienza sul campo, inizia a dedicarsi alla professione di famiglia.

Nel 1989 Tiffany & Co. sceglie Faraone come importatore esclusivo per l’Italia, e sigla con la famiglia un accordo di partnership che prevede la coesistenza delle due insegne nello storico negozio di Via Montenapoleone, che diviene Tiffany-Faraone S.p.A. Cesare Settepassi diventa poi Vice-Presidente di Tiffany Europa, con l’incarico di sviluppare le attività del brand newyorchese nel Vecchio Continente. La coesistenza delle due maison in via Montenapoleone prosegue con successo fino al 2000, anno in cui (a causa della vendita dello stabile da parte della proprietà) Tiffany si trasferisce nell’attuale sede di Via della Spiga: da quel momento, con la scomparsa dell’insegna, il progetto relativo all’espansione del marchio Faraone subisce un rallentamento. È solo alla metà del 2009 che Cesare Settepassi, lasciata Tiffany & Co., decide coraggiosamente di tornare a occuparsi del progetto di famiglia: insieme a un team di specialisti e alla moglie, esperta designer, l’artigiano-manager fiorentino torna a dedicarsi alla passione che da secoli muove la sua famiglia, ovvero l’alta gioielleria italiana.

Luxgallery ha chiesto a Cesare Settepassi di raccontare i nuovi progetti della Gioielleria Faraone.

Come è stato riaprire il negozio di Via Montenapoleone? Qual è stata la risposta del pubblico?
È stata una grande emozione. Ritorno alla mia grande passione e al mio mestiere. Ho sempre fatto il gioielliere, poi sono stato manager per diversi anni presso Tiffany Europa, pur mantenendo la passione per le pietre e i gioielli. Riaprire questa gioielleria è stato riappropriarmi del mio passato.
Faraone è legato alle famiglie milanesi. Il pubblico è stato sorprendentemente cortese. L’inaugurazione ha visto la partecipazione di mille persone  e i commenti che abbiamo raccolto sono stati incoraggianti. Il negozio ha molto successo anche come concept store. L’architetto Massimo Iosa Ghini ha interpretato il punto vendita in stile moderno, nel segno di un adeguamento e un aggiornamento nel design, proprio come abbiamo fatto nei gioielli, seguendo linee guida attuali.

I gioielli proposti sono solo di vostra produzione?
I gioielli sono solo di nostra produzione e progettazione. Abbiamo sempre disegnato ogni gioiello o oggetto grazie ai nostri disegnatori e laboratori, che si trovano tra Milano e Firenze. I nostri preziosi sono totalmente made in Italy. Nulla è prodotto fuori dall’Italia.

Quali sono i plus dell’alta gioielleria made in Italy?
La creatività italiana ha come punto di forza un concetto di design più moderno rispetto a quello degli altri Paesi, con una posizione di primo piano. Inoltre, le qualità dell’artigianato italiano sono ineguagliabili. Il settore del gioiello non è da meno, abbiamo capacità straordinarie.

È importante per voi seguire le tendenze della moda?
Siamo influenzati dalla moda, vista come lifestyle o modo di essere. Le tendenze modificano gli stili di vita e il gioiello deve adeguarsi. Oggi si tende a un gioiello più facile da indossare rispetto ad esempio alle grandi collane di brillanti che si portavano una volta. Si deve tener conto del tipo di utilizzo che la donna fa del prezioso o si va contro all’uso ricorrente.

Un aneddoto particolare della storia della sua famiglia
Era il 1960 quando il partner di mio padre, Raffaele Faraone, morì. Mio padre rilevò dalla famiglia il brand e il negozio. Il nome Settepassi aveva una storia importante. Per questo pensavo che la gioielleria prendesse il nostro nome. Mio padre non ha voluto: Faraone era un amico e la gioielleria avrebbe mantenuto il suo nome in sua memoria, per renderlo partecipe sempre della nostra amicizia.

Qual è il gioiello più particolare che avete creato?
Una parure esposta la sera dell’inaugurazione. Si tratta di una grossa collana con pendente, anello e orecchini composta da zaffiri di vari colori, nelle mille declinazioni delle tinte pastello. La collana, lunghissima, è fatta da un motivo che si ripete, con una bella componente di disegno.

Qual è per lei la pietra preziosa o il materiale più affascinante?
I rubini. Ne rimando particolarmente affascinato, soprattutto quando sono di colore rosso intenso.

Quali sono i vostri progetti futuri?
I progetti futuri sono tanti. Il primo è la riapertura del negozio per riaffermare il ritorno del nostro brand. Vorremmo poi iniziare la distribuzione ad altri gioiellieri.  Vorremmo inaugurare negozi e punti vendita in paesi strategici come quelli emergenti, Cina e Russia ad esempio, appoggiandoci a partner locali, perché c’è bisogno di una buona conoscenza del gusto e delle leggi del luogo. Questo già a partire dal 2011, fino a diventare un’azienda più grossa. Non abbiamo però l’aspirazione a trasformarci in una multinazionale del lusso: vogliamo rimanere un’azienda piccola che crea prodotti sofisticati. Ogni Paese e regione deve avere collezioni studiate ad hoc per il suo mercato, con linee personalizzate per ogni zona.

Caterina Varpi

Business&Gentlemen

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