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esportazioni, internazionalizzazione, rapporto sace

Il Rapporto SACE analizza le prospettive delle esportazioni italiane nel periodo 2010 – 2014. Il pieno recupero delle esportazioni italiane di beni e servizi, in valore, sarà raggiunto solo nel primo trimestre del 2013 quando si tornerà al livello dei primi tre mesi del 2008.

La crescita del commercio internazionale attesa per il 2010, pari al 12,5%, è molto più elevata della dinamica del PIL mondiale prevista al 4,4% (e al 4,2% nel 2011).

Dopo una caduta delle vendite italiane all’estero di beni e servizi del 19,5% nel 2009, si prevede una crescita del 7,1% nel 2011. La performance dell’export di beni registrerà, in media, una crescita dell’8,3% nel triennio, superiore a quella prevista per i servizi. Questa dinamica non frenerà tuttavia la graduale perdita di quote di mercato per il nostro paese.
Vi saranno cambiamenti nella struttura geografica delle esportazioni anche se il mutamento atteso sarà lento in relazione alle trasformazioni del commercio mondiale:

  • la quota di export verso i paesi avanzati continuerà a diminuire (al 58% nel 2014, dal 61% del 2009)
  • aumenterà il peso delle economie emergenti “avanzate”, tra cui i paesi BRIC e, tra gli altri, Turchia, Corea del Sud e Polonia.

Le previsioni indicano un incremento della quota sull’export totale di beni intermedi (dal 27,3% al 30%) e di investimento (dal 40,7% al 41,5%), con una riduzione del peso dei beni di consumo. Le prospettive migliori per il made in Italy più tradizionale riguarderanno i mercati emergenti “avanzati”. Le previsioni indicano infatti una crescita ben superiore a quella media per tutti e tre i settori più tradizionali:

  • alimentari e bevande (+6,4% la media nel quinquennio 2010-14)
  • mobili (+7,3%)
  • moda (+6,7%).

Per il settore moda il quadro è differenziato: con una domanda che crescerà a ritmi elevati per i beni di lusso, specie per quelli del lusso accessibile; l’export delle produzioni più standard risentirà invece della maggiore concorrenza locale.
Gli emergenti “avanzati” saranno un traino importante anche per il made in Italy dei beni di investimento, come la meccanica strumentale.
La costituzione di basi industriali più ampie in queste economie andrà a rafforzare ulteriormente la leadership italiana in molti comparti produttori di macchinari e attrezzature.

Lo stesso dinamismo non caratterizzerà i mercati di sbocco emergenti, dove la crescita delle nostre esportazioni rimarrà leggermente al di sotto della media mondiale (+6,3% nel quinquennio 2010-14).

Il quadro della domanda proveniente dai paesi industrializzati è più complesso, in quanto alimentato prevalentemente da sostituzioni piuttosto che espansioni degli impianti produttivi. Vi sono però singoli mercati, come Germania e Stati Uniti, dove il nostro export continuerà a crescere a tassi favorevoli.

Distretti industriali

Lo scenario per i distretti industriali italiani è abbastanza eterogeneo. La ripresa dell’export è stata finora maggiore per quelli del settore alimentare e in parte della moda, che però presenta performance molto variabili, con distretti che hanno già recuperato ampiamente e altri che sono invece in forte ritardo.
Nonostante alcuni buoni risultati nel 2010, le attese per le vendite all’estero di piastrelle presentano le incognite legate alle difficoltà dell’immobiliare in diversi mercati di punta. Rimangono indietro le esportazioni distrettuali di mobili e di meccanica, con prospettive che sono tuttavia migliori per quest’ultima.

Ripresa mondiale e destinazione dell’export italiano

La ripresa mondiale è geograficamente frammentata. Le aree con la performance migliore sono Asia emergente e America Latina, il cui PIL crescerà rispettivamente dell’8,7% e 4,6% in media nel 2010-12.
In Medio Oriente e Nord Africa la crescita economica si è rafforzata grazie all’espansione della spesa pubblica; in Africa sub-sahariana vi sono prospettive favorevoli grazie alle riforme economiche introdotte e alla forte domanda di materie prime, anche se permangono forti carenze infrastrutturali.
L’Europa emergente, una delle aree più colpite dalla crisi, sta beneficiando del miglioramento del commercio internazionale, anche se la domanda interna rimane ancora fragile. Nei paesi avanzati la ripresa è più lenta e diversificata, con gli Stati Uniti più reattivi rispetto all’area euro, ma entrambi caratterizzati da elevati deficit fiscali.
Gli effetti sui consumi dell’aumento della classe media nei paesi emergenti, in particolare Asia e America Latina, richiederanno tempo. Nei prossimi anni infatti, si osserveranno aumenti di reddito tali da far rientrare un maggior numero di persone nella classe media, ma non sufficienti da consentire loro di acquistare beni di consumo sofisticati.
Per beneficiare di un aumento della domanda gli esportatori dovranno puntare sulla fascia alta della middle class, e adeguare i prodotti al potere d’acquisto e alle necessità locali.

Asia emergente e America Latina trainano la crescita dell’export italiano (10% e 14,2% rispettivamente, in media nel 2010-12):

  • dopo la contrazione osservata nel 2009 decisamente contenuta, l’area asiatica si conferma terza destinazione per l’export italiano, dove spiccano i mercati consolidati come Cina e India (rispettivamente 13,1% e 12% in media nel 2010-12), ma anche quelli in crescita come Indonesia e Malesia
  • in America Latina, dove si registra una ripresa delle vendite più che positiva nel 2010, l’export in Brasile presenta dinamiche molto sostenute (16,9% in media nel 2010-12) grazie al boom della domanda di prodotti manufatti e meccanica strumentale. Da non sottovalutare anche il dinamismo del Cile (11,1%).

In Nord Africa, dove si registrerà una crescita del 7,6% in media nel 2010-12, l’export italiano è trainato dalla domanda della Tunisia, in particolare di beni intermedi; sono buone le prospettive anche in Algeria e Libia.

La progressiva urbanizzazione in Africa sub-sahariana offre opportunità per le nostre esportazioni, che cresceranno del 7,4% in media nel 2010-12. Le vendite sono però concentrate in 3 paesi, Angola, Nigeria e soprattutto Sud Africa.
Rimane negativo, nel 2010, il tasso di crescita dell’export nella regione medio-orientale (-2%), per poi riprendersi nel biennio 2011-12 (5,8%). Arabia Saudita e Qatar rimangono i mercati più dinamici.

Il recupero delle esportazioni nei paesi avanzati e in Europa emergente sarà più lento, con tassi di crescita del 7% e 8,4%, rispettivamente, nel biennio 2010-12. Nei mercati avanzati il ritorno a livelli pre-crisi richiederà tempo, dovendo scontare il profondo calo della domanda.
Eterogenea la performance in Europa, con la ripresa della produzione in Germania a dare impulso alle esportazioni italiane, in particolare di beni intermedi. Superiore alla media dell’area la crescita delle esportazioni in Belgio, Francia e Svezia. La domanda dagli Stati Uniti ha beneficiato del deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro di fine 2009.

Nell’Europa emergente, Turchia e Russia si confermano mercati strategici, con livelli medi di esportazioni che superano i 7 miliardi di euro. La Polonia, seppure con una dinamica inferiore rispetto agli anni precedenti (7,1% in media nel 2010-12), si conferma il primo mercato di destinazione nell’area.

Considerazioni settoriali

I beni intermedi – grazie alla loro natura anticipatrice – hanno reagito ai segnali di ripresa del ciclo industriale. In media, nel triennio 2010-12 l’export di beni intermedi registra un incremento significativo (11,3%), superiore a quello dei beni (8,3%), grazie soprattutto alla performance dell’estrattivo (13,9%) e della chimica-farmaceutica (12,3%).
Per i beni di investimento la domanda globale di beni raggiungerà invece il suo massimo nel biennio 2012-13, con il completo recupero del ciclo degli investimenti negli avanzati. Le esportazioni italiane in tale comparto registreranno un incremento medio dell’8,7% nel 2010-12, trend in linea con le previsioni dello scorso anno. La ripresa offre prospettive favorevoli per apparecchiature elettriche e meccanica strumentale, che supererà i livelli pre-crisi a partire dal 2012.

Andamento più moderato per i beni agricoli e di consumo, che crescono rispettivamente del 5,7% e 4,9% nel periodo di previsione 2010-12. Il settore agroalimentare si avvicina al pieno recupero dei livelli pre-crisi già dal 2010.
Tassi moderati per i beni di consumo, che hanno subito la crescente concorrenza asiatica.
Nel tessile e abbigliamento la crescita dell’export non supererà il 5%, ma la ripresa premierà le imprese che avevano avviato, prima della crisi, processi di ristrutturazione e quelle del lusso accessibile.
La meccanica strumentale si conferma uno dei pilastri dell’export made in Italy. Nonostante un calo significativo delle vendite, l’Italia resta quarto esportatore mondiale di macchinari, con una quota di mercato del 9%. L’Italia ha saputo integrare gli elementi tradizionali della produzione di macchinari (elevato standard qualitativo, specializzazione e personalizzazione dei prodotti) con scelte di mercato che si sono rivelate cruciali.
L’export italiano di meccanica strumentale è sempre più rivolto, oltre che verso partner consolidati (Francia, Germania, Cina) verso nuovi mercati (Russia, Polonia, Turchia) in grado di offrire una domanda dinamica anche in tempi difficili. Secondo Prometeia nell’ambito di una crescita media del settore del 7% nel 2011, i comparti dei macchinari utensili e di quelli per l’industria alimentare registreranno i risultati migliori (rispettivamente +6% nel 2010 e +7% nel 2011 e +4,6% nel 2010 e 4,5% nel 2011).

Opportunità geografico-settoriali particolarmente promettenti

Le medie di crescita per il triennio 2010-12 di queste combinazioni sono:

  • 19,4% gomma e plastica in Turchia
  • 15,6% meccanica strumentale in Brasile
  • 14% apparecchiature elettriche in Cina
  • 12,3% chimica in Germania
  • 7,5% legno in Russia.

Altri mercati rappresentano invece potenziali opportunità, con vendite per i settori scelti che presentano livelli ancora contenuti, ma dinamiche sostenute.

Le medie di crescita per il triennio 2010-12 di queste combinazioni sono:

  • 13,7% apparecchiature elettriche in Malesia
  • 11,4% meccanica strumentale in Cile
  • 11% mezzi di trasporto in Sud Africa
  • 5,9% tessile e abbigliamento in Egitto.

Rischi valutari

Le pressioni al deprezzamento per il dollaro, in seguito all’aumento della base monetaria deciso dalla Banca centrale americana e la gestione del tasso di cambio cinese si riflettono in un apprezzamento delle valute, come lo yen, il real brasiliano e altre valute emergenti che hanno piena flessibilità.
L’euro si muove in risposta alle politiche monetarie americane, ma anche alle forti debolezze dell’area di riferimento in modo molto repentino. Si prevede un cambio USD/EUR intorno a 1,30 nel 2011 e nel 2012. In mancanza di un coordinamento internazionale, alcuni paesi potrebbero essere indotti all’adozione di misure protezionistiche, negative per la ripresa economica.
Uno scenario di euro più forte non è da escludere. Un apprezzamento nei confronti del dollaro del 10% nel 2011, con un cambio relativamente stabile l’anno successivo, genererebbe una riduzione della crescita prevista dell’export di beni, in valore, per il biennio 2011- 2012 di più di due punti percentuali (da +7,4% nello scenario base a +5,1%).
Tale impatto sarebbe attenuato, e pari a 1,6 punti percentuali, nell’ipotesi in cui la Cina dovesse velocizzare la rivalutazione dello yuan. Le ripercussioni più negative riguarderebbero soprattutto l’export di beni di consumo, in modo particolare i settori della moda e le vendite di beni in Nord America e in Medio Oriente.

Fonte: “Rapporto export 2010 – 2014”

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