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Cartier e l’arte primitiva

cartier Vudu

La Fondation Cartier pour l’art contemporain presenterà a Parigi, dal 5 aprile al 25 settembre 2011, “Vudù”, mostra che farà incontrare per la prima volta al pubblico un complesso di oggetti vudù provenienti dalla collezione di Anne e Jacques Kerchache in una scenografia concepita da Enzo Mari, uno dei maestri del design industriale italiano. La rassegna è organizzata con la complicità di Anne Kerchache – oggi signora Kamal Douaoui –moglie di Jacques Kerchache fino alla sua morte nel 2001.

Consulente artistico e commissario di mostre, Jacques era un ardente fautore delle arti primitive e si è adoperato perché venissero accolte nelle collezioni di importanti musei francesi. Fu grazie alla sua iniziativa che vennero creati il Padiglione delle Sessioni del Louvre nel 2001 e il museo del Quai Branly nel 2006. Kerchache ha inoltre collaborato con la Fondation Cartier in numerose occasioni.

In seguito a queste collaborazioni, nacque il progetto di una mostra dedicata alla statuaria vudù, ma il progetto dovette essere sospeso a causa della morte di Kerchache nel 2001. E’ dunque in occasione del decimo anniversario della sua scomparsa che la Fondation Cartier ha deciso di svelare il mondo segreto e affascinante del vudù, che fu la passione di tutta la sua vita. Con questa mostra la Fondazione rende omaggio a questo grande esperto ed esploratore, celebre per il suo occhio esigente e per la sua conoscenza delle arti primitive così come di quella contemporanea.

Fin dagli anni Sessanta lo studioso ha saputo riconoscere la forza estetica e la sorprendente originalità della statuaria vudù e delle sue forme. Fu a quell’epoca, in occasione dei suoi primi viaggi nell’attuale Repubblica del Bénin, culla del vudù, che cominciò a mettere insieme quella che è diventata oggi la più importante collezione esistente di sculture vudù africane. La mostra presenterà un centinaio di queste opere, alcune delle quali appartenenti ormai a collezioni private.

Le sculture vudù, costruzioni antropomorfiche fatte di corde, ossa, conchiglie o ceramica, svolgono un ruolo fondamentale nella pratica di questo antichissimo culto religioso, tuttora vivo in Africa dalle coste del Togo alle regioni occidentali della Nigeria. Ricoperte di uno spesso strato di materia composta di terra, olio di palma e polvere, queste strane e inquietanti sculture sprigionano un senso di tensione e apprensione. La loro estetica ambigua è strettamente connessa alla loro funzione, che è insieme di proteggere dal pericolo i loro proprietari e di nuocere alle persone responsabili dei loro problemi.

Con la sua semplicità silenziosa, la mostra, propizia alla meditazione, lascerà che siano questi oggetti indecifrabili e prendere la parola e a svelare così il mistero e la sconvolgente bellezza della statuaria vudù.

A cura di Luxgallery

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